Periodo di transizione, poesie di Fabio Strinati

Ivo Mosele, Vogliamoci bene

Periodo di transizione, poesie di Fabio Strinati.

    

   

FABIO-STRINATIFabio Strinati (poeta, scrittore, e compositore) nasce a San Severino Marche il 19 gennaio 1983 e vive ad Esanatoglia, un paesino della provincia di Macerata nelle Marche. Nel 2014 inizia a dedicarsi alla scrittura. Nell’ottobre del 2014 pubblica il suo primo libro di poesie dal titolo ” Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo” (Casa Editrice ed Associazione Culturale Il Foglio Letterario).
Nel mese di novembre del 2015, esce il suo secondo libro di poesia, dal titolo “ Un’allodola ai bordi del pozzo” pubblicato sempre con Il Foglio Letterario. (2° classificato al Premio Nazionale Scriviamo Insieme. Finalista al Premio Artistico Internazionale Michelangelo Buonarroti).
Nel novembre del 2016 esce il suo terzo libro, “Dal proprio nido alla vita”. Un poemetto ispirato a un romanzo di Gordiano Lupi, “Miracolo a Piombino”, quest’ultimo, presentato anche al Premio Strega.
Nel 2017 pubblica con Il Foglio Letterario il suo quarto libro di poesia dal titolo “Al di sopra di un uomo“.
Sempre nel 2017 pubblica il suo quinto libro di poesia dal titolo “Periodo di transizione“, tradotto in lingua rumena da Daniel Dragomirescu con prefazione di Michela Zanarella.
Inoltre si è aggiudicato anche diversi Premi. Da ricordare : 1° classificato al 23° Concorso artistico Internazionale Caro Amico Rom. Prestigioso concorso organizzato da Santino Spinelli ( Musicista, compositore e insegnante italiano )
Premio Gruppo Euromobil Undier 30 per la poesia, in occasione della manifestazione poetica FluSSiDiverSi. 1° classificato al Premio Nazionale Sorella Africa. Vince il Poetry Slam di Poeti di Periferie ad Ischitelle Nel Gargano, manifestazione poetica e culturale fondata ed organizzata da Vincenzo Luciani e Manuel Choen.

Proponiamo poesie scelte dall’autore dal suo libro “Periodo di transizione“, pubblicato nel 2017 e tradotto in lingua rumena da Daniel Dragomirescu con prefazione di Michela Zanarella:

   

SVUOTARSI

Ho la morte nel suo turno che snatura
i fossi carichi di foglie sfuggite ai venti
lasciate marcire dagli alberi ricurvi,

fotografie di attimi in scatole
gonfie di stagioni anormali,

vesciche ai piedi delle bestie mature
in un folto brulicare di urli
oltre staccionate riempite di fori
che trafiggono il mio stesso sguardo vuoto,

e la morte, che si spoglia della vita
curvata verso buche denutrite
in stati confusamente terminali.

*

DENTRO

Scruto nel sacco dei miei ricordi come bocche
di spartiti, foschie,

montano a quadrati illogici pensieri
che mi contengono fin dal principio…

dentro un tempo provvisorio, vivo
un’esistenza scellerata
come di un profilo secolare che annaspa
in acque torbide e smania,

passaporti sui marciapiedi di una volta.

*

ABBANDONATO

Non solo mi chino su questa terra di fango marrone
e mi piego scacciando le ferrose catene
in un nevrotico abbandono,

che la sorte ormai guastata
nella sua biada di morte camuffata, travestita
da una sagoma di vita slavata e lunatica,

mi rende uno specchio d’inverno opaco,
e steso nel vuoto nell’incertezza
siderale che tanto mi somiglia,
ecco che mi spengo
in uno stordimento contrariato.

*

SE FOSSI MORTO PRIMA

Se fossi morto prima…
la chiazza del mio essere uomo di miscugli e di fiori
appassiti, mi ha condotto a voi col capo chino e remissivo,
il volto stanco e pieno di rughe e il mio cuore in trappola
dei suoi stessi sentimenti di stampigliatura;
ora, cerco solo di accoppare il mio tempo già finito,
e di bermi un goccio forte, in un’osteria dell’angolo.

*

            

Ivo Mosele, Vogliamoci bene
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