Non è un paese per poeti di Klaus Miser, recensione di Flavio Almerighi

piet mondrian, bosco vicino a oele, 1908

Non è un paese per poeti di Klaus Miser, Prufrock edizioni, 2015, recensione di Flavio Almerighi e poesie scelte.

   

      

Che il mondo non sia un paese per poeti e tutto il mondo è paese, sono dati di fatto. Ho letto con autentico piacere il nuovo libro di Klaus Miser, poesia capace di rimanere in mano e nel cuore. Il motivo è molto semplice, anzi più di un motivo, “november rain a giugno” , oppure “rintoccava quasi la sera sulla statale per Ravenna” oppure anche “io sono la vita sprecata di Klaus”, “smettila di immaginare”, “i greti ghiaiosi dell’oltrepo’ e dell’aldilà” ma anche sugli “scivolamenti confusi/frane complesse”, ma “siamo nella romagna micragnosa”, passando “loskyline di pescara portanuova”, fino a “la poesia come ultimo grido di aiuto”.
Ammetto di essermi divertito molto a sottolineare i versi che più mi piacevano, mentre rileggevo.

Klaus Miser scrive le sue raccolte a partire dal titolo. Ogni poesia insomma è parte dell’acronimo che forma il titolo, ed è divertente per chi legge seguirne il percorso. La forza di questa poesia sta nel ritmo energico, ossessivo, ripetitivo, raro. Quanti “come” ci sono! E i “come” mordono la mano a chi vuole accarezzarli Il libro piacerà soprattutto a chi non vuole annoiarsi su una poesia, ma preferisce specchiarsi e scovare, magari da un treno o su un tram, particolari a sua misura o immagine. In effetti pur con tutti i rimandi alla Romagna che entrambi abitiamo, queste sono poesie della globalizzazione, cui l’autore perfettamente si adatta e si estranea. Ci riesce. Un Simone Cattaneo forse più scaltro e un filo più globale.

Interessante anche la struttura dei brani, privi di ogni punteggiatura, i cui riferimenti di lettura sono definiti dall’interlinea e dal ritmo delle sillabe. Stilisticamente trovo interessante di questo lavoro la sua capacità drammaturgica, molto ben scandita e del tutto predisposta alla rappresentazione teatrale, forse anche cinematografica. Tratto che tra altri giovani ho riconosciuto per ora solo in Luca Ariano. Penso alle molte ripetizioni martellanti anche nello stesso verso, quasi mai c’è un enjambement altro tratto particolare, originale. Insomma, sommando stile e contenuto, qualcosa di nuovo c’è anche da noi, basta saperlo cercare. Autrice quindi molto interessante, che va letta e conosciuta.

   

Brani scelti (la N è la prima lettera del titolo e prima poesia della raccolta, la I l’ultima):

N come non è Bisanzio il paradiso
ma l’esplosione di nuvole sopra powerscroft road
il tacito patto dei salici lungo il Tamigi
november rain a giugno
la topografia ridisegnata dalle vene d’acqua
la salvezza affidata solo ai cervi
niente può più cambiare
talvolta
la resurrezione affidata solo agli alberi che non esistono più
ai gelsi
all’erba piegata dalla pioggia
al poeta matto di shoreditch che chiede sputando one ppp-pound
non un centesimo di meno
N come il succedersi delle stagioni
che mi ama perché io non esisto
come i gorghi neri amano i marinai
solo l’apparire della marea bluastra
come il mondo dalla fine
come un binario morto
il carbone mezzo arso e mezzo no
debacle dentro un bacio
franano le parole come franano i versanti
N come monocromie ancestrali
fiamme ungheresi
inizi balcanici di incontenibili ardori

poesie infinite tra i gasometri
poesie mai terminate in caledonia
poesie tossiche nel silenzio del cielo stamattina
ombre allungate dalle ceneri e dalle braci
tu alla sera rovistavi la brace
il tuo braccio storto dalla vecchiaia come metronomo latente
scandiva un tempo preciso stabilito una volta per tutte
arso nelle braci del ricordo
combustione di cieli azzurri
sinfonie mute

hai visto la paura o i frati neri o la sua foto fatta a pezzi?
il giubileo non della regina ma di santo derek jarman
protettore dei muri rossi
degli addomi trafitti
della carta da parati
dei faggi al sole che vivono fuori dal cerchio del tempo
fuori muoveva ancora un formicaio di vanità
melodrammi privati
scarpe perse per strade
una settimana di ferie all’anno
3 pappagalli alla sbarra
estasi di tabacco e samovar di antichi riti
2 cugine di nome Heather
5 metri quadrati di soffitti pieni di preludi e di muffa
i cieli del 27 aprile oltre i vetri
36 anni nello scoraggiamento
di un facchino biondo ai mercati generali
4 lumache si infilano dentro la cornetta dello yorkshire
la francese ripeteva alla cornetta voglio solo un vestito vittoriano
voglio solo venire da te
la cornetta era staccata
staccata la retina per non vedere più

lago morto ristagni d’acqua nei vicoli
la pozzanghera e l’altra scarpa mancante
un assolo e un cavaliere tutto rosso
di timidezza e di quattrocento
finisce la strada con la puzza dei moli
finisce la sera insieme a un strip tease da suicidio
una sera nautofono e vetro
finiscono le sigarette e pure le stanze d’albergo
solo le donne e la poesia sono gli occhi di dio
la ragazzina tossica mi accompagna a brick lane
ha le unghie rotte e lo smalto impreciso
rioni di case popolari
gli emozionati e il mangime nei tuoi quadri
nei miei solo penombre provvisorie

I’m coming home e tu non lo sai
goodbye blue sky goodbye

*   

Il Settembre del 1912
fu un mese difficile
sangue e umore corporali
forse una sera piena di stelle
e un sorriso color viola
una frana imminente
e un’ asciuttezza obbligata
l’intero viaggio fu una vita difficile
primavere precoci e pentecoste di viole
esplosioni di riso immotivato
cartografie distorte di dimore mai abitate
dispersione dei toni e diluizione di colore
persistenti orizzonti sfocati
acciai temperati e sere dolci
I come infine
infine questo futuro
che sa di stravecchio

                                 

piet mondrian,  arbol en el gein 1907 - in apertura bosco vicino a oele, 1908
piet mondrian, arbol en el gein 1907 – in apertura bosco vicino a oele, 1908

 

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