Il racconto del mese: Logorrea di segnali acustici di Flavio Almerighi

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Logorrea di segnali acustici

racconto di Flavio Almerighi

   

La mitezza contusa è ­cielo, e non può più telefonare. Basterebbe un piccolo aliante ­per afferrarle la coda e voltar pagina. Gocce di varia ­origine, dimensione e suono, restano aggrappate al vento per ­comporre un fortunale, casca il sole, casca la terra, tutte ­giù per terra. Cugine di magnolie resistono miracolosamente al ­palo, non mi cadono tra le braccia né sui tergicristalli. ­Freddo. Danzano fogli di giornale e carte da parati fra ­compunte aiuole il cui stile riporta ai primi lavori ­dell’acconciatore d’Anna Bolena. Buio pesto e logorrea di ­segnali acustici, fulmini, altoparlanti che annunciano ritardi ­e partenze. Tutto confonde bambina mia, fogliolina nell’aceto, ­che non sai dei flussi estetici o di quanto l’immaginazione ­sia portata al caos. E’ più fredda la smagliatura in una ­calza. Osservarla è prassi consolidata. Fuori un tripudio di ­argenti e talenti mollati in strada. Il mondo, la mia faccia. ­Tempi minimi vengono concessi ai ladri che vogliano portarsi ­via il servizio buono, un violino di Isaac Stern, La ­possibilità di un’isola, segue l’allarme. Ferma il traffico, ­copre le conversazioni, il temporale è a un punto morto, ma il ­contante circola. Freddo. Nei piccoli paesi non c’è niente. ­Forestieri e nubi di passaggio trovano ostelli per la notte ­dove aspettare il primo treno del mattino dopo. Spiovono ­tutti. Alle volte, anche qui, qualcuno fa l’amore e ride. ­Annuncio ritardo. Ottanta decibel il limite di sicurezza. L­’equilibrio precario di un piccione sulla persiana chiusa è ­illusione ottica o tema d’esame? Ricordo, gli fracassai la ­testa colpendolo al volo con un manico di scopa. Cadde ­stupidamente ai miei piedi e lo gettai nel cortile dirimpetto. ­Rovinò pancia all’aria che, inutilmente bianca, risaltò a ­lungo fra muschi e sporcizia come un rimorso, fino al ­sopraggiungere quieto e diligente del disfacimento. Non sono ­stato io. Signora Giudice mi scagioni, apra il vestito prego, ­e m’allatti. Il tempo è vero crimine, non io! Perfetto capro ­espiatorio nel continuo scorrere dell’ acqua e su rotaia, col ­ghiaccio sopra teste ancora nere e volubilmente sole. Il teste ­mente Vostro Onore! Qualcun altro, quando ama, si lascia ­apostrofare con termini che normalmente riterrebbe ­oltraggiosi. (SGT. Pepper had a wooden leg) Ma l ‘esaltazione ­e l’instabilità dei corpi in divenire, sregolati, sgretolati ­ingredienti e ricicli per nuovi corpi producono e spacciano ­nutrimenti. Esiste una vera coscienza di classe nel cacciatore ­o è soltanto elettricità statica al contatto? Suoni ovunque, ­non intendo andare fuori tema. Troppi per appunti del Venerdì ­Santo in tema di segregazione, non é la cacofonia frontale cui ­feci cenno in una mia vecchia composizione ad annullarne il ­senso. In tema d’abbandono, il temporale che s’abbatté sul ­Calvario un attimo dopo le Quindici, lascia ancora sconvolti i ­fedeli per l’inaudita violenza. Estrazione di un dente, ­aborto, amputazione, perdita definitiva. Tutto questo è ­storia, ma non intendo far cenno alla Storia, voglio ­raccontare il mio temporale violento e aguzzo. Au contraire, ­la lettura assume forma grave d’epitaffio su granito.
Non ­esiste stele formato A4.
L’apparenza tua dell’uomo
può ­provare a stupire ogni giorno,
ogni attimo anche in sua ­assenza,
forse c’è?
O soltanto un solco d’estraneità,
la ­frattura sismica che fa pensare
– nient’altro al mondo più ­
potrà colpirmi, se non
un’altra malattia. –
Emozioni ­senza emozione,
scrivere é distrarre l’altro più
di quanto ­in realtà sa divenire,
felicità sfuggita agli occhi
che ­d’espressione esagera le labbra
e tende a dilatare.
La ­multi sala in attesa,
il passato informe in tre persone
e ­tre coniugazioni di cui
rimane più nemmeno una.
Vivi per ­me cugina
delego te magnolia in fiore,
trattami la vita ­
come fosse stata mia.
Estremamente più semplice e diretto ­coniugare Hank e Sweet Home Alabama, ma fu durante il viaggio ­d’un angolo giro. Gesù spirò, senza questionare troppo se la ­sua fosse o meno una pulp fiction religiosa. Sono le Quindici ­Zero Zero, il Temporale dovrebbe brandire la più oscura e ­minacciosa delle asce in repertorio e dare sgomento. ­Sconfessare è mero istinto di conservazione. Conversazione di ­due punti divergenti che convergono proporzionalmente con ­l’aggravarsi delle condizioni meteo, sono collegati con ­server/host remoto mediante utilizzo della porta 23. ­Hoeullebecq ha costruito ben più di un romanzo, io no. Mi ­scarnificano sensi d’invidia e mancanza. Rifare palpebre, ­tette, addomi, non cambia i punti di vista. Violaine, per ­amore, si lasciò tagliare i capelli e li vendette al ­parrucchiere ricavandone una somma. Non aveva mai posseduto ­danaro. Era così povera da non avere altro da rivendere se non ­capelli, ma non dette mai prestazioni in cambio di salario. ­Acquistò una catena da orologio. Il suo adorato, unico bene ­terreno, possedeva un vecchio orologio ricordo del padre. Lo ­vendette a un orologiaio per acquistare un pettinino prezioso ­per le belle chiome di Lei. E il successivo temporale fu ­spaventoso a un punto tale da coprire il sottofondo musicale ­in filodiffusione ai grandi magazzini, quel giorno l’offerta ­del mese andò invenduta. Le grida, il pianto, lo stridore di ­denti svegliano per un attimo mia madre. Sono certo sia stata ­sepolta per errore. Steve, mio cugino, mi prende per un ­braccio giusto in tempo a evitarmi di calare nella fossa. ­Voglio vivere con lei. Un frammento di carta da parati mi ­corre incontro fradicio di pioggia, ma non sembra eccitato. ­Logorrea e cacofonia non sono la stessa cosa. Logorrea non è ­semplice mescolanza di suoni. George Martin, ma fu per caso, ­produsse per i Beatles ottimi frammenti eufonici. Fece ­tagliare un nastro inciso a strisce è lo gettò per aria ­(assomiglia molto al piccione che dicono io abbia assassinato) ­poi lo ricompose mettendo i pezzi a caso. Scrisse partiture in ­crescendo diverse per ogni strumento e ognuna andasse per i ­fatti suoi. L’altoparlante continua incessantemente a ­distillare ritardi, partenze, promesse, qualche arrivo. Leone ­è uno dei gatti della vecchia. Quando lei è in ospedale, o ­troppo stanca per averne cura, il gatto si mette sul davanzale ­al pian terreno a sperare carezze, altrimenti sale sull’albero ­ma quasi mai sa scendere. Si sente solo, Leone si sente. ­Utilizza toni quasi sempre gravi nei suoi versi. Freddo. ­Minaccia pioggia, minaccia altro, l’imprevedibile non ha ­connotati. Salta la corda Palla Farfalla, Bruco Quadrato, ­Mosca Frittella, ci sono i guerrieri dalle teste ammaccate che ­portano spade arrugginite. Salta gonnella, sei sempre più ­bella. (Scrivere divinamente è nulla, se poi chi legge è un ­cane) La scacchiera di Marostica è metafora particolarmente ­riuscita del Fato. La diagonale è per l’Alfiere, tutti ­passano, muoiono, ricordano. Ognuno ha il proprio passo e un ­personale senso del ridicolo, monocoltura di binari. Il treno ­rallenta in prossimità dei grandi nodi, perché non sa quale ­via tentare. Nemmeno io. Capita spesso di risvegliare la ­carogna insepolta nel cuore. Ometto il punto di domanda, è ­un’affermazione. I motivi sono risaputi. Il luogo, un po’ di ­terra consacrata per l’inumazione, ancora no. La questione ­riguarda viaggi che terminano e ricominciano sempre allo ­stesso punto e dicono, dicono, dicono… senza che il potere ­seduttivo della parola possa in realtà attenuarne il lezzo. ­Freddo. Un tempo non lo erano, ma capita già da due settimane ­che i Venerdì siano particolarmente limpidi, soprattutto il ­Venerdì Santo. Prendo diligentemente appunti e alzo il ­finestrino. La ferrovia è il vero miracolo che misura e taglia ­i campi piatti delle bonifiche ferraresi, li trasforma in ­potenziali enormi zuccheriere. Meglio il miele, pensavo, ­contemplando acutamente un favo bellissimo. Altre celle ­disseminate al Cimitero del capoluogo, come nei film di John ­Carpenter, sono sindrome d’accerchiamento. Teppisti ­soprannaturali che assediano umani, demoni che assediano ­umani, vampiri che assediano umani. Superato San Pietro in ­Casale il convoglio ne è così stipato che anche i posti in ­piedi scarseggiano. Nei fortini assediati è già infiltrato il ­seme malato, la concausa della furia tribale degli assedianti. ­La bonaccia susseguente è avvertire in ogni singola fibra la ­forza di gravità. Scinde il corpo in miliardi di stelle, ­ognuna va in direzione diversa e divergente dalle altre, senza ­più condividerne il Destino. E’ allora (traccia 10) che la ­capotreno dai lineamenti ungheresi stacca uno di quei ­leggendari assegni color amarena e sembra volermelo dedicare. ­Scrivere è piacere d’evacuare, disse un tedesco, sgombrare ­spazi per occuparne altri. Posso chiudere gli occhi per ­distinguere ogni singolo suono. Logorrea