L’ironia è una cosa seria, rubrica di N. Bondarenko: Lorenzini

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L’ironia è una cosa seria, rubrica di Natalia Bondarenko: Luigina Lorenzini.

   

   

Benvenuti nella rubrica che parla di cose serie: parla d’ironia. Perciò, benvenuti nell’ironia. Entrate dentro senza diffidenza e senza pregiudizi. Sorseggiate la leggerezza utile a nascondere (magari, per pudore) la profondità della vita, usate la vostra immaginazione e cercate di non prendervi troppo sul serio perché in questo spazio c’è posto per qualsiasi espressione ironica e anche quella, ancor più rara, autoironica: esagerata, colta, improvvisa, spumeggiante o docile e lirica.
Benvenuti nello spazio dove non troverete mai le poesie di Sanguineti, Szymborska o Bukowski. «Vabbè», direte voi, «non sarebbe mica male?» Ma di loro è già stato detto/scritto tutto e anche di più. Infatti, non c’è niente di nuovo, nessuna novità sconvolgente, nessun miracolo letterario, niente di codificato come 2.0, perché la poesia ironica esiste da sempre. Ma c’è una percentuale minima di poeti che la scrivono. Perciò, benvenuti nello spazio di pochi, scelti… e viventi!
(Come vedete, la battuta vale non solo per i pittori…) N.B.

L’ospite di questo mese è Luigina Lorenzini.

    

Si sa già che la poesia dialettale è una corrente sotterranea della poesia che non ha niente da invidiare a quella in lingua italiana e Italia, in questo senso, ha una grandissima tradizione per non parlare del Friuli: da Pasolini a Biagio Marin, da Federico Tavan a Maurizio Benedetti…

“L’Italia a pezzi” è il primo risultato di una lunga ricerca iniziata nel 2008 dalla rivista Argo e proseguita per cinque anni con un folto gruppo di giovani critici, dalla quale è scaturita una mappatura della produzione poetica neodialettale e postdialettale dell’ultima fase del Novecento e dei primi anni del Duemila. Questo lavoro colma un vuoto creatosi negli ultimi anni, durante i quali si è registrata una quasi totale mancanza di accoglienza per le voci neodialettali da parte della grande editoria. Fra i nomi già conosciuti come Antonella Anedda, Maurizio Benedetti, Dome Bulfaro, Maddalena Capalbi, Pierluigi Cappello, Azzurra D’Agostino, Federico Tavan, Gian Mario Villalta, Lello Voce ed altri spicca anche il nome di Luigina Lorenzini, una dei due (Fernando Germetta) più incisivi rappresentanti del movimento dei poeti della Val d’Arzino. Il friulano asìno è la variante di friulano parlata nella Val d’Arzino – territorio dell’antica Pieve d’Asio. Essendo una valle in parte chiusa e già quasi montana, si tratta di una variante più conservativa, che mantiene alcune strutture e alcuni suoni particolari che altrove sono andati persi, come la fricativa postalveolare sonora (la j del francese jour, che in italiano non esiste), o la fricativa postalveolare sorda (la sc di scena, assente in altre varianti di Friulano), che le conferiscono una musicalità particolare.

Luigina Lorenzini scrive in italiano e in dialetto asìno.

In una delle sue biografie lette su Internet ho trovato una frase da quale vorrei partire: “L’inchiostro che non stende sul bianco del foglio brilla sul bianco dei suoi occhi”. Il detto può sembrare pomposo e scontato, invece per chi ha avuto la fortuna di sentire la poetessa dal vivo, sicuramente sarebbe d’accordo che la vivacità dei suoi occhi non hanno nulla da invidiare alla vivacità della sua parola scritta. E magari proprio quella vivacità linguistica che si nota durante lettura inconsciamente produce una sensazione di simpatia ed ironia. Molte poesie della Lorenzini sono giocate sulla quotidianità e la sottile ironia con la quale la poetessa affronta la vita, gli incontri con agli altri, con gli uomini, con le persone, i viaggi – tutto sembra di passare letteralmente in rassegna attraverso una macchina di raggi X e individuare i particolari che molto spesso vengono trascurati. Non dimentica fare lo stesso trattamento anche a se stessa: ritengo che l’autoironia così rara nei poeti, nel caso di Luigina è un’arma formidabile che vince sempre. In alcune poesie il linguaggio molto diretto, che presuppone qualcuno che le sta di fronte o a fianco, assume rilievi sempre poco lirici, a volte anche tristi, molto più realistici, ma quasi sempre un po’ ironici. Come sono ironici anche alcuni titoli di poesie.

E per concludere vorrei precisare che Luigina Lorenzini riesce ad evidenziare nel suo testo “un’alternanza fra italiano e friulano che evidenzia, nella pluralità delle voci, l’identità di un io poetico che sembra frangersi e al tempo stesso ricomporsi di fronte alla concretezza di un luogo che è il qui ed è l’altrove, è presenza ed è memoria involontaria.

     

Due poesie in italiano e dialetto asìno e quattro poesie solo in italiano di Luigina Lorenzini:

     

QUESTIONE DI LINGUISTICA

Quello che sbagli è dire bene le parole
scandire netti i pensieri non fa parte del nostro essere di qui.

No ài mai provât
ce c’al vôl dî
šmontâ da la machina, mieč cuarp t’una mača
di legn šcur, cul mani pleât
noma par vìa una targa diviersa
e di un nâs da riva jù.

