Nell’estremità di un caotico abbaglio, poesie di Giovanni Peli

Ivo Mosele, Tracciati con volti

Nell’estremità di un caotico abbaglio, poesie di Giovanni Peli.

    

    

Giovanni Peli (1978) è un autore bresciano. Ha scritto sia in poesia, sia in prosa, in italiano e in dialetto, per adulti e per bambini. Inoltre è cantautore, autore di testi per musica e librettista.
Tra i suoi molti lavori ricordiamo i più recenti: il disco Gli altri mai uscito per Ed. Mus. Ritmo&Blu nel 2016 e il romanzo breve Il candore (Oedipus, 2017). Ha pubblicato sei raccolte poetiche l’ultima delle quali è Babilonia non dà frutti (Eretica 2017).

Poesie scelte dall’autore da Babilonia non dà frutti (Eretica Edizioni, 2017) con un esergo inedito dedicato a VR:

     

Il nostro è ripido
nell’estremità di un caotico abbaglio.

    

Orfeo

Mi telefoni e vuoi che ci vediamo
vuoi mostrarmi tutti i soldi che hai fatto
mentre penso alle mie radici morte
che in me non sputano più alcuna linfa:
la mia cultura le mie basi forti,
Cerere, Diana, Apollo, il Minotauro
non mi aiutano più a cantare e sono
l’Orfeo di me stesso e un disoccupato.
Il grigiore della mia voce inferma
non sostiene la tua spavalderia
e corro per le vie di una città
distrutta dalla gente come te.
Le persone mi guardano di sbieco
e il mio bruciare è ancora medicina.

*

La natura

Si vive e si muore senza speranza
pur stando coi figli nella natura
preservandoli da minacce e tablet,
niente ti risveglia dai tuoi pensieri
dalla tua fissazione per la logica
dal tuo mentire a te stesso e dall’ego.
E più tu vuoi insegnare e aiutare
più dimentichi l’abisso che è in te.
Non sei il centro del mondo e ciò
che credi di essere e di sapere
non consiste che in tenaci pregiudizi ottusi.
Nel mio male voglio darti un consiglio:
non devi darti da fare per essere
qualcuno o men che meno qualcosa:
portami via il dolore e poi sorridimi.

*

In un solo dio

Fu in buona fede ma sono educato
al possesso e all’inconscio maschilismo
e oggi mi sembrano ovvie le aperture
di domenica del supermercato;
non sono molte le vie per uscirne
vivi: come il vecchio individualismo
che porta al romanticume poetico
snob o punk non fa alcuna differenza,
l’altra è la moderata svolta neo-hippie
buona soprattutto per chi sorride
inutilmente, ma questi son versi
di battaglia e non di tregua o armonia;
temo che l’opzione utopica sia l’unica
auspicabile e moralmente valida ovvero
non essere non volere non progredire
non fare non sperare non darsi un obiettivo
non raggiungere che un dio: voler bene.

*

Africa 2016

L’Africa per me è Said che non piange
si gioca i suoi vent’anni e chiede asilo
ma se non glielo danno parte ancora,
saranno le donne di Spagna e Francia
a volere l’insolito degli occhi
bui della testa buia e dei dentoni
per parlare con qualcuno a Natale,
a lui piace ballare e quando parla
la sua voce grossa non ha linguaggio
che non si possa mangiare e cantare,
lui non lo sa ma il senso lo ripudia,
ancora non lo sa che il nostro lessico
è povero in canna e bastano il rap
e un paio di Nike per giocare un po’,
niente di serio da qui al suo deserto:
non conosce logica conseguenza
non rispetta la legge del più forte
ma Said ricorda solo il consiglio
prezioso del maratoneta negro:
che la terra sia come la tua pelle
e corri sempre senza mai voltarti.

*

La cosa che conta

Chissà a cosa sta pensando lui
col camioncino caduto nel fosso
forse credeva di morire
è lì in piedi grande grosso e impaurito
mentre gli altri passano velocissimi
prima che si renda conto di tutto
vorrei fermarmi a chiedergli cos’ha
se si ricorda ancora chi è se è tutto
intero invece corro attraverso
altre notizie attentati violenza
piccole vite distrutte per niente
come è strana la sabbia nella mano
fatta di granelli come canticchiano
le canzoni di mio papà in macchina
sono piccole le vite insetti
rossi sulla terrazza da bambino
ci portiamo tatuata la storia
ma l’unica cosa che adesso conta
è tirare su il mezzo e controllare
che fine ha fatto il carico e le mani
capire le gocce di sangue rosso
da dove è venuto fuori
pensare a qualcosa di razionale
non avere paura
e un giorno tutto questo finirà.

*

         

Ivo Mosele, Tracciati con volti
Ivo Mosele, Tracciati s-con-volti

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