L’ironia è una cosa seria, rubrica di N. Bondarenko: Socci

Ratatuille, Brad Bird e Jan Pinkava, 2007 00_risultato

L’ironia è una cosa seria, rubrica di Natalia Bondarenko: Luigi Socci.

   

   

Benvenuti nella rubrica che parla di cose serie: parla d’ironia. Perciò, benvenuti nell’ironia. Entrate dentro senza diffidenza e senza pregiudizi. Sorseggiate la leggerezza utile a nascondere (magari, per pudore) la profondità della vita, usate la vostra immaginazione e cercate di non prendervi troppo sul serio perché in questo spazio c’è posto per qualsiasi espressione ironica e anche quella, ancor più rara, autoironica: esagerata, colta, improvvisa, spumeggiante o docile e lirica. Niente satira però. Quest’ultima avrebbe bisogno di una rubrica a parte.
Benvenuti nello spazio dove non troverete mai le poesie di Sanguineti, Szymborska o Bukowski. «Vabbè», direte voi, «non sarebbe mica male?» Ma di loro è già stato detto/scritto tutto e anche di più. Infatti, non c’è niente di nuovo, nessuna novità sconvolgente, nessun miracolo letterario, niente di codificato come 2.0, perché la poesia ironica esiste da sempre. Ma c’è una percentuale minima di poeti che la scrivono. Perciò, benvenuti nello spazio di pochi, scelti… e viventi!
(Come vedete, la battuta vale non solo per i pittori…)

L’ospite di questo mese è Luigi Socci, poeta.

Prima mi scrive e si scusa perché legge la mia proposta di scrivere su di lui, in questa rubrica, dieci giorni dopo. Per di più dice di essere a Mosca. Prendo la notizia come una battuta. Invece è vero. Torna da Mosca, mi scrive di nuovo “ecchime, son back”. Rifaccio la proposta della pubblicazione. «Quante, quando, dove…». E poi precisa che le sue poesie sono amarette. Anzi, le reputa ilaro-tragiche…
Ricevo il file, leggo i primi due titoli: “Certi rovesci”, “S.Lorenzo (notte di)”.
«Sono ironiche» rispondo senza leggere il resto.
È così che ho conosciuto la poesia di Luigi Socci e Luigi Socci, un poeta di Ancona che si autodefinisce “versificatore part-time, performer confessional e (ri)animatore poetico” (ma senza alcun legame con Antonio Socci.) È stato pubblicato nella plaquette “Freddo da palco” (d’if, 2009) e nelle antologie “VIII Quaderno italiano di poesia contemporanea” (Marcos y Marcos, 2004) e “Samiszdat” (Castelvecchi, 2005). Nel 2013 ha pubblicato “Il rovescio del dolore” (Italic Pequod, 2013). È, anche, direttore artistico del festival di poesia “La Punta della Lingua” di Ancona.

«Il mio rapporto con la tradizione è spesso di stampo parodistico, in un atteggiamento non dissimile da quello dello scolaro che per esorcizzare il grande fascino che subisce dalla sua compagna di scuola ne intinge le trecce nella boccetta dell’inchiostro. Per un procedimento di questo genere Guido Almansi e Guido Fink parlano di “falso consacrante”; a me piace parlare invece di “parodia amorosa” scrive Socci in un’intervista (INTERVISTE CREDIBILI # 6 – LUIGI SOCCI) del 2012 per Poetarum Silva.

Secondo alcuni versi, a quanto pare biografici, come per esempio questi,

Chino nel mio cunicolo.
Munito di binocolo.
Non cerco l’ironia, trovo il ridicolo.

l’ironia anche se non cercata, in pratica diventa quel particolare stile che porta spesso al ‘ridicolo’, quindi al far ridere (all’umorismo seppure inconsapevole) come categoria generale.
Socci è un osservatore particolare, ma osserva essenzialmente se stesso, attraverso una lente che ingrandisce o rimpicciolisce e che deforma sempre la realtà.

Potevamo stupirci
con effetti speciali
ma in effetti
bastavano i normali.

