Liberté/ Egalité/ Fraternité/ CrimeDeSolidarité, poesie di Serena Piccoli

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Liberté/Egalité/Fraternité/CrimeDeSolidarité, poesie di Serena Piccoli, con una nota dell’autrice.

    

    

Serena Piccoli -Charlatan -foto di Silvia Tiso
Serena Piccoli -Charlatan -foto di Silvia Tiso

Serena Piccoli: poeta, drammaturga, performer, traduttrice. Co-fondatrice e co-direttrice del Festival Internazionale di Poesia e Arti Sorelle (Forlì-Cesena) con Giorgia Monti.
Autrice del Cendic (Centro di Drammaturgia Italiana Contemporanea, Roma). Scrive commedie storiche, pièce su temi attuali, corti teatrali – messi in scena da varie compagnie in Italia – su temi sociali: contro omofobia, violenza di genere, inquinamento, corruzione, morti sul lavoro, crisi economica, tortura e guerra, discriminazioni etniche e razziali.
Ideatrice di spettacoli teatrali di successo, tra cui Or-dite! Trame d’arte contro la violenza sulle donne, con Giorgia Monti con cui ha fondato l’Associazione Culturale Lestordite per la diffusione della Poesia. L’ultimo è “Non sono dove mi vedi”, in scena a Castelfranco Emilia, Modena, nel gennaio 2018, dopo il successo a Forlì.
Ha pubblicato: “silviotrump”, di Serena Piccoli, Locofo Chaps, Chicago, USA, 2017 (raccolta di poesie in inglese); “Nata farfalla”, di Serena Piccoli, WLM Edizioni, Bergamo, 2013; (raccolta di poesie); “La rocca del tempo fermo”, di Serena Piccoli, Lettereanimate ed., Taranto, 2014; (Romanzo); “Or-dite!Trame d’arte contro la violenza sulle donne”, AA.VV. a cura di Serena Piccoli, Exosphere PoesiArtEventi, Reggio Emilia, 2015 (Poesie, terza ristampa); 30 testi teatrali depositati alla SIAE (messi in scena in tutta Italia da varie compagnie del territorio). Atre poesie in libri e riviste italiane e internazionali. Tra cui: ‘La luna storta’ a cura di Ivan Lasorsa (WLM edizioni), ‘Voci dell’aria’ Antologia di Poesia Femminile (Exosphere PoesiArtEventi), “La pace è in fiamme” antologia di Poesia (Exosphere PoesiArtEventi), “Quaderno numero 12” (Cleup editrice) e “Quaderno numero 14” dello storico gruppo letterario Formica Nera, “Inverso”, rivista di poesia.
Alcune poesie sono state tradotte in rumeno per la rivista Tribuna Magazine (settembre 2017) e in inglese, in mostra a Londra nel giugno 2015 al The Old Truman Brewery Art Space a Londra. 
Il monologo “Non ne usciamo vive” è presente nel libro e nella mostra “Io sono il mio grido” – artisti contro la violenza sulle donne, AA. VV. a cura di Oddo, Paganini, Taormina, Fondazione Sant’Elia, Palermo, 2014.
serenadesert.wixsite.com/serena piccoli

      

Il concetto di straniero.
Definizione della Treccani: stranièro agg. e s. m. (f. -a) der. del lat. extraneus «estraneo, esterno»;
“Estraneo”, ecco, sì.
Chi odia un’altra persona, perché il colore dell’epidermide è lievemente o tanto o pochino o un tantino o un cicinin o proprio molto diverso dal suo, è a me extraneus.
Chi scrive e approva una legge per la quale se una persona dà soccorso a un\una migrante in pericolo, chiamandola– in un ossimoro sadicamente perfetto – CRIMINE DI SOLIDARIETA’, è a me extraneus.
Chi, da decenni, attua una strage sistematica di persone e da un secolo non riconosce un altro genocidio compiuto dai suoi avi, è a me extraneus.
Chiunque abbia sulla carta d’identità la mia stessa cittadinanza e, dopo aver preso il caffè e la pistola, dice : “Vado e li ammazzo tutti”, è a me extraneus.
Chiunque abbia sulla carta d’identità la mia stessa cittadinanza e fa atti di violenza – verbale\psicologica\fisica\economica\sessuale – su donne, minori, comunità lgbtq, persone disabili e ilrestochevivieneinmente, è a me extraneus. SP

       

IN CANNA *

Siccome NOI siamo bravagente
tengo la canna in caldo
e la mignotta ubriaca.
Siccome sono stanco
m’hanno detto di guardare la tivù
e non leggo
e non reggo
politici\negri\gialli\troie
che son troie perché glielo urlo IO IO IO.

E la mia canna è sempre pulita
me la succhiano i politici
fradici
urlanti\li adoro
i froci\li odio.

Siccome sono cattolico
scatto se mi tocchi lamadonna lacroce lamamma
e fatti inculare dalla moschea che vorresti qua!

Anche il politico dice che NOI siamo di razza suprema
i negri sono troppi
marci corrotti
le donne puzzano di secoli larve\serve.

