Pesci volanti e angeli di mare, inediti di Sergio Sichenze con nota di R. Pierno

Part. BAO 001

Pesci volanti e angeli di mare, inediti di Sergio Sichenze con una nota introduttiva di Rosa Pierno.

     

    

Continuo disattendere, incessante capovolgimento o sorta di travisamento che costringe la realtà a significare: più nessuna cosa resta quello che è, per tramutarsi in adescatrice dell’essere, di quel senso a cui ricondurre la propria presenza umana. Tutto ciò che è frammentato e disperso è chiamato a rispondere all’invito appassionato e generoso: materia, animali, sogni. Il raccolto è un’adesione intima e indissolubile con quanto esiste, che però solo al prezzo di una trasformazione alchemica estensiva si tramuta in abitato mondo. Sorta di indovino che predice al cosmo ciò che esso diviene sotto il suo sguardo, Sergio Sichenze scrive il viaggio come le rondini, ma le rondini scrivono il viaggio per opera del poeta che le osserva. In questo meraviglioso movimento del tempo rimesso in circolo, quasi un rimestamento vichiano, ove la spirale nondimeno giace sul medesimo piano, albero e bara, morte e vita sono in solidale colloquio, in serrato dialogo e affettivo scambio, cavando, in tal guisa, il poeta, da un volo di rondini, da pesci tranquilli, dal latrare d’un cane la ricostituzione del proprio sentire, ma universale, che appartiene, grazie a queste poesie, al sentire di tutti. R.P.

img_2661Sergio Sichenze è nato a Napoli nel 1959. Si è laureato in discipline scientifiche dell’area biologica e naturale, svolgendo ricerche in ecologia e biologia marina. Vive e lavora a Udine. Dal 1997 è direttore del Laboratorio Regionale di Educazione Ambientale (LaREA), dell’ARPA Friuli Venezia Giulia. Professionalmente si occupa di ricerca educativa, comunicazione della scienza e teoria della complessità, anche in riferimento alla ricomposizione dei saperi e dei loro linguaggi. Ha pubblicato “L’attesa” in “Racconti Udinesi” (Kappa Vu edizioni, Udine, 2007); “Nero Mediterraneo” (Campanotto Editore, Udine, 2008) una raccolta di poesie con foto di Alberto Quoco; il racconto “BOBBIO Y MOSTAR” in “La natura dell’acqua: almanacco di letteratura rinnovabile 2011” (Marcos y Marcos Editore, Milano, 2011); sue poesie in tre raccolte poetiche (Pagine edizioni, Roma, 2013 e 2014). Utilizza lo smartphone per fotografare i luoghi che attraversa. Balla il tango argentino, approfondendo la cultura complessa che lo ha generato.

*

     

Rondini

Sono loro che amo,
si prendono cura della mia innocenza.
Pesci volanti e angeli di mare, segno
a elevato contrasto nero e cobalto,
V di Vertigine.
Misuro con le dita il volo, il tempo
in arrivi e partenze.
Lo stormo libera lunghi pomeriggi.
La torre di terra cotta, orlata di fieno e fango
è stazione di sosta.
Come loro scrivo in viaggio.

***

Alzati padre

Alzati padre, ti devo parlare,
non è più tempo d’essere eterno.
Guarda tuo figlio più vecchio dei tuoi anni,
dimentica le mani ferite e le ginocchia
sbucciate d’entusiasmi.
È tempo padre di lasciare la porta socchiusa,
i silenzi e i ricordi
rimettano in circolo la capriola delle stagioni
e il legno della tua bara ritorni albero.

***

Sicilia

Qui potrei fare pace con la morte,
anche con la mia. Fare del mio corpo
spada di pupo e pesce, lapide di strage,
fuoco di terra inquieta, fiore di zagara
e lentisco e pietra di Pantalica insieme.
Potrei vivere in Sicilia
anche da morto.

***

È morto A.

A. era un pescatore.
A. sminava le mine lasciate alla rinfusa dalla guerra
– quella Grande –
ha lasciato il fosforo delle bombe per quello dei pesci,
ha preferito la corona di luci delle lampare a quella del Re
– quello piccolo –
che ordinò ai contadini di seminare campi di mine per sentirsi grande.
È morto A.
non di una bomba,
non di una lisca di pesce,
ha tirato le onde sopra la testa come si addice a un marinaio.
Le lampare sono spente e i pesci tranquilli,
le bombe dormono sonni profondi.
L’armistizio degli alberi è duraturo.

***

Mio padre

Sarà stato poco più che dodicenne,
la camicia bianca e il cane ai piedi, pezzo di carbone e lana.
Null’altro che non la sua faccia da adulto,
come se il futuro fosse già venuto.
Al fondo i fratelli sbiaditi,
il sole di una estate sicura e la casa di calce piena di sete.
Io, vecchio come l’inverno
sento il latrare di un cane che nessuno può ascoltare.

                 

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