Parole in streaming su la paura e la città, di Roberto Maggiani

Tetsuo, Shin'ya Tsukamoto, 1989

Parole in streaming su la paura e la città, di Roberto Maggiani.

    

    

Paura: Emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia. La paura è spesso accompagnata da una reazione organica, di cui è responsabile il sistema nervoso autonomo, che prepara l’organismo alla situazione d’emergenza, disponendolo, anche se in modo non specifico, all’apprestamento delle difese che si traducono solitamente in atteggiamenti di lotta e fuga.

U.Galimberti, Dizionario di psicologia
Gruppo editoriale L’Espresso

     

Città: Concentrazione di popolazione e funzioni, dotata di strutture stabili e di un territorio.

Wikipedia

     

Non è facile confessare una paura. Il pudore la chiude nel petto e la tiene stretta, così come stringe un amore, ma come l’amore anche la paura si svela nelle pieghe di un volto, nelle ombre che ne assottigliano il sorriso. Dapprima è un rigagnolo di pensieri, una vaga preoccupazione, se non regredisce, per il conforto di evidenze rassicuranti, si espande fino alla piena del panico: il corpo balza e fugge lanciato dall’istinto o, inerme, si assottiglia nello sconquasso della mente, nella totale anestetizzazione.
La città, nata come luogo in cui le persone si avvicinano le une alle altre, a fortilizio contro il freddo dell’impervio e del selvaggio che le assedia, diventa talvolta spazio di prevaricazione in cui è facile “sparare” tra la folla, per sadismo perversione instabilità psichica o fanatismo, e colpire sempre almeno una testa: la paura più grande è che quella testa possa essere la mia o la tua.

La paura è una statistica multivariata | è terminale | è una galleria in curva | un colore stinto | una chiazza proprio ora | un sorriso a metà | un fiasco crepato | una mano alzata | un respiro affaticato | un soprassalto | un istinto | una parola sussurrata | una lingua allungata | un’ultima volta | un colpo | una carezza mal posta | un significato scaduto | un’occasione non colta | un pensiero precario | un “poetico saluto” (ma che cosa mai vorrà dire!) | una sciocchezza | un fiume di spermatozoi | una decisione mal presa | un post di Maria Grazia sulla poesia (ogni poeta ha paura dell’altro poeta) | un sottotitolo | una madre che non ragiona | il peggio che deve ancora arrivare | l’ego dei governanti il Paese e la città | molti asterischi | un’opzione.

In ogni cervello
c’è un modo di pensare il mondo
non troppo distante da ogni altro –
ma ogni testa
vive le proprie solitudini
mai allontanandosi dal respiro
per paura di quel luogo
chiamato morte.

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La paura è un qualunque mattino
di serenità: il sole alto sulla città
la nuvola bianchissima nell’azzurro
l’albero ondeggiante
il vociare in una hall.

La paura è una manciata di minuti sospesi
sul baratro dell’inesistenza –
ma noi di questo non ci preoccupiamo.
Nell’Universo dal vuoto metastabile
(potrebbe disintegrarsi da un momento all’altro)
qualcuno si spaventa per una sirena
un incendio improvviso
un forte vento.

La paura
è il momento in cui vediamo
riflessa nel mondo
la precarietà
della rete che ci sostiene.

     

(rivisitazione de La paura, La bellezza non si somma, Italic, 2014)

    

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La paura
è un verdetto in mia assenza.
Un giudice frettoloso
alza le braccia
dicendo: “Finiamola qui.
Colpevole.”

Ho paura di dovermi sdraiare in una cella senza mai più sollevare lo sguardo dalle mani | ho paura della solitudine e del deserto | del fuori luogo | del qui e ora | dell’avere i nervi poco saldi | che qualcuno non faccia bene quello che deve | ho paura di non avere abbastanza fiato per arrivare in fondo o palle per ricominciare dall’inizio quando tutti hanno già consegnato il loro “compito” | ho paura della guerra di altri (proprio ora che tutto va liscio in questa porzione d’esistenza) | ho paura di lui con lo zaino sulle spalle e la pelle un po’ più scura | paura paura | paura dello straniero nella città | paura che fa schiavi e rende vigliacchi nel fuggi fuggi generale in cui ognuno si salvi e si salvi chi può e chi non può anneghi pure | tanto io non vedo né sento la paura delle profondità nell’occhio e nel cuore suoi.

Paura disarmata dal coraggio e stroncata sul nascere del primo timore | paura di girare intorno al futuro come un giro di boa e tornare alla partenza senza la promessa che il nuovo partire sarà migliore | paura dell’avaria attraversata dalla speranza che la luna è ormai vicina | paura di non avere séguito: mariti figli amanti epigoni o adepti | paura della follia di un mondo atroce.

Buon Dio
tutti dovremmo uscire sorridenti
dagli ospedali
baciando i nostri cari –
con l’esito negativo nella cartella
tra le mani –
senza peso e con i colori arcobaleno
sul fondale.

La paura chiede consistenza e a fatica attraversa il delirio per fuggire da dove non vuole stare | ha dignità e non rimane in scena quando il palco è compromesso | non sopporta di ricevere il resto e non commenta nessun fatto | la paura è una polvere gialla dall’odore irritante | si moltiplica per sé stessa un’infinità di volte.

La paura è un buco nero
una terra lontana
dove il terrore
s’inventa in piena luce
ma nessuno lo subisce
perché è un mondo separato
diviso in sé stesso:
cresce e il suo incremento di superficie
per un bit d’informazione assorbita
è calcolabile.

