Luna, di Vittoria Ravagli

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Luna, di Vittoria Ravagli.

     

     

Mi hanno chiesto di correre in piazza: una cagna, come impazzita, non si fa avvicinare. Nessuno riesce a metterle un collare, l’uccideranno.
In tuta, con l’odore di stalla e gli stivali di gomma, prendo l’ R 4 e corro giù. Lei è là, a dieci metri circa, accucciata, appoggiata al muro delle chiesa. Guarda fisso tutto quello che si muove intorno, pronta a scattare.
“Le hanno tolto i piccoli, ha partorito da poco e lei ha azzannato la persona che la voleva legare per portarla al canile. Ringhia a chi l’avvicina, è pericolosa.”
Certo che lo è, lo sarei anch’io.
Mi fermo, mi accovaccio a terra e scambio con lei sguardi da femmina che sa…

Che non si provino ad avvicinarsi, che non ci pensino neppure. Li sbraniamo.

Lei trema, trema continuamente. E’ una dalmata bellissima, terrorizzata.
La capisco, ci capiamo. Dopo non so quanto tempo che sono lì, mi alzo piano. Avvicinandomi con prudenza, appoggio di fianco a lei un collare ed un guinzaglio. Come dirle: “dimmi se posso, dovremmo, sarebbe meglio per te – e per me. Se no ti uccideranno; so che poco ti importa ora che ti hanno portato via i piccoli, ma proviamoci”. Così, guardando i suoi occhi acquosi e addolorati, capisco che non ci sono resistenze. Ecco, piano piano avvicino il collare, lo apro, lo infilo….Bene. Lo chiudo.
I suoi occhi mi dicono che si fida, che spera di poterlo fare. L’accarezzo. Può, deve.
Attacco il guinzaglio corto al collare e le faccio capire che si va.
Trema ancora, sempre, senza calmarsi. Ma si alza. Ci muoviamo lentamente, mi segue.
Sotto lo sguardo attonito di molte persone accorse, andiamo: noi due insieme, femmine diversamente ferite, stessa fragilità, selvatiche.
La chiamerò Luna, penso.

Che non si provino ad avvicinarsi, che non ci pensino neppure.

                           

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One thought on “Luna, di Vittoria Ravagli”

  1. Vittoria ha delle donne forte il senso della cura, penso per ogni creatura, ma vissuto e cresciuto soprattutto nella sua paziente tessitura della sororita’, con cui ha tessuti fili tra donne anche lontane tra loro. A noi, da lei cucite, non dispiace questa comunanza animale nella cura, perché anche questo lei ci ha insegnato, ad amarci anche nella nostra animalita’. Che è sempre buona se la conosciamo e la ascoltiamo. Milena

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