Allora vado e sistemo IO IO IO.

Mi mandano i politici
che urlano
Mi mandano i politici
che tacciono
E i cittadini categorici
di varie categorie
che ben fingono
e pure quelli che ben fregano.

Mica sono solo IO IO IO
Vi tengo in pugno, come il mio bel cazzo.

Le impronte sulla mia canna
ce l’avete più voi di me.

    

* Scritta dopo le violenze fasciste a Macerata (la strage di febbraio 2018 da parte dell’ex candidato della Lega e simpatizzante di Casa Pound) e Firenze (marzo 2018) su immigrati neri.

“Per Rokhaya Kene Mbengue è una seconda tragedia, un dolore immenso che si ripete. La moglie di Idy Diene, ucciso con 6 colpi di pistola lunedì sul ponte Vespucci, era infatti stata sposata con Samb Modou, ucciso insieme a Diop Mor il 13 dicembre 2011 nella strage di piazza Dalmazia dall’estremista di destra e simpatizzante di CasaPound Gianluca Casseri.

Dopo l’uccisione di Samb, Idy, cugino dello stesso Samb, si era avvicinato alla donna, sostenendola e aiutandola economicamente, anche per fare studiare la figlia in Senegal. Dopo anni di vicinanza, Kene aveva deciso di risposarsi con Idy pochi mesi fa.” (dal corriere.it)

*

/Liberté/Egalité/Fraternité/CrimeDeSolidarité/

(Scritta il 25 marzo 2018, dopo la morte di Destinity, il rimpatrio di un’altra famiglia nigeriana e la guida alpina umanitaria Benoit che rischia 5 anni di carcere per il reato di solidarietà.)

    

Liberté

Mi chiamo Destinity, il mio bimbo è in me da 7 mesi
anche il tumore e ho perso lavoro in Italia
ho conosciuto la parola neve
qui arranco sui monti
verso la Francia:
vado da mia sorella.
///

Égalité

I bambini sono tutti uguali
da 8 mesi ho il terzo in me
marciamo
mio marito con Omar in braccio
sui monti:
non voglio che i miei piccoli
raccolgano cobalto in miniera
per i telefoni dei bianchi.
///
skilift/skipass/
trekking/rafting/
NO TRESPASSING/
///

Fraternité

Nella sabbia mobile bianca
zoppico
respiro a fatica
dio aiutami
la pancia pesa
sfinita
il gelo schiaccia
dio aiutami
mi prende in braccio
siamo tutti sull’auto in corsa
bianca sul bianco ovunque
dentro me
mi dà nausea
dio aiutami
l’Uomo della Neve, come lo chiama mio marito
ferma l’auto
in mezzo al bianco niente
grida scende
contorta tra il pianto dei bimbi
grida “hopital” e altri gli urlano.

No. Non abbiamo documenti
dio aiutami

Crime de Solidarité

Benoit/Uomo della Neve è bloccato dalla polizia
e da 5 possibili anni di prigionia
ho in braccio il mio terzo figlio
saremo spediti subito indietro
voglio solo che il mio piccolo Benoit
non finisca in miniera.
///
La neve è luce nel buio della nostra marcia
questo mondo bianco mi dà nausea
ci bloccano in Francia
ci abbandonano in Italia
3 di notte chiusa la stazione dei treni
io mio marito il mio bimbo dentro
senza aiuto fuori
arriverà il giorno
arriverà qualcuno.

Ormai la luce sui vetri nasce
e io muoio di voi.

*

SHINGAL

“Sono fatti così loro
“Le seviziano, ne fanno di tutti i colori loro

3 agosto 2014 stupro sistematico e resa in schiavitù di 3mila donne yazide kurde.

Sui negozi di liquori che distruggono
scrivono con lo spray il nome del califfo
con addosso droghe e alcool.
Tutti noi in fuga sul monte Shingal,
privo d’acqua, cibo, riparo dal sole
privi del riparo d’Occidente.

Quassù l’unica pianta (piccola) ha rami diversi
come l’orrore NON è unica per tutti.

La solidarietà vola via verso New York, Madrid, Londra.

Alcuni umani sono più umani di altri.

“Succedono quelle cose lì da loro
“È così da sempre da loro

Anche qui da sempre nelle nostre case
lo zio morboso, il nonno strano,
il papà fa quelle cose, il prete allunga le mani.
Da noi.
Una donna islamica mutilata là ha meno dolore di una qua.

Alcune donne sono meno persone di altre.

Ho lasciato la Germania per tornare in patria.
Noi viviamo anche per le nostre defunte.
Ci siamo armate da sole, di filosofia e politica.
Non ci proteggete, ci autodifendiamo.
Fino a ieri dovevo stare a casa in attesa del matrimonio.
Come in attesa dell’Occidente.

Ho disteso la mia treccia sulla bara e ho salutato lei, la mia amica.
Ti lascio la rosa di quella pianta, piccola, del Shingal.
La rosa ha spine, non per attaccare,
ma per difendersi.

*

         

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opera di Maurizio Caruso

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