Cos’è la poesia elettronica? reportage di Caterina Davinio

GODARD_BANDE A PART

Cos’è la poesia elettronica? reportage di Caterina Davinio.

       

Cos’è la poesia elettronica? Sono sempre più a chiederselo e pare che un neonato interesse di massa abbia sdoganato dai ristretti circuiti degli addetti ai lavori il termine e questo tipo di sperimentazione, recentemente protagonista di un grande festival internazionale, OLE.01, che si è svolto per tutto il mese di ottobre 2014 in varie importanti sedi istituzionali a Napoli, tra cui Palazzo Reale, coinvolgendo artisti di varie generazioni e alcuni dei maestri e iniziatori del genere da Europa e Stati Uniti.

In realtà il tema non è nuovo e ha una storia abbastanza lunga nel mondo delle arti.

Già negli anni Novanta ho curato pionieristicamente numerosi festival itineranti dedicati al rapporto tra scrittura e nuove tecnologie, presentando artisti da vari continenti e Paesi. Citiamone qualcuno: Poesivisioni elettroniche (con edizioni annuali in molte città italiane dal 1993 al 2001), Electronìe d’arte ed altre scritture, conclusosi con il convegno Oltre le arti elettroniche. La nuova sperimentazione al Museo Pecci di Prato nel 1995; Parole virtuali, in sedi alternative ed istituzionali, tra cui la Biennale di Venezia del 1999; Techno-Poetry, alla Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma nella mostra Le tribù dell’arte a cura di Achille Bonito Oliva, e altri.

L’attenzione della critica e degli operatori del circuito delle arti visive è sempre stata superficiale e marginale per gli aspetti poco commerciali di questo tipo di opere artistiche, per non parlare del mondo letterario, che solo in pochi casi ha accolto nelle sue manifestazioni una sezione di poesia elettronica. Alcuni dei festival a farlo precocemente sono stati quello di poesia internazionale di Medellín, in Colombia, che, sempre negli anni Novanta, ospitò una compilation tratta proprio da Poevisioni elettroniche, e VeneziaPoesia, a cura di Nanni Balestrini, evento della Biennale di Venezia del 1997.

La poesia elettronica o e-poetry esplora in modo multiforme i rapporti che legano la sperimentazione nelle arti elettroniche all’avanguardia storica e alla neoavanguardia, alla poesia sonora, performativa, visiva e concreta, che avevano già portato la parola fuori dalla pagina.

Negli anni Ottanta e Novanta l’elettronica e poi il digitale hanno sviluppato quelle ricerche imprimendo il movimento e la materia digitale alla parola stessa, manifestando l’intento di non rinchiuderla in una nuova “pagina elettronica”, seppur dotata di qualità estetiche, ed enfatizzando invece gli aspetti interattivi e relazionali del lavoro, che nel mio caso è sempre stato un network tra reale e virtuale.

La novità dell’ultimo decennio in questo campo, che avvicina arte relazionale e tecnologie, sono i social network e i siti di condivisione multimediale come youtube o anche la realtà immersiva di Second Life.

L’utilizzo di materiali digitali e informatici ha portato una vera rivoluzione non solo nella produzione, ma anche nella fruizione e nella critica dell’arte elettronica, che non può essere più valutata secondo i canoni tradizionali, in base alle qualità estetiche di un oggetto/testo “chiuso”, ma deve essere approcciata come processo.

Elementi che collegano la poesia elettronica alle avanguardie, sottraendola a un discorso di estetica tradizionale possono essere, tra gli altri:

  • l’idea di happening on line e di comunità virtuale,
  • l’apertura dell’opera nel web,
  • la performatività dell’interazione,
  • l’uso della scrittura nella dimensione iconica e cinetica,
  • elementi multimediali,
  • l’utilizzo di ready made (ad esempio l’opera di altri artisti e poeti) spesso virtuali o manipolabili digitalmente,
  • un progetto di comunicazione alternativo rispetto alla società e antagonista rispetto ai valori del mercato.

Analisi e concetti posti negli anni Novanta sono ancora perfettamente attuali e da approfondire: artisti allora emergenti, oggi affermati, hanno contribuito alla definizione anche teorica della poesia elettronica.

Gli autori di e-poetry giungono a questo campo di sperimentazione da formazioni diverse: sono artisti visivi, videoartisti, videomaker, registi di cinema sperimentale, esperti di computer science, in pochi casi provengono anche da una formazione letteraria.

