Le memorie d’un bove, inediti di Luigi Paraboschi

10__dsc28002793

Le memorie d’un bove, inediti di Luigi Paraboschi.

    

    

Le memorie d’un bove

Chissà perché quel tale scrisse ch’ero pio,
forse aveva sentito di quando
in quella stalla arrivarono quei due
in giro per adempiere all’editto.

Cosa potevo fare ?
Appena dentro lei già aveva le acque rotte,
si accucciarono a quel bambino
che faceva tenerezza lasciai la paglia
dopo una giornata di fatica nera
ma cominciai ad alitargli sopra,
le notti sono fredde anche nelle stalle.

Tutto qui, ma definirmi pio ! Ci vuole altro.
Da che sono nato non ho fatto che faticare.
Il giogo tu lo conosci ? Sai quanto pesa ?
Senti qui con la mano, ho il callo dietro le corna.
Avanti, indietro, con quel legno sopra il collo
l’aratro negli stinchi ed il compagno che segna il passo
mentre un uomo t’infila un’asta dentro il fianco,
tutti i giorni dell’anno, tranne che in inverno
quando mi riposavo appena, stanco com’ero
d’aver sempre qualcuno che m’ansimava dietro.

Guardo talvolta nell’angolo dove, isolato,
c’è un mio fratello fortunato,
nato con me dalla stessa madre,
io
subito messo all’opera
e lui
è diventato toro.

***

Solo ai purosangue s’ingessano le zampe
                      (dedicato ai tre cavalli caduti durante il palio di Ferrara)

Ho lavorato sotto le stanghe per molto tempo
ma quando l’aria era un po’ frizzante nella corsa
trotterellavo allo schiocco della frusta
creandomi l’ illusione d’essere un purosangue

ma mi mancavano i garretti ( la volontà
non basta a trasformare in romanziere
uno scrittore di necrologi a pagamento )
e gli anni mi pesavano più della soma,

sempre qualcuno che t’illude lo puoi trovare
così mi sono allineato a fianco del mossiere
con l’ occhio che controllava gli avversari
alimentavo le gracili speranze d’arrivare.

E’ stato un testa a testa con giovani puledri
ma alla terza curva lo sbandare tremendo
del mio corpo che col suo peso s’è schiantato
sulle zampe come un fante sotto il piombo,

senza voce ora sono per nitrire il mio dolore
qualcuno mi dovrà sparare , non c’è dubbio,
ho le zampe tronche e non sono un purosangue
cui s’ingessano la gambe perché deve montare,
ma un cavallo da tiro che ha corso un palio
quando la sua stagione da tempo era passata.

***

I pinguini imperiali

I pinguini dal collo d’oro seducono
le compagne con stridii di gola
e poche danze,poi covano l ‘uovo
sotto le piume intanto che la femmina
s’incammina verso l’oceano per il cibo.

Non sognano, i pinguini, fanno barriera
al freddo come quei soldati di terracotta
sepolti nel deserto della Cina,
non cambiano compagna, attendono
pazienti che lei ritorni e vomiti il pescato.

Loro non sanno del nostro cuore
che percorre vie aggrovigliate
e che il sesso per noi non è riproduzione
ma complicità di mente, gioco di coppia,
i pinguini imperiali accettano il destino
e non lo vogliono cambiare perché
non mangiano le mele nel giardino,
indossano lo smoking tutta la vita
ma non ballano mai il tango a piedi nudi
avvinghiati a femmine che fumano
dentro lunghi bocchini d’onice
e che hanno letto Fromm e fanno sesso orale,
loro hanno femmine dalle fessure riservate.

Perciò attento che le aurore boreali
sono un’illusione dell’atmosfera,
la notte è sempre buia anche al sud
ed il loro fiammeggiare è un fuoco fatuo
che seduce ogni stanco viaggiatore
al suo primo arrivo nel nuovo continente,
baluginano sopra risvegli opachi
e cuscini intrisi di sudore e fretta
d’amarsi consumata in piedi
fra la domanda : “ quando farà il
turno di notte lui/ lei ? “ e l’angosciata
constatazione che taglia il fiato :
“ quello/a lo/la conosco,
speriamo non ci abbia visti “                                          

E cosi, dopo ogni incontro
s’affloscia la speranza di rinnovo,
sepolta sotto palate di oscurità
che con ostinazione gli versiamo sopra.

***   

Piccioni in volo

Osservali quando beccano nei campi,
procedono con saltelli a molla
muovono il capo a scatti come mimi

ma basta un rombo accanto
per farli guizzare in volo
dietro a quello che li conduce

s’alzano in formazione
mostrando la schiena scura,
soltanto quando il capostormo
ha un’impennata e cambia direzione

il gruppo vira, inverte rotta
scende di quota e frena l’ali
per posarsi di nuovo dentro i solchi
ma a te che guardi resta negli occhi
l’attimo del cambio di colore nelle piume.

Prima c’è un istante in cui i dorsi scuri
diventano sottili righe sullo sfondo
e quando la macchia tutta si fa argento
vedi il loro ventre e la piuma chiara,
scopri così che dietro ad ogni cosa
può esserci un lato argenteo che non t’aspetti.

                   

10__dsc2793_vert2800

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: