La poesia in immagine, rubrica di Antonella Lucchini: Con te il mondo è più bello – Francesco Sole

Full Monty, Peter Cattaneo, 1997

La poesia in immagine, rubrica di Antonella Lucchini: Con te il mondo è più bello – Francesco Sole

    

    

Abbiamo pensato di attribuire uno spazio ad un genere che , tra appassionati e detrattori, ha conquistato in ogni caso un posto importante nel mondo poetico attuale. Forse Apollinaire stesso, esempio eclatante della poesia “che si vede”, se avesse avuto a disposizione la nostra tecnologia, sarebbe stato un grande sperimentatore di videopoesia.
Si toglie qualcosa all’arte poetica se vi si aggiungono altre esperienze artistiche e sensoriali quali la musica, la fotografia, il cinema, la tecnologia digitale? O piuttosto non la si arricchisce? Ad ognuno la propria risposta. AL

Per questa occasione la rubrica ospita anche l’intervento di Paolo Polvani, caporedattore di Versante ripido.

      

O Sole mio sta ‘n fronte a te!
di Paolo Polvani

Conoscevo Francesco Sole soltanto di nome, di fama, e con la giusta invidia di chi è  ahimé consapevole che non sarà mai amato dalle ragazzine e che non sfonderà mai le classifiche di vendita. Poi ho avuto la fortuna, o sfortuna, non saprò mai bene, di ascoltarlo leggere una sua composizione, questa che vedete qui, in cui l’acme sentimentale si raggiunge grazie a questi versi: -voglio lei perché vederla felice mi rende felice.- Ora davvero l’invidia del quo ante evapora di colpo! Se questo è il prezzo per essere osannati dalle adolescenti e per vendere migliaia di copie, davvero più auspicabile una sana solitudine e la vendita della solita sporca dozzina. Non credo sia neanche il caso di provare a tracciare una demarcazione tra poesia e non poesia, sparare sulla croce rossa è il paragone più azzeccato. Solo si riaffaccia nel ricordo una prosa poetica di Charles Baudelaire in cui il poeta allunga al cane curioso una fiala di profumo, e il cane si ritrae ferito nell’olfatto, e il poeta gli grida: “Ah! miserabile cane, se ti avessi offerto un mucchietto di merda, l’avresti annusata deliziato, e l’avresti fors’anche divorata. Così, dunque, anche tu, indegno compagno della mia triste vita, assomigli al pubblico, a cui non si può mai offrire dei profumi delicati che lo esasperano, ma solo lordure accuratamente scelte». La grande editoria ha abbandonato la poesia, o comunque ridotto a una rarefatta, striminzita presenza la quota di pubblicazioni perché per niente remunerative. Ma per colmare il vuoto, darsi una parvenza di onorabilità nei confronti della poesia, crearsi un alibi, punta su “lordure accuratamente scelte”, probabilmente studiate a tavolino: si cerca il ragazzino carino, spigliato, con la pettinatura accattivante e il sorriso che incanta le ragazzine senza spaventare le mamme, gli si fanno scrivere piccole frasi gentili la cui originalità si situa al di sotto dello standard minimo delle frasi dei baci perugina, tipo: con te il mondo è più bello, in strenua lotta per la palma della creatività con – voglio lei perché non mi nasconde i suoi difetti -, gli si dà un titolo di una banalità spiazzante, Ti voglio bene, che fa seguito oppure è preceduto dal volume Ti amo, si punta sul passaparola, sulla risonanza dei social, si preparano adeguati contorni di recensioni o articoli suadenti, apparizioni sui programmi TV giusti, e si scalano le classifiche di vendita. Esiste una parentela con la poesia ? No. Non vale la pena neanche discuterne né provare a buttar giù argomentazioni che tirino in ballo la tensione della lingua, la celebrazione della parola o la spinta etica. Qui non c’è neanche la costruzione di un personaggio alla Catalano che comunque possiede un margine di ironia e di provocazione, e agisce in una zona quantomeno contigua alla poesia, e almeno fa qualcosa che somiglia a, possiede una parvenza di, potrebbe vantare una parentela, sebbene di grado non stretto. No, qui non c’è da dire niente. Perché ogni singolo pezzo, il libro, non dice niente, è la celebrazione del vuoto, l’esaltazione del marketing, la festa dell’inganno assoluto. E’ la menzogna che incorona se stessa.

