Nato nella terra dei vespri e degli aranci: Peppino Impastato, a cura di Flavio Almerighi

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Nato nella terra dei vespri e degli aranci: Peppino Impastato, selezione di poesie e note a cura di Flavio Almerighi.

   

   

« Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio,
negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di giustizia che lo portò a lottare,
aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell’ambiente da lui poco onorato,
si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un ideale ti porterà dolore. »

(Dalla canzone I cento passi dei Modena City Ramblers)

   

C’era una volta la Bella Gioventù, c’erano una volta i cento passi da percorrere da casa a casa dentro un paesino della Sicilia al centounesimo gli tagliarono le gambe. C’era una volta la militanza politica (non restare partito, chiuso nelle tue stanze. Resta amico dei ragazzi di strada…) in nome della promozione umana del cittadino. C’era una volta Peppino Impastato, sua madre, suo padre, suo fratello c’è ancora: la voglia di cambiare il mondo con lo sberleffo e l’unica forza di quella bella gioventù. Maggio 1978, i resti di Impastato furono trovati a pezzi sulle adiacenze di una ferrovia, dissero che era stato dilaniato dallo scoppio della bomba che portava con sé per un attentato. In realtà morì di mafia. Peppino Impastato era tante cose, tra l’altro scriveva piccole, dirette poesie. Parole appuntate sulla pelle scoperta. F.A.

Giuseppe (Peppino) Impastato nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi ed il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso nel 1963 in un agguato nella sua Giulietta imbottita di tritolo). Ancora ragazzo rompe con il padre, che lo caccia di casa, ed avvia un’attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalino L’idea socialista e aderisce al PSIUP. Dal 1968 in poi, partecipa, con ruolo di dirigente, alle attività dei gruppi comunisti. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1976 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1976 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti (spesso chiamato «Tano Seduto» da Peppino), che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici. Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale; col suo cadavere venne inscenato un attentato, atto a distruggerne anche l’immagine, in cui la stessa vittima apparisse come attentatore suicida, ponendo una carica di tritolo sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale. Stampa, forze dell’ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe rimasto vittima di suicidio dopo la scoperta di una lettera che, però, era stata scritta molti mesi prima. L’uccisione, avvenuta in piena notte, riuscì a passare, la mattina seguente, quasi inosservata poiché proprio in quelle ore veniva «restituito» il corpo senza vita del presidente della DC Aldo Moro in via M. Caetani a Roma. (fonte wikipedia)

*

La bellezza

Se si insegnasse la bellezza alla gente,
la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione,
la paura e l’omertà.
All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso,
con tutto il loro squallore,
da operazioni speculative,
ci si abitua con pronta facilità
si mettono le tendine alle finestre,
le piante sul davanzale,
e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima,
ed ogni cosa,
per il solo fatto che è così,
pare dover essere così da sempre e per sempre.
È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza:
perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine
e la rassegnazione
ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.

***

Passeggio per i campi

Passeggio per i campi
con il cuore sospeso
nel sole.
Il pensiero,
avvolto a spirale,
ricerca il cuore
della nebbia.

***

Sulla strada bagnata di pioggia

Sulla strada bagnata di pioggia
si riflette con grigio bagliore
la luce di una lampada stanca:
e tutt’intorno è silenzio.

***

Seduto se ne stava

Seduto se ne stava
e silenzioso
stretto a tenaglia
tra il cielo e la terra
e gli occhi vuoti
fissi nell’abisso.

***

È triste non aver fame

È triste non aver fame
di sera all’osteria
e vedere nel fumo
dei fagioli caldi
il suo volto smarrito.

***

Il cuore batte con l’orologio

Il cuore batte con l’orologio
il cervello pulsa nella strada:
amore e odio
pianto e riso.
Un’automobile confonde tutto:
vuoto assoluto.
Era di passaggio.

***

Stormo d’ali contro il sole

Stormo d’ali contro il sole,
capitombolo nel vuoto.
Desiderio,
erezione,
masturbazione,
orgasmo.
Strade silenziose,
volti rassegnati:
la notte inghiotte la città.

***

Nubi di fiato

Nubi di fiato rappreso
s’addensano sugli occhi
in uno strano scorrere
di ombre e di ricordi:
una festa,
un frusciare di gonne,
uno sguardo,
due occhi di rugiada,
un sorriso,
un nome di donna:
amore non ne avremo.

***

E venne a noi un adolescente

E venne a noi un adolescente
dagli occhi trasparenti
e dalle labbra carnose,
alla nostra giovinezza
consunta nel paese e nei bordelli.
Non disse una sola parola
né fece gesto alcuno:
questo suo silenzio
e questa sua immobilità
hanno aperto una ferita mortale
nella nostra consunta giovinezza.
Nessuno ci vendicherà:
la nostra pena non ha testimoni.

                   

Daniele Pezzoli, "Pingeon" - in apertura "In memory"
Daniele Pezzoli, “Pingeon” – in apertura “In memory”

 

One thought on “Nato nella terra dei vespri e degli aranci: Peppino Impastato, a cura di Flavio Almerighi”

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