Il racconto del mese: “L’estate del gallo” di Maria Lenti

Ivo Mosele, Vetrina a Venezia

L’ESTATE DEL GALLO

racconto di Maria Lenti

              

…i bambini di un tempo   sono in me e tra
noi: nel mondo sono milioni i minori che
lavorano; molto oltre il milione quelli che
lavorano in schiavitù.

       

Oggi, 1° ottobre 1953, ho cominciato la quarta elementare. La nostra maestra è andata in pensione. La nuova ci ha fatto raccontare i giochi delle vacanze. Io ho parlato molto molto.  

L’estate l’ho passata in parte al Gallo, cioè a Gallo di Petriano. Qui, con cugini e cugine, lungo l’Apsa ho raccolto legna per il camino, cercando, il sabato pomeriggio, anche tra i trucioli scaricati dai falegnami. Nei suoi rigagnoli ho trovato un sacco di robe, pentole d’alluminio, arnesi di ferro: lo stracciarolo li comprava insieme alle pelli di coniglio e agli stracci di lana o bianchi. “Donne, l’è arivè Gerlando”, il lunedì. Io, fissa sulle tremila lire dei pattini a rotelle, pronta a contrattare. Li contavo ogni tanto, i soldi, nel sacchetto di stoffa legato con un cordellino.

A me, l’Apsa mi ha fatto conoscere i girini, le anguille, canneti e tamerici, alghe, libellule, zanzare, le rane verdi e i rospi, i gorghi col tonfo dei sassi, gli zufoli di canna di Lello. …Lello, che con Giampaolo e Corrado sbucava tra le ginestre quando noi bambine ci spogliavamo per fare il bagno dove batteva il sole.

In latino, Apsa significa piccolo corso d’acqua, ha detto il parroco. Per me Apsa vuol dire apnea, perché l’acqua fresca sul corpo coperto solo con le mutande mi toglieva il fiato come nell’esercizio di trattenere il respiro nella palestra.

I giochi da subito, dopo il mio arrivo finita la terza. Prima, con le zie “a giornata” dai contadini, a portare le “bracciate” di grano, dai mucchi falciati dalle donne alle presse per i covoni legati dagli uomini. Poi, allo spuntare del giorno, per una settimana, a spigolare. Il momento più atteso era: al tramonto la cena (prosciutto, lonza) e, nella mattina tiepida, le fette di ciambellone nel latte fresco. Le albicocche dagli alberi, dai gelsi le more. E, sul mantile bianco, il pane impastato in casa e cotto nel forno comunale.

Sì, nuovi e belli questi giochi. O quelli dei cartocci, cioè le pannocchie, rubati strisciando tra i gambi di granturco e poi abbrustoliti sulle gratelle. O delle caramelle d’orzo, ossia lo zucchero, sgraffignato nelle cucine e steso sulla piastra di ghisa infuocata dalla brace: di domenica pomeriggio, di nascosto, quando i mariti erano alle bocce o nelle osterie per le partite a carte, le mogli a chiacchierare e le ragazze con i fidanzati.

Altri divertimenti. Raccogliere l’erba per i conigli. Tagliare le ortiche, scottarle nell’acqua calda, tritarle e mescolarle alla semola: per le anatrine. Aspettare al calare della sera, nei prati al di là dell’Apsa, le pecore che rientravano dai pascoli e vedere gli agnelli che correvano incontro alla madre belando, ognuno diritto verso una pecora, e solo quella, uguale a tutte le altre, a parte le quattro nere.

C’è stata, anche, l’acqua potabile da prendere alla fontana pubblica e, quella per i lavaggi vari, ai lavatoi. Sul fianco destro l’orcio pesava un po’. Il carretto a due stanghe tirato dai maschi, invece, mi dava due piaceri: all’andata ci montavo sopra per tenere fermi i recipienti; al ritorno appoggiavo sul bordo posteriore le braccia e il busto, alzavo da terra piedi e gambe: la strada brecciata batteva nel corpo, ma non sentivo le botte per via della mia furbizia.

Le sgridate dei grandi non le ricordo. Ricordo solo i giochi. …che, per la signorina maestra…

   «Vedi, Margherita, molti dei bambini che abitano nei paesi lungo l’Apsa, il Metauro, il Foglia, il Cesano, il Candigliano, il Burano, il Biscubio, il Tavollo, i fiumi della provincia di Pesaro, hanno passato l’estate come te. Pensa ai tuoi cugini…- ha detto – …per loro sono stati obblighi, sono fatiche, non giochi.»

   “Sa tutti i fiumi, però sui giochi è una somara, una somara…”, ho pensato. Ma cos’era quel calore intenso sentito nel viso e quel gelo andato diritto verso il cuore?

     

1986

         

Ivo Mosele, Vetrina a Venezia
Ivo Mosele, Vetrina a Venezia

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