Il testo poetico e, in senso più ampio, la scrittura si coniugano nel loro lavoro in modo molto sfaccettato con tecnologie che vanno dal video all’animazione digitale, dall’installazione multimediale e interattiva alla programmazione.

Alla base di esperienze così diversificate vi è il concetto dell’opera come fatto dinamico e interattivo, come work in progress, come dimensione allo stesso tempo iconica e aniconica, testuale e distruttiva nei confronti del testo, che viene manipolato, frammentato, destrutturato ai limiti della leggibilità. Il protagonista del racconto diviene il pubblico, il quale si sostituisce all’autore e, sperimentando percorsi di esplorazione dell’opera, genera egli stesso “storie”.

È quindi comprensibile che questa operazione in parte duchampiana, distruttiva nei confronti dell’identità monolitica dell’autore, susciti diffidenza in quei letterati che non intendono abdicare al proprio ruolo e all’integrità altrettanto monolitica della propria opera.

Per darci una risposta dobbiamo però cogliere le direzioni globali in cui si muove la nostra società: già la Pop Art, negli anni Sessanta, ci aveva dimostrato come l’artista avesse ormai smarrito il contatto diretto con la natura e che il rapporto con il mondo esterno era filtrato dai mass media e dalla società dei consumi, dalla pubblicità, dalle sue icone e meccanismi; oggi nuove tecnologie, come computer, Internet, televisione interattiva, cellulari, palmari, divenuti strumenti di massa, sono il nuovo filtro attraverso cui ci si mostrano la natura e lo scenario della contemporaneità.

Strumenti tradizionali di veicolazione della cultura come il libro sono quotidianamente soppiantati dalla comunicazione visiva, multimediale, ipermediale e interattiva.

Dobbiamo resistere trincerati sulle barricate in difesa di libri che stentano ogni giorno di più a trovare lettori, o vogliamo tuffarci nel mondo dei media per consentire alla scrittura di integrarli nella propria sintassi e inserirsi in processi di comunicazione che caratterizzano il mondo contemporaneo, segnando percorsi di evoluzione verso un futuro non più così lontano? C.D.

 ———————————————- Per approfondire si vedano i volumi: Caterina Davinio, Tecno-poesia e realtà virtuali, Sometti, Collana Archivio della poesia del 900, Mantova 2002 Caterina Davinio, Virtual Mercury House. Planetary & Interplanetary Events, Polìmata, Roma 2012 LINK Intervista televisiva a Caterina Davinio su La7 http://www.youtube.com/watch?v=6tvTijTEfRY Servizio di RAI 2 sul Festival OLE.01, con interviste a Caterina Davinio, Mario Costa e altri http://www.youtube.com/watch?v=epViuhb5FYo THE FIRST POETRY SPACE SHUTTLE LANDING ON SECOND LIFE Evento su Second Life per celebrare il Centenario del Futurismo e il 40mo sbarco dell’uomo sulla Luna 53ma Biennale di Venezia, 2009 http://www.youtube.com/watch?v=E3zMgGMiUuw Dialogie Al Metroquadro, digital poetry, 1992-1994 http://www.youtube.com/watch?v=yCf6opZ2RN4 Il nemico, computer poetry, Biennale di Venezia 1997 http://www.youtube.com/watch?v=EnLgjmdzWXE                                                         

Jean-Luc Godard Bande à part
Anna Karina in Bande à part di Jean-Luc Godard

One thought on “Cos’è la poesia elettronica? reportage di Caterina Davinio”

  1. Secondo Adorno le opere d’arte si servono, nel loro processo di formazione, di quelle stesse tecniche dalle quali sono indipendenti, giacché “l’arte mobilita la tecnica dalla linea di tendenza opposta a quella su cui la tecnica viene messa dal dominio”. In tal modo, pur risentendo dell’influsso del mondo tecnologico, l’arte si separa da esso e si solleva al di sopra della situazione. E’ stato sempre così nei secoli. Gli artisti (i veri artisti) si piegano alle esigenze della moda, del potere e della committenza solo per piegarle alle proprie pulsioni profonde. Non è soggettivismo, come si equivoca facilmente, ma è universalità, è ricerca del senso o di un senso della vita. Il quale, è ovvio, va cercato nella vita stessa. Mutevole come mutevoli sono le stagioni.
    Franco Campegiani

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: