La poesia in immagine, rubrica di Antonella Lucchini: Jeanne (BdA)

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La poesia in immagine, rubrica di Antonella Lucchini: Jeanne (BdA).

    

    

Abbiamo pensato di attribuire uno spazio ad un genere che , tra appassionati e detrattori, ha conquistato in ogni caso un posto importante nel mondo poetico attuale. Forse Apollinaire stesso, esempio eclatante della poesia “che si vede”, se avesse avuto a disposizione la nostra tecnologia, sarebbe stato un grande sperimentatore di videopoesia.
Si toglie qualcosa all’arte poetica se vi si aggiungono altre esperienze artistiche e sensoriali quali la musica, la fotografia, il cinema, la tecnologia digitale? O piuttosto non la si arricchisce? Ad ognuno la propria risposta. AL

     

“JEANNE”
Collettivo Bibbia d’Asfalto

La videopoesia Jeanne, del collettivo poetico Bibbia d’Asfalto, unisce la lettura di quattro poesie scritte e interpretate da altrettanti componenti del gruppo, a una coinvolgente soundtrack dal sapore epico, e ad alcuni spezzoni del film muto francese La passion de Jeanne d’Arc (1928) del regista Carl Theodor Dreyer. La sceneggiatura del film, considerato a ragione un capolavoro, attinge al romanzo Vie de Jeanne d’Arc di Joseph Deltil e agli atti ufficiali del processo. Le scene estrapolate hanno come caratteristica i primi e primissimi piani dell’attrice Renée Falconetti, inquadrata come “imago Christi”: la corona sulla testa, messa di lato come scherno, richiama alla memoria la corona di spine, la freccia che le viene posta in grembo ci fa subito pensare alla lancia scagliata (presumibilmente) da Longino nel costato del Cristo, la discesa delle scale assomiglia molto alla salita al monte Calvario, così come lo sguardo arreso di Jeanne può accostarsi allo sguardo del Figlio di Dio quando si adegua alla volontà del Padre. Al di fuori del contesto della Via Crucis, si aggiunge la rasatura del capo come simbolo di infamia.

Sopra questa importante struttura, si inseriscono tre voci femminili e una maschile. Si capisce, dall’apparente inattinenza dei testi con le scene, che le poesie sono state composte seguendo le personali e soggettive suggestioni scaturite dalla visione del video. Non si tratta di poesie di facile lettura perché il linguaggio ermetico, che assimila tutti i testi, in alcuni casi è particolarmente criptico. Le stimolazioni sensoriali (in questo caso della vista) producono un lavorìo inconscio che il poeta trasferisce in segni (parole) che hanno due livelli interpretativi: il denotativo, che corrisponde al significato universale oggettivo e il connotativo, la parola con tutto il carico di simboli e di significati secondari che il poeta le affida. In ogni poesia però, troviamo una chiave, che sia una parola o un verso che ci riporta immediatamente alle immagini: “Nel punto del ventre”, oppure “e tu/nera signora/hai piantato le tue croci” o ancora “E cerco/quel retrogusto di legno/dove tutte le ossa si calcificano/e diventano croci”.

L’insieme visivo/musicale/vocale fanno di questa videopoesia un piccolo gioiello, da conservare.

      

         

In apertura opera di Maurizio Caruso

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