L’ironia è una cosa seria, rubrica di N. Bondarenko: Miladinovic

La notte dei morti viventi, George A. Romero, 1968

L’ironia è una cosa seria, rubrica di Natalia Bondarenko: Marko Miladinovic.

   

   

Benvenuti nella rubrica che parla di cose serie: parla d’ironia. Perciò, benvenuti nell’ironia. Entrate dentro senza diffidenza e senza pregiudizi. Sorseggiate la leggerezza utile a nascondere (magari, per pudore) la profondità della vita, usate la vostra immaginazione e cercate di non prendervi troppo sul serio perché in questo spazio c’è posto per qualsiasi espressione ironica e anche quella, ancor più rara, autoironica: esagerata, colta, improvvisa, spumeggiante o docile e lirica.
Benvenuti nello spazio dove non troverete mai le poesie di Sanguineti, Szymborska o Bukowski. «Vabbè», direte voi, «non sarebbe mica male?» Ma di loro è già stato detto/scritto tutto e anche di più. Infatti, non c’è niente di nuovo, nessuna novità sconvolgente, nessun miracolo letterario, niente di codificato come 2.0, perché la poesia ironica esiste da sempre. Ma c’è una percentuale minima di poeti che la scrivono. Perciò, benvenuti nello spazio di pochi, scelti… e viventi!
(Come vedete, la battuta vale non solo per i pittori…) N.B.

L’ospite di questo mese è Marko Miladinovic.

       

Marko Miladinovic (Vukovar 1988) vive e lavora a Chiasso. Canta per Fedora Saura. Organizza e conduce il Ticino Poetry Slam.  È inventore del kit di sopravvivenza eticoestetica: il suo spettacolo si chiama “Stand up europeans!”, happening di poesie, gags e sketches, intorno ai temi della morale, della sessualità, dei valori et supersulteriori. Suoi testi sono presenti in antologie poetiche e di racconti, riviste e sul web. La sua opera prima si chiama “L’umanità gentile”, è pubblicata da Miraggi Edizioni, (Torino 2016).

    

Questa la breve bio con cui generalmente viene presentato Marco Miladinovic. Quindi, si capisce subito, che ci troviamo al cospetto di un poeta performer, un vero talento della parola intesa in senso totale, e non solo scritta, ma anche detta e pronunciata.
A giudizio di molti, tra i poeti performativi, nonostante la sua giovane età, è quello che mostra nella sua opera più maturità e completezza. Questo perché teatralizza i suoi testi in modo ‘matto’ e divertente, il più delle volte lasciando sorpreso lo spettatore ma non pretendendo mai di dare giudizi, che è una prova di grande maturità. Insomma, per lui la realtà è amara e strana ma bisogna accettarla, mettendone in rilievo, come lui sa fare, alcune caratteristiche.
In più i sui testi, e quindi le sue performance, sono tutte intrise di un gradevole senso morale. Lui sceglie da grande esperto il campo in cui stare, la prospettiva da cui guardare il mondo. E, naturalmente, lo fa in modo assolutamente ironico. Non per caso su di lui è stato detto, che “contrasta il funereo coro delle troppe prefiche piangenti”. Infatti, nelle sue parole non troverete mai lamenti ma un senso e una prospettiva futuristica adeguata al presente, una volontà di intervenire sulle storture del mondo da intellettuale che medita e agisce. Un rivoluzionario della parola che ci fa capire molte più cose di quanto si possa pensare.
Non è per caso che il suo operato (se così si può dire) è stato notato e citato da molti cultori di poesia e da critici. Ecco un esempio:

“Rivoluzionario elvetico” (Distorsioni.net)
“Ambassadeur de la cause européenne!” (Caroline Iberg, NOMES)
“Re incontrastato del funk sommesso” (Ondarock.it)
“Un savoir faire da esperto” (Giacomo Stanga)
“Contrasta il funereo coro delle troppe prefiche piangenti” (Sergio Sozi)
“Impostore!” (Storiadellamusica.it)
“Un futurista consapevole del presente” (Ilmucchio.it)
“Novello Zarathustra” (Mescalina.it)
“Intellettuale solipsista” (Sentireascoltare.com)
“Pulcinella senza maschera né bastone” (Alfonso Diego Casella)
“La sesta internazionale!” (Riccardo Lisi)
“Ma chi è questo genio della filosofia morale?” (Giovanni Anceschi)

      

Vi propongo alcune poesie tratte dal libro “L’umanità gentile” pubblicato da Miraggi Edizioni, (Torino, 2016):

LA VITA FU

Felice di un’altra morte
non muore la filosofia
ma nel cuore un battito salta
quando ella la felicità espone
e qualcuno risponde vabbe’
vabbe’ vabbe’

*

PARDON

Si è infelici nella felicità
si è felici quando non la si ha
allora si può fare, prendere e disfare
la felicità va tutta là quando su di giri
si legge, non molto si interpreta
si traduce e non si dice, quel poco
della natura chi si è accorto?
Chi tacque non pensò a niente
piuttosto non pensò affatto
non subito, qui scrissi, non dico altro
Bon appétit