Cumò tu dîs “Jo no ài pora
mai”
coma cu’ co à cugnût
guadagnâši ogni bunora.

E mi sint in colpa par eši di chešta banda
da l’Italia
ca no à nuia da moštrâ.

Anzi no.
Soi una femina
c’a entra in feramenta:
mi ši po credi
dai cincent euros in su.

     

QUESTIONE DI LINGUISTICA

Quello che sbagli è dire bene le parole
scandire netti i pensieri non fa parte del nostro essere di qui.

Non ho mai provato
cosa voglia dire
scendere dall’auto, metà corpo su una mazza
di legno scuro, il manico curvo
solo per via di una targa diversa
e di un naso camuso.

Ora dici “Io non ho paura
mai”
come chi ha dovuto
guadagnarsi ogni mattina.

E mi sento in colpa per essere da questa parte
dell’Italia
che non ha niente da dimostrare.

Anzi no.
Sono una donna
che entra in ferramenta:
credibile
dai cinquecento euro in su.

*

HAGAR QIM  

Vin šcrit Cjarta Plastica
e Latas di banda
e tan’ co prin
butìn denta dut
ma cun t’un pi biel
un grum pi dišfrenzeât look.

L’om in vert al fâš la polvara
ai monolites dal Neolitic, in faza al mâr.

    

HAGAR QIM  

Abbiamo scritto Carta Plastica,
e Lattine
e come prima
ci buttiamo dentro tutto
ma con un più bello
molto più differenziato look.

L’uomo in verde fa la polvere
ai monoliti del Neolitico, di fronte al mare.

*

EPS 100

     

– Il cappotto –

Sembra un gioco elementare
per uomini sopra i tre anni:
tagliare i pezzetti intarsiarli uno nell’altro,
fare un grande giocattolo bianco
nove per otto per quattro.
Creare il bersaglio.
Aprire il fuoco.

“Amo questo lavoro – dici –
Ci vuole intelligenza
non sprecare materiale.”

Passano sagome straniere ad ogni diversa finestra,
la mia pace è su una panchina
a quattro chilometri da qui.
Via da serramentisti idraulici elettricisti
operai di Enel Distribuzione.
Ridipingere una casa:
cercare di starci dentro
con meno dolore.

*

 

Divagando  

    

ORGANIGRAMMA

Quello che ricordo di te
è dove la clavicola finisce
nell’inizio dello sterno piatto
i peli che stanno
neri
sulla pelle tesa
nella Vi di un inizio fermo.

Avevi occhi da uomo buono, prima.

Oh sì, certo, scusa
la Certificazione,
la Qualità.

*

GINECEO 

    

Quando fiorisce un gatto

Spalmate
io, le gatte
sopra il cemento a mezzo sole
niente più maschi qui, forse è meglio,
sono bestie stupide, a volte
come me.

Quando il disotto del mento
si volge verso l’alto
un quarto di giro oltre
la rotazione normale del collo
vuol dire ho fiducia nel mondo
sono del tutto rilassato
sto bene, qui.
Semicerchio nella circonferenza
d’un vaso da fiori vuoto.

*

PROGETTO  

Ogni anno mi ripropongo
il prossimo autunno, sarà prato inglese
ma l’inglese lo ricordo poco
e siamo entrambi un po’ selvaggi, io ed il prato.

Forse è un noce speculativo
dritto davanti al padre maestoso,
dà pochi frutti, quasi nessuno
si risparmia per più alti ideali.

Dorme curiosa, la gatta
su ceste di noci stese ad asciugare.

***

Luigina Lorenzini è nata nel 1972, abita a Pielungo di Vito d’Asio (PN). 
Scrive per dare respiro alla sua anima. Ha partecipato a serate e mostre, a letture e raccolte di poesie con i Poeti della Val d’Arzino, a trasmissioni radio e TV (Tv Koper e Rai Radio1), ha ottenuto riconoscimenti in numerosi concorsi letterari regionali e nazionali (ultimo il Premio Speciale Miglior Poeta FVG al concorso di poesia Pensare Scrivere Amare 2016 di Remanzacco.
Scrive in italiano e in friulano asìno.
Nel giugno 2008 è uscito il suo primo libro Pavéa un’eštât – La luna  tal codâr, scritto a quattro “ali” assieme a Fernando Gerometta. Del giugno 2009 la prima raccolta di poesie “In cerca di falsamente spietata verità”, vincitrice ex aequo del premio San Vito. Suoi testi sono apparsi in varie antologie, tra cui L’Italia a pezzi, Tiara di Cunfìn (Biblioteca Civica di Pordenone), Notturni di_versi – L’ozio e Notturni di_versi – La Crisi, Clapadoria Peravoladoria, l’Almanacco del Ramo d’Oro, nei libri Dagli occhi al cuore e Acqua Aria Terra Fuoco.
Sempre assieme a F. Gerometta ha scritto e interpretato i testi degli spettacoli  “Tutto l’azzurro del cielo in un unico filo d’erba”, “DiaLogos”, “Su la puarta da la not”,  “Era anche Lorena” e “Spietavin la luna di mai” (per l’anniversario del terremoto del 1976). Ha scritto i testi delle canzoni giunte in finale al Premi Friûl 2009, al Festival della Canzone Friulana 2010 e vincitrice del premio CEM – Scrivere in musica 2010.

*

           

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