Le interviste senza domande, rubrica di Flavio Almerighi: S. Golisch

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Le interviste senza domande, rubrica di Flavio Almerighi: Stefanie Golisch.

     

    

Da questo numero vi proponiamo una nuova, originale, rubrica ideata e curata da Flavio Almerighi: “Le Interviste senza Domande” in esclusiva su Versante Ripido.
Ci sono state le Interviste Impossibili, oggi esistono Interviste coraggiose e altre prone, Almerighi svecchia il concetto stesso di intervista abolendo le domande e le tradizionali risposte.
La rubrica sarà momento fisso di incontro partendo da parole “rubate” durante la lettura di un’opera.
Aboliamo quindi il tradizionale question time che segue la lettura di un libro, sostituendolo con versi o comunque frasi dell’autore stesso. Gioielli rubati e restituiti in forma di intervista.
Su queste l’intervistato costruisce le proprie riflessioni, dice magari semplicemente quel che gli passa per la testa, si apre, si spiega, e magari ricorda parole che voleva dire e non ha scritto. Si propone al pubblico dei lettori di Versante Ripido sia come autore/autrice sia come persona, sia come edito che come inedito.

Ospite della prima puntata di “Interviste senza domande” è Stefanie Golisch e il suo “Ferite. Storie di Berlino”.

    

  • La verità è che non posso fare nulla per voi. Voi non mi sentite e io non sento voi. (pg. 14)

Esiste un limite della comunicazione, tra vivi e morti (come in questo passaggio del libro dove parlo di una visita a Plötzensee, la prigione nazista dove furono uccisi gli uomini e le donne della resistenza tedesca). Ma questo limite vale altre tanto per il dialogo tra i vivi, poiché la mia verità è la mia verità e la tua la tua e nella più profonda profondità sono destinate a rimanere incomunicabili. La letteratura costruisce e spacca ponti. Si gioca tutta nell’esplorazione di questo limite. Ma forse, in fondo, è sola anche essa.

       

  • La sua spina dorsale doveva essere spezzata. La sua mente offuscata, il suo coraggio convertito in terrore. (pg. 21) 

Eppure c’è qualcosa di indistruttibile nell’uomo. Gli ebrei chiamano luz un ossicino dietro la nuca che non può essere distrutto e dal quale l’uomo dopo la morte sarà ricostruito. Mi piace pensare questa rinascita post mortem come rinascita terrena continua…

       

  • E’ tutto finito, finito in una cattiva tazza di caffè sapor terra … (pg. 32)

Sempre il rapporto tra vivi e morti.
Non si supera la vita, nemmeno nella morte. In tutte le civiltà di tutti i tempi esiste l’idea che i morti si siano soltanto trasferiti in un altro mondo dove, in qualche modo simile, la vita continua. Ciò significa che la sfida rimane comunque il vivere quotidiano. Il tutto si gioca oggi, in questo preciso istante. Quindi provo. Maldestramente, ma ci provo.

       

  • Infatti, sono proprio i primi vent’anni di vita il vero capitale di ogni scrittore… (pg. 33) 

Questa frase è una citazione di Ingeborg Bachmann. Vera. Nulla rimane inciso così fortemente come ciò che si vive, si sente, si vede in questi primi anni, impreparati, disarmati. Poi le cose cominciano a ripetersi. Non si presta più tanta attenzione o, in ogni caso, si pensa di sapere già come gireranno le cose.
Sono felice della mia infanzia anni ‘60 senza tante immagini, senza la possibilità di riprodurre ogni cosa in tempo reale. Così il poco è rimasto ed è cresciuto con e contro di me.
In nessun modo questa frase allude alla nostalgia.
Nulla è stato meglio all’epoca.
Chi dice una volta mente.
L’unica cosa che salvo del passato è la sana noia dei bambini.
E i spazi vuoti in generale.

       

  • Forse non è sufficiente leggere una poesia e forse nemmeno saperla par coeur. (pg. 36)

La poesia è lo sguardo poetico. Non bisogna né conoscerla, né scriverla per vivere poeticamente. E con poeticamente intendo libero e leggero.
Ho riletto in questi giorni alcune lettere di Rosa Luxemburg dalla prigione. C’è una, rivolta all’amica Sonia Liebknecht, la moglie di Karl Liebknecht, dove parla della bellezza di un filo d’erba che vede crescere su un muro, dei colori del sole che penetra tra le sbarre della finestra, degli uccelli che la vengono a trovare ogni mattina. Ha la capacità e la forza dell’anima di trasformare una condizione pesante e opprimente in un’altra realtà.
Non è poesia questo?

     

  • Non riesco a mangiare tanto quanto vorrei vomitare (pg. 41)

Lo ha detto il pittore Max Liebermann dopo la presa del potere di Hitler.
In pubblico.
Vorrei avere anche io il coraggio di dire le cose in pubblico.
Non ce l’ho.
Scrivo soltanto.

     

  • Il Paradiso esiste, bisogna soltanto trovare l’ingresso segreto per entrarci di nuovo (pg. 44)

Lo si sa.
Tutti lo sanno.
Poi non dura.
Fa niente o poco.

     

  • Le spiegazioni, sempre le spiegazioni. (pg. 51)

Meglio l’inspiegabile.
Cosa rimane quando è tutto è detto, dipinto, illuminato?
Diffido dell’idea di trovare la formula del mondo.

