L’estate del Sessantadue, poesie di Loris Maria Marchetti

Alberto Cini, tecnica mista

L’estate del Sessantadue, poesie di Loris Maria Marchetti.

   

   

A  Milano

Una sera a Milano gli amici
lombardi vollero festeggiare
una data importante nei miei giorni,
ci furono banchetti, ci fu musica, ballo
e simpatia: una notte fantastica!
Ma il culmine delle ore gioiose restò
il brindisi tacito e affettuoso tra te e me,
mia carissima città del cuore,
un anniversario (chiamiamolo così)
nel nostro già lungo sodalizio d’elezione
e tu offrivi ancora qualcosa
di dolcezza concreta e operosa
a me inetto a parole di grazie
per quanto – a intervalli ma fedele –
mi avevi puntualmente regalato.

Dopo diciotto mesi le bombe
di piazza Fontana ti spaccavano l’anima,
prologo d’altre barbarie perpetrate
ad ampliare gli squarci del tuo spirito.
Quando dopo lo scempio ti rividi
più non sapevo riconoscerti dietro la plastica
applicata sopra uno sfregio irrimediabile.
Ad ogni nuovo incontro ora mi afferra
il più imperioso (o vile) impulso di fuggire,
di finirla per sempre, di troncare
l’esercizio straziante di amare il tuo ricordo…
Eppure, anche se non sei più tu, non ti posso lasciare
adesso, noi due nel nostro amore-dolore di pietra,
mia carissima città del cuore,
amica nel chimerico tempo ormai consunto del futuro.

(da Le ire inferme, Edizioni dell’Orso, 1989)

***

Piazza Maria Teresa

In piazza Maria Teresa
mi giocai la felicità.
Piazza Maria Teresa
offriva ogni tesoro
per essere felici –
vasi di fiammeo geranio
lungo i terrazzi degli attici,
cani di razze esotiche
condotti da fanciulle favolose,
bimbi vocianti e spensierati,
un sole dolce a primavera
e tiepide panchine
ove passavo le ore
con una donna innamorata.
Ero incantato, e non presi
nulla sul serio, mi sembrava
impossibile, un sogno.
Così mi sfiorò il fianco
la felicità
e non seppi afferrarla
in piazza Maria Teresa.

(da Creatura di vetro, Edizioni del Leone, 1990)

***

L’estate del Sessantadue

Cuando calienta el sol, ricordi?
l’estate del Sessantadue
e quella deliziosa adolescente
di Liverpool o Edimburgo
(perché non lo tenesti più caro
quel musetto da baci?)
e la rossa infuocata di Colonia
che ti piantò elegantemente in asso
non appena le trovasti un albergo…
Che febbre, amico mio, sulla playa
rovente, sulle piste galeotte
dei dancing romagnoli…

(da Mercante ingenuo, Edizioni dell’Orso, 1994)

                 

Alberto Cini, tecnica mista
Alberto Cini, tecnica mista

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