    

(rivisitazione del testo Buco nero, Angoli interni, Passigli, di prossima pubblicazione, 2018)

     

La paura prende alle spalle | tormenta le città in terre e maremoti | ha la formula di un’onda che avanza inesorabile dalla terra o dal mare con velocità uguale alla radice quadrata delle costanti di Lamé e della densità della terra | la paura è un uragano turbinante che stringe le città in flussi spezzati e vortici.

C’è chi non ha paura della paura e l’affronta a denti stretti con l’adrenalina sottopelle e un po’ di pipì nelle mutande.

La paura è il pensiero della morte:
quando s’aggancia al cervello
la bilancia della gioia – squilibrata –
oscilla in una circoscritta solitudine.

    

(rivisitazione del testo Spazio di respiro, Angoli interni, Passigli, di prossima pubblicazione, 2018)

    

Il poeta scrive

Lascia svanire l’incubo
con la musica che permea
l’aria piena di sole

    

(Saverio Bafaro, Poesia della settimana su LaRecherche.it, 18 luglio 2011)

     

La paura ci ha portati fino a qui dalle prime cellule nascoste nei liquidi della terra-madre fino ai pesci ai rettili ai mammiferi ai primati agli erectus e poi ai sapiens: tutti nascosti dentro la propria tana sperando che passino il tuono l’uragano la notte incendiaria la belva o il nemico | la paura è istinto – qualcuno si lancia all’attacco qualcuno stanco qualcuno vinto ma sempre la paura nasconde e salva.

Tre galline cocottano
del più e del meno –
forse del mais scadente
ricevuto a cena.
Ma tacciono
quando il treno ferma
davanti al loro pollaio –
allungano il collo
per esaminare chi scende:
che non ci sia qualcuno
con la voglia di brodo.
In tal caso perderebbero il contegno
e starnazzando
allungherebbero le zampe
in una fuga scomposta.

Invece sono io a scendere
e non ho voglia di brodo –
ma sto meditando
sull’origine della specie umana –
su quanto cibarci di carne
ci abbia allungato la vita
e – da quando cotta –
aumentate le dimensioni cerebrali.

     

(Cot-cot-cot, Angoli interni, Passigli, di prossima pubblicazione, 2018)

    

Paura di non essere abbastanza smart o di non essere cool | di non centrare il tema e carambolare per sempre fuori dalla città | paura di perdere la misteriosa esistenza che è stata concessa | paura di non salvarsi | paura di Dio | paura dell’inferno | del destino che fila come un treno nell’antro nero del degrado entropico | paura dell’infinito e dello zero.

Ci siamo salutati nella luce calda delle tredici ore
in un qualunque universo
senza avere il benché minimo sospetto del fatto
eccezionale che stavamo compiendo:
due aggregati molecolari coscienti e parlanti
pronuncianti la parola buongiorno.

La paura è un pène piccolo piccolo e una vagina vuota vuota | è tragica come la vita di cui il cantore canta

Lo so la vita è tragica.
La vita è stupida
però è bellissima
essendo inutile.
Pensa al contrario e poi
ti ammazzi subito
pensare che la vita è una sciocchezza
aiuta a vivere.
Non avere mai paura
non stare male per qualcosa che non è
non tremare mai la sera
ricordati che stai giocando a un gioco senza vincitori.

     

(La vita, dall’album L’amore e la violenza, Baustelle)

   

La musica e l’amore proteggono dalla paura e pensando a te – amore – nella notte mi salvo.

Tu sei la mia cura –
vicino a te guarisco sempre
dal male della vita.
Le tue parole cordiali
allontanano i timori –
il corpo torna
nella bellezza del mondo
e l’anima si allunga
sull’eternità.

Non c’è giorno di gioia
che non sbocci dal tuo sorriso
o amore
che non porti il tuo nome.

|

Ovunque io vada
anche nella morte
in qualunque posto mi porti
nel nulla o in una novella esistenza
io rimango abbracciato a te
perché ti amo.

|

Cammino la notte
pensando alla grazia del tuo
corpo infaticabile
mentre la musica mi protegge
dalla ferocia dell’oscurità
che stringe i fianchi.

|

Un mazzo di chiavi sul muretto
è il segno della fiducia del destino –
la casa della nostra unione:
un miracolo
nello spazio in cui l’esistenza
si scioglie e solidifica
come meglio crede.

La paura ha un antidoto – la poesia che non cede agli umori sotterranei del terrore e allude sempre alla speranza.

Questo falso odore di mosto
di crepe che nascondono
umori sotterranei
e polveri millenarie
tormenta
la parte liquida delle mie cellule
laboriose e molteplici vite di me
aerobiche volontà
di cercare il sempreamato Sole

     

(Saverio Bafaro, Poesia della settimana su LaRecherche.it, 18 luglio 2011)

     

La paura scompare sempre.

      

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Note

Le poesie, tranne dove diversamente indicato, fanno parte della raccolta inedita Qualunque mossa.
Un fiume di spermatozoi è la citazione di un verso della canzone La vita dei Baustelle, facente parte dell’album L’amore e la violenza.
Ego dei governanti è ispirato da un verso della canzone Nessuno dei Baustelle, facente parte dell’album Fantasma.
Ringrazio Saverio Bafaro per avermi permesso di includere i suoi versi.

    

       

in apertura Tetsuo, Shin’ya Tsukamoto, 1989

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