Generalmente egli esamina le proprie paure, i propri tic, le proprie nevrosi… ma non solo; il suo modo di guardare attraverso un filtro o una finestra, anzi, attraverso uno spioncino (poesia “Dallo spioncino”) alla fine lo porta a scoprire la misera realtà quotidiana, nessun mondo incantato e neanche paesaggi da sogno:

…Da questo buco
ho visto i testimoni per esempio
di geova le donne delle scale
il messo iettatorio
dell’amministratore condominiale.
L’ex-tossico in realtà tutt’ora tossico
cui devo un set magnifico
di spugne per la casa
all’aroma di pesce
ho spiato pensando
– esce o non esce?

Egli mette in versi, a volte ferocemente, una realtà ribaltata che porta a costruire verità di poco conto, sempre soggettive, e che, però, alla fin fine, servono per sopravvivere…

Un cane si mordeva
facendosi la bua
la coda a stretti morsi
sapendo che era sua.

Socci predilige il tragico che si trova nella banalità del quotidiano, la vita di provincia di alcuni uomini, quella che si nutre di luoghi comuni e lo fa attraverso uno sguardo particolare sulle comicità involontarie di tutti noi, senza rispetto per nessuno, dissacrando qualsiasi cosa, a volte anche la morte. 

*

Poesie tratte dal libro “Il rovescio del dolore” (Italic Pequod, 2013)

     

Certi rovesci

Il vento aspira l’aria, non la soffia
e lascia i corpi sparsi sottovuoto.

La foglia rimbalza in cima all’albero
la primavera retrocede a gambero.

La pagina si sbianca
l’inchiostro è risalito nella penna.
(bel risparmio)

Il fumo scende nella sigaretta
tornata intatta
come mamma l’ha fatta.
Fumo di meno e ho il pacchetto pieno.
(tutta salute)

E il morso che rinsalda ogni boccone.
La merda a riavvitarsi su nel culo.

dora è arod maria airam
paola sarebbe aloap alla rovescia
ma anna all’incontrario è sempre anna

Rovescio del dolore il suo discuore.
Allegri! Oggi si muore.

*

Il viaggiatore ignoto

Accappatoi fregati negli alberghi
saponi con i peli appiccicati
sfoghi d’acne da treno:
segni inequivocabili di viaggio
più o meno.

L’avviso ai naviganti era criptato.
Era evidente il posto era sbagliato.

Scelte per punto fermo
come riferimento
stelle cadenti e vento.

Era evidente il posto era sbagliato
col cane che non solo
non riconosce ma persino
staccare dal polpaccio è complicato.

Era evidente
il posto era sbagliato:
tizi mai visti
spazi ridotti, pieni di rischi.
non ho
amici con divani come questi.

Come in una morale
senza l’ombra di fiaba
era evidente io stesso ero sbagliato,
andato a finire
e tornato.

S.Lorenzo (notte di)

Stella non stella stella con la colla.
Un brusio di bugie dai cieli gelidi.
Astro senza disastro
stimolo e impedimento all’astrazione.
Credo che non cadranno.
Certo non con le buone.

Non vogliono saperne eppure è agosto.
Il buio al punto giusto.

Una stilla di latte
trasuda dai ginocchi, un rigirio
di parti basse un torcersi
di testicoli tortili barocchi.
Specchi delle mie brame rotti.
Freno a ogni fremito degli occhi.

È tempo di succhiare
il sangue alle zanzare
di riporre le voglie
al chiodo chiuse a chiave.
Un filo con un nodo
d’erba mi lega al suolo.

*

Toccami

Toccami
con una canna aguzza
toccami con i guanti
di gomma per i piatti.

Toccami, che ti tocca,
non sono cacca, tocca.

Se prima non mi tocchi
non so più andare via.
Tocca che non s’attacca
la mia, di malattia.

*

Di proprio pugno

Mi scrivo una tua lettera
finché dura la mano
finché mi regge il pugno, finché stringe
finché so l’italiano.
Come consolazione o per rivalsa
mi scrivo una tua lettera
falsa.

Mi scrivo di mio pugno
(la grafia non è mia)
senza fare la brutta
copia, senza bisogno
di sprecare saliva
per chiudere o affrancare.
Mi scrivo una tua lettera.
Poi te la faccio firmare.

                             

Ratatuille, Brad Bird e Jan Pinkava, 2007
Ratatuille, Brad Bird e Jan Pinkava, 2007

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