*

QUESTO LO DISSERO TUTTI

Dissero il saggio e il vanitoso
la natura ci creò per poterla pensare!
Dissero l’orgoglioso e il religioso
come la natura fummo creati!
Dissero il romantico e l’uomo d’azione
la natura ci creò per poterla ammirare!
Dissero il burocrate e lo scienziato
ci creò per essere ordinata!
Dissero l’ironico e il decadente
la natura da qui non si scosta!
Dissero il cinico e l’imbecille

*

LA DOTTORINA DELLA GENTILEZZA

Sii gentile con le persone. Lavati i denti e ricorda lo spazzolino se stai fuori. Cerca di non morderti le unghie. Lavati il corpo ogni due o tre giorni e le mani quando puoi. Pulisci il bagno un po’ più spesso, pensa agli ospiti. Svegliati alla mattina e dormi un po’ nel pomeriggio – la bellezza del giorno è tutta nel mattino. Fa passeggiate e porta i saluti. Sii nobile e forte, esponiti ed esteriorizza. Mangia poco (i più longevi sono d’accordo) – la fame è il miglior condimento. Chiediti chi ha più umori, se tu o il tempo. Non potrai evitare i temporali, sempre gli imbecilli e i tarantolati. Soppesa ugualmente lodi e biasimi. Confida in te stesso. Misurati con le opere e gli uomini meglio riusciti. Sii critico e cerca il buon gusto. Sii molesto un numero limitatissimo di volte nell’arco della tua vita e contale. Non essere mai molesto. Sii disperato, prospera e non sperare mai. Non farti mai una colpa, benché ciò sia impossibile, infatti non esiste la colpa. Ugualmente non esiste vergogna, morte, anima, innocenza, scelta, potestà, guarigione, castità ecceterà. Conosci le dottorine e prenditi cura dei tuoi vizi. Non essere mai fanatico, totalitario, monoteista, fascista o una nullità – meglio un buono a nulla a cui il nulla dia la sua bontà! Non avere preoccupazioni, rimorsi o rimpianti – se ciò ti affatica svuota un sacco pieno di sassi mordendone uno a uno e riponendo ciascuno nel sacco. Non avere paura di non lavorare. Ricorda, la ricchezza è differenza, selezione, diversità. Una divinità composta da un dio soltanto è sinonimo di molta povertà, miserie e atrocità (forse che la morte sia un’invenzione delle religioni monoteiste?). Abita i tuoi pensieri ma arieggia, le idee lasciale a quelli sopra. Stringi amicizie e alleanze. Sii ospitale e non compiacerti se prima non dai piacere. Sii solitario e di buona compagnia. Se di quando in quando ti senti rigido sii forte e spezzati. Trova le tue domande. Fa di te uno scopo. Registra e trascrivi i sogni già sognati. Ricorda che tutti i vivi devono vivere e ciascuno lotta per la sua propria vita (che altro fuor da questa non esiste). Sii critico verso la ragione, lo stato, i preti, i poliziotti, internet e ricorda il primo verso. Rifiuta ogni gratuità: tutto ciò che è gratuito di questo sa. Impara dai motti di spirito ma non da questo. Lascia credere, prima o poi si smetterà – è lecito offendersi quando si viene creduti. Non c’è al mondo volere né certezza. Non essere stupido e non farti tatuaggi. Niente dura quanto credi, neppure ciò che credi duraturo. Ma ancora tu credi? Neppure sii modesto e non segui- re nessuna moda né tendenza – noi siamo gli antichi e viviamo nell’infanzia! Ringrazia prima di rifiutare. Riconosci che la vita non dà premio e non c’è posa; ciò che annienta se stesso non ha valore. Ma a questo ripenserai in una età lontana dall’adolescenza. Datti tempo e scoprirai che sarà tuo tutto il tempo che saprai darti. Intanto non chiedere a nessuno l’età. Trova i tuoi maestri. Ricorda che la natura è indifferente ma pure, prima che tu nascessi, sono trascorsi miliardi di tramonti e milioni di eternità. Non cercare consolazioni, non consolarti, non farti consolare: prendi atto delle tue consolazioni. Nascendo hai reso possibile quanto prima di te non fu e ora che sei vivo non cercare scopi altrove. Impara a cucinare per dare piacere. Circondati di belle cose e non accumularle. Riconosci che i soldi vanno e vengono ma sempre restano e tu, i tuoi amici e i tuoi affetti no. Fa regali a chi vuoi bene. Vivi la tua sola vita, onestamente e senza offesa. Sta’ attento alla postura. Sii severo con te stesso, meno con gli altri. Inventa per te stesso la tua grande salute. Sii divertente e di spirito, molteplice e differente. Guarda il cinema d’autore, i bei film italiani, interrompi subito la visione di film brutti. Ricorda che la vita è breve, pensa al respiro di un dinosauro – la brezza sul tuo collo. Ti auguro un buon nemico, qualche cosa di antico. Ogni tuo gesto è decisivo.

*

(Ho avuto la fortuna di vedere un suo spettacolo (spezzone) a Portogruaro durante il Poetry Slam, dove lui si è esibito come ospite speciale, con la sua poesia “speciale” e con il suo modo “speciale” di proporla. Non avendo un video di quella serata, vi propongo (qua sotto) un video registrato, in un altro luogo, di una poesia intitolata “Preghiera” che mi piacque molto.)

        

in apertura La notte dei morti viventi, George A. Romero, 1968

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: