Parigi, editoriale di Emanuela Rambaldi

The dreamers, Bernardo Bertolucci, 2003 00_risultato

Parigi, editoriale di Emanuela Rambaldi

                        

In tutto c’è un prima e  un dopo. E’ il nostro modo di creare le storie. Parafrasando Wim Wenders, è il modo che abbiamo di sottrarre la vita al corso del tempo.

L’idea di Parigi era arrivata molto prima. Poi ci siamo svegliati con il piombo in bocca, inghiottiti dall’orrore.  E il nostro non poteva essere più solo un omaggio. Ci siamo misurati con nuovi pensieri. Ci siamo chiesti – nel dopo – cosa fare. Se affrontare il rischio della retorica e della banalizzazione. Ci abbiamo provato. Abbiamo pensato ne valesse la pena. Il silenzio è sempre una rinuncia.

I poeti hanno scelto se dire del prima, del dopo o di entrambi.

E’ venuto fuori un po’ di tutto, l’ironia, l’affetto, i ricordi, le testimonianze. La tragedia. La voglia di scriverne. A Parigi c’è chi ci ha vissuto. Chi ci vive. Chi vorrebbe viverci.

Ne è uscito un puzzle dove pezzi diversissimi a volte finiscono con l’incastrarsi, altre volte solo si sfiorano. Un coro dove i vari timbri a volte si amalgamano, altre si sovrappongono, altre ancora si legano, altre si allontanano. Un flusso eterogeneo dove i piani temporali scivolano gli uni sugli altri. Non è un male. E’ la vittoria del molteplice. Una dichiarazione d’amore. Non si può prescindere da Parigi. Non si può farne a meno.

                                                                  

The dreamers, Bernardo Bertolucci, 2003
The dreamers, Bernardo Bertolucci, 2003

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