infinita di una ­scolaresca al ritorno dalla gita. Scindo ogni singola voce, ­ogni singolo suono, riconosco ogni parola. Ogni vibrazione mi ­si espande dentro, ogni singolo fastidio. Non avevo idea di ­quanto fosse capace la mia gabbia toracica. Indolente musica ­alla Frau Kristin, solitudine indesiderata, violenta che mi ­esce dalla biro. Rivedo quei fortini assediati dove s’è ­infiltrato il seme malato. Il caldo è brutale come le novità. ­Alida Valli non c’è più. Tino Biancini non c’è più. Ho la ­sensazione che tutto vada al di là di ogni ragionevole dubbio. ­Accarezzami il cuore adorata. Lasciamo fermare il tempo e ­aspettiamo sottovento. Insieme al giusto ozono, il temporale ­porterà gli odori spauriti delle future vittime. Eccitante ­attesa, lontananza a termine, aroma serale di primavera, ­Ottone avvita una vite, tratta di un corso di stenografia per ­memorie corte, Sistema Meschini. Ermetismo è desiderare ­ardentemente l’assassinio del proprio io. Liquoreria di ­messaggi apparentemente senza senso, giungono soltanto a chi ­sa per chi siano stati scritti. Cosa accade nella vulva di ­quella cantante che sente particolarmente il pezzo? I notturni ­intanto riportano la temperatura a livello accettabile. Le ­previsioni indicano l’impossibilità di brevi rovesci nell’arco ­del pomeriggio seguente. In genere da conforto e ispirazione ­lo scorrimento dell’aria mentre i segnali moltiplicano. Vuol ­dire che presto farà ancora caldo e le pareti saranno ­costrizioni. L’affinità fra la scacchiera di Marostica e il ­rivestimento in piastrelle su certi interni rende il destino ­sempre più edile. Papà fu uno di quei muratori che non costruì ­la sua casa. Afferro la scheggia per la collottola e agito, ­fino a procurarmi lesioni interne al cuore. Fossimo tetti, ­punte d’alberi o cugine di magnolia, saremmo già morti. Non ­ricordo nomi ma date soltanto e ho una certezza, il temporale. ­Unico luogo ancora concesso ai fumatori è un loggiato in ­metallo che sporge apparentemente dal container. L ‘area ­esterna al mercato è un De Chirico falso con sottofondo ­perpetuo di traffico a $ 89,00 il barile. Grate in pietra ­perfettamente equilatere rendono al contesto architettonico la ­consistenza di un Big Mac. La sigaretta non finisce, la nausea ­non sfinisce, ma una nota di colore può venire dall’orologio ­umido disteso ad asciugare. Un temporale non ha compassione ­d’impermeabilizzazioni fittizie, campi secchi e profumi ­evocativi. Sono italiano, adoro colli di donna che profumano ­di mamma: salta gonnella, sei sempre più bella! Teatro d’odio ­è confidenza, elude la bocca impossibile da trattenere, amaro ­come pentimento; patetica l’esortazione a tenere il segreto. ­Pulcinella e Seamus Heaney spiegano perfettamente, ognuno per ­propria parte il sodalizio, paragonandolo alla vasca delle ­aragoste al ristorante, pronte per l’acqua bollente previa ­ordinazione del cliente. Il silenzio successivo cala come bava ­da labbra amiche. Pulcinella, per quanto lo riguarda, continua ­a mantenere ogni segreto. D’altra parte un pasto in buona ­salute non può contenere tossine. L’animale vada in cottura ­pensando di essere ancora vivo. Mestamente un ‘ anguilla ­solitaria, l’unica risparmiata al pranzo di oggi, non può ­neanche ringraziare gli dei della proroga, la vaschetta in ­plastica trasparente non le concede suffuciente privacy. La ­parola è fluido che narra, commuove, uccide. La scrittura è ­per introversi celibi e amanti dei gatti. Quelli che girano il ­foglio per nasconderlo a sguardi indiscreti. Il calcolo è per ­tutti quelli che scommettono sul progresso e credono nel ­futuro. La lunga speculazione sui fratelli Klement conduce al ­campo minato del dire di noi. Leone si è stancato, ha pensato ­di sparire per un po’, casa vuota, luci spente. Soprattutto ­silenzio. Freddo. Lo stesso incanto del cimitero di Forlì ­appena dopo il tramonto del Ventitre Aprile. L ‘orizzonte è il ­Reparto Nuovi Arrivi dell’anima, le nubi espedienti. Poi, ­sull’aspro infinito, dopo che avrò terminato di piovere, ­passerà in ritardo un treno. Cominciai pensando una Poesia, su ­Essa ho continuato a riflettere durante tutta la traversata, ­ora discetto fra me e me sul modo migliore per leggerla. Siamo ­tornati qui, Lei e io.
Grazie.

               

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One thought on “Il racconto del mese: Logorrea di segnali acustici di Flavio Almerighi”

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