Soltanto ciò che non insegna, ciò che non chiede a gran voce, ciò che non convince, ciò che non accondiscende, che non spiega, è irresistibile.
B. Yeats

      

  •  … come il giorno impazzisce di luce e di ombra (pg. 65)

Sono quei momenti in cui la vita ti butta la sua bellezza addosso, dicendo prendi, prendi e se non sei morto/a dentro ti apri tutto/a e prendi, prendi…

     

  • Di poesia nera e di colpa (pg. 68)

Sono i momenti opposti in cui nella più profonda profondità senti l’antico orrore e anche quello è reale e vero e in un momento prevale uno (vedi sopra) e nell’altro l’altro e tutto è vero e fa mondo.
Rumore e silenzio.

       

  • Vita viscerale, appiccicosa, ambigua (pg. 81)

Tutte le bugie che si raccontano al bambino affinché possa recitare bene il ruolo dell’adulto. Tutte le cose che si studiano a scuola affinché ogni forma di creatività venga uccisi definitivamente.
La sistematica costruzione di un mondo aldilà della contraddittorietà.
Invece dobbiamo rimanere nel mito.
Il mito è terribile e protegge.

    

  • … l’abbondanza delle merci e, soprattutto un senso di ostinata libertà. (pg. 90)

Non sono più giovani.
Bene.
Ma ho guadagnato qualcosa e sto guadagnando ogni giorno: libertà, grandi, piccole libertà.
Non devo più piacere.
Non voglio più piacere.
Lentamente imparo dire di no.
Non è sempre colpa mia.
Faccio progressi.

      

  • Tutto è in continuo movimento, nessun equilibrio sociale o politico è stabile, nessuna civiltà che non correrebbe il rischio di ricadere in uno stato di barbarie (pg. 95)

Ai tempi dell’università, La dialettica dell’illuminismo di Horkheimer/Adorno era considerato una specie di bibbia.
Alcune figure del pensiero (come questa) mi sono rimaste e costituiscono una specie di chiave di lettura del mondo.
La pellicola della presunta civiltà nostra è sottile, non camminiamo su un terreno molto sicuro.
Eppure…  
Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre.
Carlo Mazzacurati

       

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Stefanie Golisch, Dr. phil., nata nel 1961. Germanista, scrittrice, traduttrice.
Vive e lavora dal 1988 in Italia.
Dal 1995-2003 incarico all’università di Bergamo per la letteratura tedesca contemporanea.
2002 Premio letterario Würth.
Dal 2007 redattrice del blog letterario www.lapoesiaelospirito.wordpress.com.
Dal 2009 membro del „Pen Zentrum deutschsprachiger Autoren im Ausland“ e di „Writers in Prison“.
Numerose pubblicazioni letterarie e di critica letteraria in tedesco, italiano e inglese.
Conferenze, seminari e incarichi universitari.

Pubblicazioni:

Uwe Johnson zur Einführung, Hamburg, 1994. (Junius Verlag)
Ingeborg Bachmann zur Einführung, Hamburg 1997. (Junius Verlag)
Vermeers Blau, Erzählung, Köln, 1997. (edition sisyphos)
Fremdheit als Herausforderung, Meran, 1998. (Monografische Reihe der Akademie Deutsch-Italienischer Studien)
Antonia Pozzi: Worte (herausgegeben und aus dem Italienischen übertragen) Edition Tartin, Salzburg/ Paris, 2005.
Pyrmont, Erzählung, Edition Thalaia, St. Ingbert, 2006.
Charles Wright: Worte sind die Verringerung aller Dinge. Gedichte (herausgegeben und aus dem amerikanischen Englisch übertragen) edition erata, Leipzig, 2007.
Gëzim Hajdari: Mondkrank. Gedichte (herausgegeben und aus dem Italienischen übertragen) Pop Verlag, Ludwigsburg, 2008.
Selma Meerbaum-Eisinger: Non ho avuto il tempi di finire (herausgegeben und aus dem Deutschen übertragen) Mimesis edizioni, Milano, 2009.
Gründe zu sein, Gedichte, fixpoetry (Autorenbuch) , April 2010.
Luoghi incerti, (Prosa), Cosmo Iannone Editore, Isernia, 2010.
Terrence Des Pres: Il sopravvivente. Anatomia della vita nei campi di morte (aus dem amerikanischen Englisch übertragen und herausgegeben) Mimesis edizioni, Milano, 2013.
Ferite. Storie di Berlino, Edizioni Ensemble, Roma, 2014.
Fly and Fall. Culicidae Press, Ames, 2014.
Filippo Tommaso Marinetti: Wie man die Frauen verführt. (Herausgegeben, übersetzt und mit einem Nachwort versehen von Stefanie Golisch) Berlin, 2015 (Matthes und Seitz)
Anstelle des Mondes, Pop Verlag, Ludwigshafen, 2015.
Postkarten aus Italien, Edition FZA, Wien, 2015.

Tra poco:

Filippo Tommaso Marinetti: Die Manifeste (Herausgegeben, übersetzt und mit einem Nachwort versehen von Stefanie Golisch), Berlin, 2015. (Matthes und Seitz)
Rachel Bespaloff: Ilias (Herausgegeben, übersetzt und mit einem Nachwort versehen von Stefanie Golisch), Berlin, 2015. (Matthes und Seitz)

                    

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2 thoughts on “Le interviste senza domande, rubrica di Flavio Almerighi: S. Golisch”

  1. complimenti caro Flavio, hai impostato un lavoro molto intelligente
    che, sia dagli spunti che dalle risposte mi sembra molto ben riuscito

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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