Maria Gabriela Llansol: intervista a Carolina Leite a cura di Rosa Pierno

Gli uccelli, Alfred Hitchcock, 1963

Maria Gabriela Llansol: intervista a Carolina Leite a cura di Rosa Pierno.

    

    

Presentiamo nell’intervista che segue, Carolina Leite, sociologa ed editrice di Pagine d’Arte, la quale, essendo portoghese, si sta prodigando da anni per far conoscere anche in Italia gli straordinari testi di Maria Gabriela Llansol.

Maria Gabriela Llansol
Maria Gabriela Llansol

Maria Gabriela Llansol (1932-2008) è nata a Lisbona e ha vissuto per 20 anni in Belgio dove ha accompagnato il marito, disertore della guerra coloniale che il Portogallo svolgeva in Africa. Tutti i suoi 26 libri rivelano una scrittura particolare, originale e appassionante che non ha un genere chiaramente definito: i suoi testi sono allo stesso tempo prosa e poesia, sogni e riflessioni filosofiche, che prendono qualche volta la forma di una diario… ha tradotto in portoghese Baudelaire, Rimbaud, Apollinaire, Eluard, Mallarmé, Pierre Loüiys, Teresa de Lisieux, e tanti altri poeti. Ha ricevuto importanti premi letterari. Dopo il 2008, la sua opera viene tradotta in Spagna, Francia, Italia, Germania, Stati Uniti. Un’associazione a S’intravede, Portogallo, diretta da Joao Barrento – Espaco Llansol –promuove lo studio e la divulgazione dei suoi scritti, insieme a un gruppo di amici e studiosi della scrittrice. Maria Gabriela Llansol viene considerata “il caso letterario” più originale dopo Fernando Pessoa, presenza permanente nella sua scrittura. (http://rosapierno.blogspot.it/2017/07/maria-gabriela-llansol-una-poetica.html)

     

Chiediamo subito a Carolina di fornirci alcune informazioni sulla scrittrice che ci consentano di comprendere la sua particolarità.

Parliamo di una curiosa alleanza fra intelligenza e bellezza che è solo l’impressione più visibile di una congettura – che forse è il nodo della sua opera – che ci ricorda, in modo insistente, che la realtà va inventata da ognuno di noi. Ricorda ancora che c’è un dialogo da ristabilire con tutte le forze, umane e non umane, visibili e invisibili: la Natura, gli animali, le piante, tutte le presenze vive che abitano il suo testo. Maria Gabriela Llansol scrive: “Essere umano è evolutivamente un progresso di lettura ma non è un privilegio, né una superiorità, né un dato acquisito”…
Maria Gabriela propone un’esperienza di lettura molto particolare, che va oltre le questioni di ordine estetico: in primo luogo, è il testo stesso che diventa il principale personaggio. Il lettore “vede” dell’immagini ma non trova un filo narrativo. Perché non c’è! Al posto del racconto, troviamo delle sequenze costruite fuori dal tempo e dallo spazio. Possiamo assistere a un incontro fra Pessoa e Bach, o Spinoza e S. Jean de la Croix o con una intrigante beghina. Il testo continua a formulare delle interrogazioni: sulla bellezza, il bene e il male, il ruolo del testo, il sesso della natura, il dialogo con gli animali, il ruolo del pensiero o la malattia del potere…. Interrogazioni e confidenze che non si lasciano imprigionare nei concetti, grazie al forte senso poetico del testo.

     

Le traduzioni italiane affidate a squisiti traduttori, mettono in evidenza, non coprendole, le asperità della lingua utilizzata dalla Llansol: frammentazione sintattica, flusso sottoposto a tutte le interruzioni e agli eventi mentali ed emotivi, percorsi che si espandono a raggiera nell’universo culturale dell’autrice: ce ne può parlare?

Siamo in presenza di un testo di invenzione che tante volte ricorda Pessoa. Il testo si presenta a frammenti. Non abbiamo mai una storia scritta nel tempo…. non esiste un finale felice o infelice…. I suoi libri si continuano a leggere nel tempo: si trova sempre qualcosa di nuovo, qualche volta anche risposte alle nostre domande…
A proposito del suo universo culturale è importante dire che la sua scrittura rivela una forte influenza dell’universo dei mistici, beghine ed eretici medioevali, anche di poeti, rivoluzionari e ribelli …. Oltre Thomas Müntzer, Camões, Eckhart, Hölderlin, Nietzsche, Fernando Pessoa, fra tanti altri, la lettura di Spinoza ha avuto un ruolo decisivo in questa scrittura “ai margini della lingua”…..

    

È, quella della Llansol, una scrittura che non è facilmente assimilabile al filone già sperimentato dell’avanguardia degli anni ’60, in Italia, ma che richiede una speciale collocazione. Vorremmo sapere come è stata recepita la Llansol in patria.

All’inizio del suo percorso di scrittrice, Maria Gabriela Llansol ha avuto la tentazione della sperimentazione com’è nello stile di certe avanguardie. Lo si vede molto bene nei suoi primi due libri. Dopo un’interruzione di alcuni anni – che coincide con la sua partenza dal Belgio – Maria Gabriela ricomincia a scrivere e inventa un testo che continua a sorprendere. In Portogallo e fin dall’inizio, c’è un gruppo di lettori appassionati, ma non si può dire che lei sia un’autrice popolare. “L’Espaço Llansol”, l’associazione che si occupa della sua opera, persegue dall’anno della sua morte, un ragguardevole lavoro di divulgazione.

     

Che cosa ha già portato all’attenzione del pubblico italiano dell’opera di Maria Gabriela Llansol?

Nel 2009 è uscito un dossier su Gabriela Llansol nella rivista Libretto (numero 13). E un anno dopo, è stato pubblicato da Pagine d’Arte, Il gioco della libertà dell’anima e Lo spazio edenico.

      

So che lei sta attualmente curando l’uscita di un ulteriore libro. Ci fornisce un’anticipazione? Per quando prevede l’uscita?

Attualmente prepariamo una piccola antologia organizzata da João Barrento (responsabile de “L’Espaço Llansol”) e tradotta da Paola D’Agostino (giovane scrittrice italiana residente a Lisbona) e con una prefazione di Flavio Ermini, che è stato una delle prime persone, in Italia, a manifestare un vero interesse per il testo di Gabriela Llansol.
Con questo libro, proponiamo al lettore un’idea dell’insieme dell’opera e speriamo che sia un modo per fare arrivare i testi di Maria Gabriela Llansol a un maggior numero di lettori.

     

Ringraziamo Carolina Leite, ricordando che la sua attività, equivalente a quella di Tabucchi per Pessoa, ci fornisce un ulteriore insostituibile tassello per farci comprendere quali sono le scritture di ricerca nel ‘900 che non hanno ancora oggi dato frutti, pur essendo opere particolarmente raffinate e complesse, poiché maturate in nicchie territoriali o tenute in disparte dall’autore per volontaria decisione, ma che risultano, tuttavia, oggi particolarmente preziose e foriere di sviluppi.

           

Gli uccelli, Alfred Hitchcock, 1963
Gli uccelli, Alfred Hitchcock, 1963

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