“L’ozio è il padre di tutti i vizi”, di Anna Magnavacca

L'amazzone, opera di Leonardo Lucchi

“L’ozio è il padre di tutti i vizi”, di Anna Magnavacca.

     

     

Ricordo mia madre, le sue parole, i suoi dolci e pensosi grandi occhi, le sue mani mentre impastavano e sulla mia bruciante fronte bambina.
Ricordo le sue parole- quando mi osservava nel dolce far niente- “l’ozio è il padre di tutti i vizi”.
Il mio “far niente” comunque si limitava a questo atteggiamento: mi mettevo seduta sotto una finestra, all’interno della casa, e stavo lì delle ore….
Pensavo, sì pensavo, dunque qualcosa facevo e spesso mi chiedevo “ma quali sono tutti questi vizi?” Infatti quali vizi potevo avere?
Mio padre-rimpatriato dalla Corsica (causa guerra)- si era adattato a fare l’autista e mia madre si arrangiava a cucire abiti per le vicine di casa. Certamente a mio padre la sua vita stava “stretta”, era abituato in Corsica, ad una vita comoda. Possedeva un’auto una Chenard-Walker, commerciava. Nelle foto è ritratto sorridente fra montagne di stoffe colorate. Aveva buon gusto un’eleganza innata e lo ricordo con in testa il suo borsalino.
Mia nonna materna era un’insegnante e avevo “il bellissimo vizio” di chiederle libri da leggere e qualche bel vestito. E lei mi accontentava. Anche a mia nonna -di Parma- piacevano i libri e i vestiti eleganti.
Rannicchiata sotto la finestra creavo nella mia fantasia. All’uscita da scuola, scrivevo i miei pensieri, prima di raggiungere casa. Mi sedevo su di un muretto vicino ad una balera dove la sera-d’estate- i giovani ballavano. Immaginavo di essere più grande e ballare… ballare… mi vedevo con una minigonna Chanel, allora in voga.
Qui, su fogli di quaderno,scrivevo poesie che regolarmente o perdevo o venivano ritirate da mia madre (le conservava, le leggeva-amava la poesia ) che preferiva vedere scritte le declinazioni dei verbi.
Non le era stato possibile studiare (lo avrebbe desiderato tanto), erano sette figli e soltanto quattro avevano studiato: tre maschi e la prima femmina.
Forse un vizio lo avevo: mi piaceva dormire, alzarmi tardi e, nel letto, fantasticavo.
Immaginavo luoghi lontani, la distesa del mare ( lo avevo visto poche volte), la mia vita futura. Studiavo volentieri ma adoravo anche dipingere, scrivere, truccarmi, fare prove con i tacchi alti ( me li facevo prestare da una vicina di casa), recitare monologhi davanti allo specchio. Mi piaceva molto andare al cinema, specialmente in estate quando era proiettato all’aperto. C’era più spazio, mi dava noia sentire persone troppo vicine durante la proiezione.
E adesso penso che “quel dolce far niente” abbia plasmato tutta la mia esistenza. Amo scrivere, dipingere e ascoltare buona musica. Amo il teatro. E scrivere ha reso la mia vita felice.
Negli anni seguenti- adulta- elaborai una mia convinzione -fortemente condivisa da mio padre: le persone lavorano troppo ed esauriscono tutte le loro energie mentre, una parte di queste potrebbe essere incanalata verso attività che riempirebbero “ il vuoto ancestrale” che ognuno di noi ha dentro di sé.
Orari massacranti, stipendi bassi e spesso un capofamiglia deve svolgere due attività lavorative per “ tirare avanti”…. Si verificano stanchezza, insofferenza e spesso danni irreparabili dovuti proprio alla privazione dell’ “ozio creativo”.
Da queste mie osservazioni emerge- per molte persone- un quadro di vita davvero infelice e a questo proposito riporto alcuni stralci del filosofo Bertrand Russell dal libro “Elogio dell’ozio”.

“Io voglio dire, in tutta serietà, che la fede nella virtù del lavoro provoca grandi mali nel mondo moderno, e che la strada per la felicità e la prosperità si trova invece in una diminuzione del lavoro….”
“… Bisogna ammettere che il saggio uso dell’ozio è un prodotto della civiltà e della educazione. Un uomo che ha lavorato per molte ore al giorno tutta la vita si annoia se all’improvviso non ha più nulla da fare. Ma, se non può disporre di una certa quantità di tempo libero, quello stesso uomo rimane tagliato fuori da molte delle cose migliori…”

    

In stazione…..
In stazione quando mi capita di viaggiare-incontro
la stessa donna da anni, molti anni.
Sempre alla stessa ora: partenza 6.38-ritorno20.30.
La sua vita è fatta di treno e lavoro, lavoro e treno.
Cuce le tende, cuce tutto il giorno l’ombra di giardini
balconi finestre e ancora. E forse sul suo balcone
non c’è ombra. I soldi per l’ombra servono per i figli
disoccupati. La stessa borsa marrone, la stessa bottiglietta
d’acqua e posso immaginare anche un panino
con una fredda buonissima frittata.
Sul viso della donna del treno vedo tanta stanchezza.
Quando non viaggerà più sarà riposata ma più triste.
Le mancherà il viaggio, il fischio amico del treno
il suo panino, la fretta.
E l’abitudine a volte ti rovina la vita.

*

Quelle case

Spazi scolpiti.
Inchiodato lì un cane
giustifica ospiti inattesi.
E si risponde
dalla finestra alta.
Cancelli senza ruggine
vetri di cristallo
tende di neve, immobili al sole
abbassate con la pioggia.

Odore di antichi libri
sapore di sogni
fra bambole oziose……
i pezzi di una scacchiera
il tormento di una rosa
che perde i petali.

Niente.

Mi chiedo se in quelle case
il cuore prodiga un’emozione
per una stella cadente
per una bolla di sapone
appesa al silenzio.

Case spente.
Case cieche.
Ci penserà la morte.

      

(poesie tratte da “ I quaderni dell’Ussero” Puntoacapo- Collezione letteraria 2014)

L'amazzone, opera di Leonardo Lucchi
L’amazzone, opera di Leonardo Lucchi

4 thoughts on ““L’ozio è il padre di tutti i vizi”, di Anna Magnavacca”

    1. Grazie cara amica delle tue parole. Non sono mai riuscita a fare-come dici tu- delle sperimentazioni ( anche queste sono utili).
      Scrivo in modo molto semplice e mi fa tanto piacere ciò che hai detto. Un abbraccio. Anna M.

  1. Conosco bene la frase ” l’ozio é il padre dei vizi”. Mia madre mi ha, per cosí dire, educata al lavoro. Ed io da ragazza obbediente ho lavorato, lavorato, lavorato. Un bel giorno mi sono fermata a pensare ed ho scoperto quanto sia bello sognare e non fare altro che guardare le nuvole alte nel cielo. Mi piace quello che lei ha scritto.Grazie.

    1. Carissima Graziella, grazie per la tua lettura. Lavorare fa bene e dobbiamo lavorare…..ma poi ci si ferma, proprio come hai fatto tu.
      E la vita è fatta anche di pause, di sogni. Non dobbiamo mai perdere la capacità di sognare e di fare ciò che può gratificarci.
      Un abbraccio

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