Non è qui che ritorna la tua voce, inediti e editi di Lorenzo Ciufo

Come dio comanda, Gabriele Salvatores, 2008

Non è qui che ritorna la tua voce, inediti e editi di Lorenzo Ciufo.

     

    

foto-profilo-fbNativo di Formia e originario di Tufo di Minturno, Lorenzo Ciufo è docente di materie letterarie nel liceo di Gaeta. Ha lavorato e pubblicato opere nel campo della didattica speciale. Opera da anni nel campo della promozione culturale. A Minturno ha fondato un gruppo di lettura condivisa e un presidio del libro.

Edito da Ghenomena Edizioni di Formia nella pregiata collana di poesia, Come se tutto bianco segna il ritorno in libreria del poeta Lorenzo Ciufo a quasi sei anni ormai dal felice esordio letterario con La casa nuova (Milano, 2011), con nota di Adriano Petta, libro finalista nel 2014 al premio nazionale di poesia “Solstizio” (in giuria: Milo de Angelis, Davide Rondoni, Simone di Biasio, Claudio Damiani).
Corredato da traduzioni in polacco e in lingua inglese, a cura rispettivamente di Anna Carrubbo e Barbara Carle, docente di italiano presso la Sacramento State University e raffinata poetessa, il libro condensa, in versi «nei quali vengono raggiunti momenti di altissimo coinvolgimento emotivo» (Cinzia Demi), cinque anni di vita e di scrittura, dando alla luce un’opera in cui, come scrive Domenico Adriano, «Lorenzo Ciufo fa poesia in un punto abissale di maturità». 

    

***

Non è qui che ritorna la tua voce
ma tra i filari che nasconde l’acero
a chi voglia discendere al tramonto
il sentiero degli avi, attraversato
dalla greggia o dal solitario
cercatore.
                        Non è qui che ritorna
la tua voce, tra questo impasto
di sabbie e di macerie
su cui l’antico padre scioglie
il suo respiro, calmo a questa ora.

(inedito)

*

In quale biblioteca ti sei persa,
in quale labirinto di dorsetti
polverosi, un poco lisi. Tra nomi
poco noti a un lettore di pianura;
ma tu che indaghi valli e gole, tu,
tu li conosci – ah, la Letteratura!
Attendo mezzogiorno. La finestra
illumina la stanza, impolverata
d’incuria (altrove è la premura,
altrove, tu lo sai). La rosa
dalla persiana aperta chiama
ma dal balcone non mi affaccio più
(dal balcone, dico, proteso
sulla strada). Preferisco discendere
le scale che mi danno accesso all’orto,
tra le zolle ancor umide di pioggia
che fumano. Sui sassi la lucertola
in agguato, nel buco il grillotalpa
e il baccano del nido sul ciliegio.
Di notte, all’ombra della casa, dove
la luna lagrimosa non mi vede,
un brulicar di lucciole. E le mani
di Nicolò che grida «L’ho presa,
papà, l’ho presa!»

(da Come se tutto bianco, Formia, Ghenomena, 2016)

*

Ombre si rincorrono agili
sull’ultimo gradino della cavea,
il più alto, sorde ai richiami
di chi più sa – o crede di sapere
dove sia il bene e per chi.
Forse immagini d’infanzia, di chi
l’ha avuta – o l’ha perduta.
Raggi del sole che rincasa
sfuggono alla serrata delle nubi.
Io mi ci aggrappo e mi ci impiglio
sì come fa mio figlio al parco giochi
tra reti e corde dell’arrampicata
e mi sorride dai suoi anni pochi.

(da Come se tutto bianco, Formia, Ghenomena, 2016)

*

Veglia di padre

Dai monti di sassi e carta i magi
cercano la via, ma la cometa
è alle spalle, sulla parete
rivestita con ritagli di stelle
lucide che brillano alle policrome
intermittenze made in China.

Veglia di padre intanto all’ombra
dei sugheri. Lo sguardo altrove.
Nei lampi sgambetta già, dorme
la madre sulla notte
che ha da venire ancora.

Tutt’intorno un brulichìo
di bestie e genti tra il brecciame
colto sulla strada bianca che scende
dal colle ai campi della piana
e i muschi odorosi d’umido dei boschi.
Un mondo iperattivo a tarda ora.

(da La casa nuova, Milano, Lampi di stampa, 2011)

*

                 

Come dio comanda, Gabriele Salvatores, 2008
Come dio comanda, Gabriele Salvatores, 2008

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