L’ho dimenticato al mercato, inediti di Gassid Mohammed

L’ho dimenticato al mercato, inediti di Gassid Mohammed.

    

    

14713801_10207370396160644_7761751921270405142_nGassid Mohammed: Scrittore, poeta e traduttore iracheno. Nasce e cresce a Babilonia, dopo la laurea quadriennale a Baghdad continua i suoi studi a Bologna. Nel 2011 conclude la magistrale in Italianistica, per poi conseguire il dottorato nel 2015. Svolge le sue attività letterarie e culturali a Bologna e in altre città italiane, facendo parte di diversi gruppi. Attualmente vive a Bologna ed è docente di lingua araba all’Università di Bologna e all’Università di Macerata.

     

          

 

1-

Una madre
Era immersa nei colori
Alla ricerca di un vestito per la sposa di suo figlio
Mentre costui era immerso nel fuoco e nel fumo
L’aveva riconosciuto dalla fede nuziale
Dopo che il fuoco si era spento sul suo corpo

Una scarpa di una bimba
Il fuoco ha rovinato l’estremità del laccio
Pensi, forse, che la bimba fosse bruciata?
No, ti sbagli
Stava invece sognando
Sotto le macerie di un muro

Sul marciapiede un cappello di un matto
Diceva alla gente che l’inferno era alle porte
Nessuna gli credette … e anche lui smise di credere in sé stesso
Chiuse gli occhi sotto il cappello, e stette in silenzio
Si disse che non aveva smesso di credere in sé stesso
Che stava invece prestando attenzione alla rivelazione dell’inferno
E venne l’inferno … si disse che l’aveva prescelto
Volò col fumo senza che nulla di lui cadesse
Tranne il suo cappello
Era caduto sul marciapiede
Sopra una scarpa

Un cellulare con uno schermo rotto
Cadde dalla mano del giovane che lo teneva sull’orecchio
Dopo che un pezzo di vetro gli spuntò nel collo
Suonò il cellulare diverse volte
Sullo schermo rotto c’era:
Mamma
(5) chiamate perse

Si ruppe il vetro della finestra del terzo piano
Una donna col vestito colorato si lanciò
Seguita dalle fiamme
Si disse che somigliava ad [1] Abbas Bin Fernas ma senza ali
E si disse che somigliava a un pavone che provava a volare
Si abbatté nuda sull’asfalto
E il fuoco masticava la sua carne

Un vecchio alzò la testa verso il cielo
Osservava le fiamme al terzo piano
Pregò Dio che scendesse la pioggia
Ma la pioggia non scese
E il camion dei pompieri non arrivava
Così i trecento che bruciavano
Avevano spento il fuoco col fumo delle loro anime

   

[1] Uno scienziato e inventore berbero, visse nella Cordova musulmana, nel nono secolo. Famoso per il suo esperimento di volo, mille anni prima dei fratelli Wright.

    

2-

Pianse molto il mio bambino
Quando un giorno tornai dal mercato
Senza un braccio
Piangeva alzando la manina cercando la mia
Per attaccarsi e uscire insieme a me
Pensava non volessi portarlo con me
Gli dissi che l’avevo dimenticato al mercato
Che l’avrei recuperato senz’altro

E un giorno ritornai con un braccio giallo che dondolava dalla spalla
Il mio bimbo si attaccò alle dita dure
Le esaminò e rise stranito
Così ricominciammo a uscire insieme al mercato

Un giorno ritornai dal mercato
Col braccio giallo ma senza il mio bambino
Sua madre pianse molto, e mi chiese:
dov’è mio figlio?
Le dissi:
l’ho dimenticato al mercato.

    

3-

Ogni mattina
Laviamo le nostre colpe con baci stampati sulle fronti delle madri
Lasciamo la speranza di ritornare come polvere sulle loro ciglia
Sulle estremità delle loro dita tremanti
Varchiamo la soglia di casa come se andassimo in un viaggio eterno
Non come chi sarebbe ritornato la sera

Ogni mattina
Usciamo e la morte è appesa agli orli dei nostri vestiti
Attraversiamo le tappe dell’ignoto
Tocchiamo ogni tanto le nostre teste
E guardiamo le nostre gambe
Per accertarci che siamo ancora qui
Che abbiamo ancora la terra sotto i piedi

Ogni sera
Alcuni di noi tornano dall’orgia della morte
Aprono le porte con mani intatte
E con una testa ancora sul collo
Mentre altri restano nell’orgia della morte
A danzare senza teste né gambe
Dopo che la speranza si è seccata sulle ciglia delle loro madri
E sulle estremità delle loro dita scarne.

                             

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