Le inutili battaglie, poesie di Paolo Aldrovandi

Shining, Stanley Kubrick, 1980

Le inutili battaglie, poesie di Paolo Aldrovandi.

   

   

Paolo Aldrovandi è nato a Mantova nell’agosto del 1974. Il suo lavoro lo porta spesso a viaggiare in solitudine dandogli l’opportunità, ma soprattutto la curiosità analitica, di 18527637_1550354581702234_5598399509647596452_nguardarsi intorno confrontandosi con realtà sconosciute e persone che quasi certamente non avrà più modo d’incontrare e proprio per questo attraggono il suo sguardo.
Entra a far parte della Associazione Culturale La Corte dei Poeti nel 2015, la quale è fondatrice del Festival Internazionale di Poesia Virgilio e dell’itinerario poetico che è Mantova Poesia. Inizia nel 2015 stesso la sua collaborazione con il Festival e ne diventa secondo coordinatore al fianco di Stefano Iori che ne è il fondatore. La sua collaborazione è attualmente ancora attiva.
Ha scritto per numerose riviste, tradotto due volte in lingua spagnola con alcuni testi inediti per il Centro Cultural Tina Modotti a Caracas e per la rivista Sagarana.
Appartenente al Collettivo Bibbia d’Asfalto, sia Blog che rivista, nato a Roma nel 2012. Collabora con il Sirmio International Poetry Festival, di Sirmione del Garda, dalla nascita dello stesso.
Il suo primo libro è pubblicato da Cicorivolta Edizioni e si intitola “Urban Love Makes Urban Poem”. La silloge va a comporre un atto unico che tratta, utilizzando il “ verso libero ” l’amore ai tempi del Web con le proprie discordanze.

    

Le poesie inedite che troverete qui sono tratte da un lavoro molto lungo che sto affrontando ancora adesso, con modifiche e accrescimenti. Il testo si intitolerà Clessidra.
Clessidra è l’inutile battaglia tra la Sabbia (amore) il Vetro sottile di Clessidra e il Tempo, ma è anche semplicemente un nome, forse quello che il Tempo lo rappresenta e lo rappresenterà per sempre, fino alla fine dei giorni.
La silloge ha l’intenzione di raccontare cosa vive all’interno delle battaglie del cuore. PA

    

Sabbia

Scorre dentro
e non cerca conforto
la guerra contro il Tempo
fa una gran paura
e Tu contienila fino all’ultimo
perché la Sabbia è amore
e ama in ogni Sua parte
granello dopo granello
mentre si fa corpo per Te.

*

Ti posso raccontare del freddo
dell’inutile umidità dell’animo
con i piedi dentro al fango,
mentre lancio agitato
manciate di sguardi
verso una direzione, in volo
là dove cela paura,
un volto sicuro e forte
pieno di stupidi miraggi.

*

Clessidra 17

Da quando sono magro
sono meno capiente
e smaltisco gli attimi,
ne conservo una parte
finemente sgretolati
adagiati al vetro sottile,
come un tessuto
un corpo unico
che non lascia la forza
e non cede mano al tempo,
ostinato a non giocarsi le ore
che possono salvarci
e mente senza sosta
non potrebbe fare altro
( me lo dico sempre )
ma ne conservo una parte,
finemente sgretolati
adagiati al vetro sottile,
scivoleranno lenti
e il “ tempo morto ”
ci guarderà con un dubbio.

*

Clessidra non ti ho detto

Non ti ho detto delle ginocchia
quando se ne stanno al mento
e la luce è bassa,
giusto per vedere il posacénere
e pensare che non ho nulla da dire.
I miei fianchi sfatti
restano dove arrivano le tue mani
e non ti ho detto della doccia,
dove volo sulla tua schiena
e incontro il tuo sguardo
che sta sepolto, via da qui
nella sua tomba invisibile,
protetto dalle tue ansie
in pianta stabile armate
tutte pronte per me.
Non ti ho detto che amo il buio
per abituarmi alla Tua morte,
che mi fai incontrare
per celebrare la tua abitudine:
morta in una sciocca stanza,
con la testa al posto dei piedi.
Non ti ho detto che respiro con un salto
che ho imparato a tacere,
mentre osservo lo schifo dei maiali,
che non sanno nulla di te,
non ti ho detto che me ne frego
che sarò forte e paziente,
metterò i piedi nella sabbia
dove ci sarai Tu,
mi farai notare che sono enormi
i tuoi no.

*

Senza colonna sonora

Il corridoio è lungo
la moquette blu triste
sbiadita e sputtanata,
da troppi passi lenti
senza una direzione,
verso ricordi.
La tua mano sottile
è lama nel cuore
che distoglie la nausea
dal mio sguardo spento,
disteso su questa pianura
e non troverò nessuna canzone
non un “ Cash ” oppure un “ Waits ”
non ci sarà il tramonto degli eroi
e il cavallo bianco al trotto.
Dammi solo gasolio e benzina
ho l’asfalto sulla schiena
e il pedaggio che fotte il tempo,
Tu sai togliere chiodi sporchi
dal mio petto freddo
e avrai piedistalli d’argento:
ci starai bene come al mare.

*    

       

Shining, Stanley Kubrick, 1980
Shining, Stanley Kubrick, 1980

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