L’ironia è una cosa seria, rubrica di N. Bondarenko: Lancerotto

john charles denham, una balla di fieno che somiglia a un demone, data sconosciuta

L’ironia è una cosa seria, rubrica di Natalia Bondarenko: Massimiliano Lancerotto.

   

   

Benvenuti nella rubrica che parla di cose serie: parla d’ironia. Perciò, benvenuti nell’ironia. Entrate dentro senza diffidenza e senza pregiudizi. Sorseggiate la leggerezza utile a nascondere (magari, per pudore) la profondità della vita, usate la vostra immaginazione e cercate di non prendervi troppo sul serio perché in questo spazio c’è posto per qualsiasi espressione ironica e anche quella, ancor più rara, autoironica: esagerata, colta, improvvisa, spumeggiante o docile e lirica. Niente satira però. Quest’ultima avrebbe bisogno di una rubrica a parte.
Benvenuti nello spazio dove non troverete mai le poesie di Sanguineti, Szymborska o Bukowski. «Vabbè», direte voi, «non sarebbe mica male?» Ma di loro è già stato detto/scritto tutto e anche di più. Infatti, non c’è niente di nuovo, nessuna novità sconvolgente, nessun miracolo letterario, niente di codificato come 2.0, perché la poesia ironica esiste da sempre. Ma c’è una percentuale minima di poeti che la scrivono. Perciò, benvenuti nello spazio di pochi, scelti… e viventi!
(Come vedete, la battuta vale non solo per i pittori…)

L’ospite di questo mese è Massimiliano Lancerotto.

Massimiliano Lancerotto e la sua poesia sono una piacevole scoperta.
Anche se all’inizio potrebbero sembrare in apparenza privi di contenuti morali o essere tacciati di mancanza di serietà, i suoi versi, in realtà, attraverso l’onestà e l’impegno con cui affrontano i problemi quotidiani della vita, appaiono consistenti e profondi.
Per lui si potrebbe parlare più di poesia comica, perché affronta tematiche e situazioni attinte dalla vita quotidiana, sottolineandone gli aspetti più ridicoli, a volte rovesciandoli come in un contesto carnevalesco. È un tipo di poesia che si propone di dissolvere in scherzo e divertimento ogni apparenza di serietà, inclinando verso la parodia. Perché Lancerotto affonda le proprie radici nella vita, in quello che ti succede giorno per giorno; lo fa con il colore del tempo, cioè, in modo ironico e gioioso. Per di più, lo fa con il dovuto impegno e l’inevitabile carica sociale. Lo potrei definire il “Rapper della provincia”… (Udine, la città dove Massimiliano Lancerotto è nato e dove abita, è sempre stata e continua ad essere una cittadina provinciale senza nulla togliere a questa parola). E non per caso uso la parola “Rapper”. La sua poesia molto spesso rimata, è rimata forte. Proprio grazie a questa rima mai banale i versi risultano comici e grotteschi anche se non manca un filetto di liricità che nel caso suo crea una certa atmosfera:

È tutto a termine,
anche io lo sono
come
mia madre, l’estate, l’inverno
addirittura il capo del governo.

Ma anche quando gioca con i ricordi dell’infanzia:

Nessuna Laura nella mia vita
solo Beatrici o bici
senza valore
qualcuna si bucava:

mio padre:
cantina, bacinella, cacciavite a stella,
acqua, saliva, mastice, cucchiai, forchette,
sigarette, odore di gomma,

mamma che chiama,
erba tagliata, maggiolini, lucciole,
“pronta la frittata”,
fumetti in tivù, chissà dov’eri tu,

afa, sempre d’estate,
prezzemolo e patate,
“chiudi il cancello”
carosello

Massimiliano è non solo un poeta, ma anche uno scrittore. Ha scritto delle commedie brevi in friulano ed in italiano per la compagnia udinese dei ‘teatranti clandestini’ e magari è proprio grazie a questa sua natura teatrale, alle capacità attoriali, che riesce a catturare l’attenzione con grande facilità quando legge i suoi versi in pubblico. Il segreto penso stia anche nella sua autoironia, che della poesia ironica è una componente essenziale. E così, parole come:

…sono mediocre,
deludente
e,
lo ammetto,
poco intelligente…

lo fanno apparire simpatico e quasi quasi affascinante.

   

Selezione di poesie:

 

È periferico il mio scrivere
il mio nascere
il mio vivere e lasciar vivere.
C’è tanta periferia
alla periferia dell’impero
dove tutto è ai margini:
il mio cuore
il mio odore
il prezzemolo nel vaso
ciò che cola dal mio naso
un parente morto, a caso.

*

Mi lascio spazio
e poi mi stringo per star più comodo
che mi conforta sapermi ospitale
pronto al bisogno per consolare,
senza avvitarmi nella spirale.

Se fuori piove
starò in me stesso
mi faccio posto, mi tiro in parte

Io so chi sono, con chi mi accompagno
non ho mai fretta di sabato sera
alla doccia prediligo il bagno
e fine settembre alla primavera.

*

Sei falsa,
come una commessa,
come una commessa
mentre convince un giovane acquirente
che gli sta un amore
quella camiciuola trasparente

eppure
come una commessa
sembravi
brava, bella, vera
quasi sincera.

*

Sono profondo
o in me si tocca?
Lo devo ammettere per pudore
che ho tot centimetri di spessore.

Dio si nasconde
oppure ha scoperto di non esistere
o di essere privo di onnipotenza
quindi è inutile
essere buoni per convenienza.

Ciò che divide il bene dal male
il contadino dal maiale
la tolleranza dal menefreghismo
il nepotismo dal vassallaggio
Lando Buzzanca da Paolo Villaggio
è un non so che di indefinibile
che nel dettaglio sembra risibile.

Per congedarsi dal mondo dell’arte
è imprescindibile farne parte?

                      

john sell cotman, paesaggio montano con albero maledetto,  c. 1803 - in apertura john charles denham, una balla di fieno che somiglia a un demone, data sconosciuta
john sell cotman, paesaggio montano con albero maledetto, c. 1803 – in apertura john charles denham, una balla di fieno che somiglia a un demone, data sconosciuta

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