     

Grazie lo stesso, Franci
di Antonella Lucchini

Lo so che stroncare le poesie di Francesco Sole sembra una moda, è troppo facile, se ci si occupa di Poesia.
Allora perché occuparsene? Perché, con posologie alterne, ogni tanto è sacrosanto porre dei limiti, spiegare ed erudire, senza cattedre ma con la passione e giusto un po’ di conoscenza.
Cosa colpisce di questo video?
Intanto, mi preme suggerire al nostro di fare pace col suo entusiasmo poetico: cambiare parole qua e là, durante la lettura, leggere un verso mentre sul video scorre lo stesso ma con qualche termine diverso, eh, non si fa: quando si presenta una poesia, la si presenta nella sua stesura definitiva, non è una canzone di Baglioni che nel corso degli anni subisce, nelle versioni dal vivo, qualche leggera modifica melodica per cui, ad esempio, le note diventano lunghe nella misura in cui il suddetto cantante ha fiato, prima che la giugulare esploda.
La poesia è soggettiva, personale, ognuno poi in fondo scrive quello che gli va. Benissimo. Ma la poesia ha una regola basilare: il linguaggio, che non è lo stesso che usi quando parli. Se io leggo “le brillano gli occhi quando la fai emozionare” il mio mondo resta esattamente quello che era prima (forse un po’ più noioso). A parte la brillante scoperta, scritto così è banale, lo puoi dire mentre parli ad un amico, soprattutto non è poetico. E qui scatta la seconda regola, collegata alla prima: qualche metafora non uccide, qualche analogia può essere un aiuto; certo, occorre avere una vena poetica, insomma saper scrivere.
Appunto.
Cosa colpisce in una poesia? Parliamo di abbocco. Un incipit che prende, che ti fa accettare di proseguire la lettura. L’incipit di questa poesia recita “Perché voglio lei?” A me personalmente non interessa, ho ben altro da chiedermi, nella vita, del motivo per cui Francesco Sole voglia proprio lei e non un’altra. Abbocco inefficace.
Parliamo di chiusa, gli ultimi versi fondamentali, perché se l’incipit ti fa fermare e leggere, l’explicit ti deve lasciare un’eco, un’impressione, un segno che ti faccia bene, male, riflettere. “Voglio lei perché con lei il mondo è più bello”; e ci mancherebbe che tu la volessi perché con lei il mondo fa schifo!
Andiamo! Che razza di chiusa è? Cose da scrivere sul diario o sul più moderno Bullet Journal.
Francesco Sole non scrive poesie, scrive pensierini.
Resta da chiederci come abbia potuto Mondadori pubblicare cose simili. La risposta? Followers. Soldi. A noi romantici della poesia chiamare un libro “prodotto” fa ribrezzo, ma nel mercato editoriale quello è e se lo produci devi venderlo e lo studio di marketing ti indirizza verso chi sai che ha già un bacino sostanzioso.
C’è però un rischio. Tutti i fans di Sole, quelli che scrivono “che belle le tue poesie”, “non avrei saputo dirlo così bene” (c’è da mettersi le mani nei capelli!), liceali, adolescenti, che idea si fanno della poesia? Se per loro queste sono le poesie, che fine faremo? Diamo loro un senso critico, spieghiamo loro che questa NON è Poesia, che se scrivessimo queste “cose” sui bigliettini dei Baci essi stessi se la darebbero a gambe!

E, Francé, scrivi le tue frasi sui post-it e lasciali in giro per casa. Facci la grazia!

     

in apertura, Full Monty, Peter Cattaneo, 1997

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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