Poesia al femminile – I Landais, di Vittoria Ravagli

Artemisia Gentileschi, Danae, 1612_risultato

Poesia al femminile – I Landais, di Vittoria Ravagli.

   

   

Da anni ormai parliamo, scriviamo, dei landais. E’ una forma di poesia breve molto semplice, in cui si possono cimentare tutte le donne, istruite o meno. Adatte all’accusa, al grido di denuncia, ma anche al pensiero lieve, al ricordo, alla dolcezza.
E’ composto da due versi, uno di nove sillabe, uno di tredici, ma spesso questa regola non è rispettata rigidamente

Se ti acchiappa, fingiti morta
Così fa la cincia per scappare dal gatto

*

Non mi permetti di andare a scuola
Allora non diventerò una medica

   

Ne cominciai a leggere sul blog di Maria Grazia di Rienzo, donna davvero speciale, combattente per i diritti delle donne, amica stimatissima.

Veniva usato in Afganistan dai popoli nomadi per dire della guerra, dell’amore, del dolore. Oggi le donne di là scrivono landais di denuncia e lo fanno segretamente e in modo anonimo, perché in Afghanistan si può “morire di poesia” come scriveva M.G. Renzo.
https://lunanuvola.wordpress.com/2012/05/05/morire-di-poesia/

Questa forma di poesia é adattissima alle donne e infatti, all’invito di scrivere landais, tante, moltissime, hanno risposto con scritti originali e belli. I landais sono come frecciate, il tiro di un sasso, una saetta, un urlo prolungato. Lasciano il segno.
Landai, scrive M.G. Di Rienzo, vuol dire “serpentello velenoso”

sono venuti a prendermi
ad aprire la porta è stato mio padre

    

Marco Ribani lo aveva capito, lui mi aveva trasmessa l’idea di far girare alle donne amiche questa proposta: che scrivessero della nostra inciviltà, di quanto da noi gli uomini siano ancora – e spesso – carnefici. Loro che dicono di amarle e poi – se non possono averle più per sè – quasi fossero una proprietà privata – arrivano ad ucciderle. Che scrivessero del loro dolore, della schiavitù psicologica, della gabbia in cui si sentono relegate, delle violenze subite.

Ci avete tolto l’aria
ma noi siamo le foglie che respirano

     

Per necessità in Afganistan le donne che scrivono o recitano landais, li sussurrano ad un numero telefonico di aiuto; restano senza nome perché non venga riconosciuta l’autrice. E’ bello che anche da noi possa essere così. Che questa poesia voli altrove come un messaggio, una richiesta di aiuto, un dolore condiviso, che la firma ci sia o non ci sia, pur che vada, lui, libero…

Diverse donne amiche hanno fatto piccoli librini autoprodotti con i propri landais, a volte tradotti in altre lingue. Una forma molto bella di divulgazione.

Sul blog di Cartesensibili, con Fernanda Ferraresso, abbiamo cercato di radunare i landais arrivati da ogni parte via via. E’ il luogo dove poterne leggere tanti, quelli di ogni incontro di cui abbiamo saputo, a partire dal primo, quello dei Giardini del Guasto a Bologna.

Un gruppo di donne artiste ha scritto landais facendone opere d’arte. Sono quelli che chiamo i “landais che restano”. Li portano nelle tante iniziative in giro per l’Italia in cui le arti si mescolano: poesia, scultura, danza, musica…. Sono Angela Marchionni, Benedetta Iandolo ed altre. Ricordo l’incontro a Massalombarda dal 21 al 29 novembre con ” VELENO – FATALI CALPESTII “

SUI LIBRI

All’accorato deserto salvo
suono del cuore che nessun libro trasmette

   

In questi anni i landais hanno girato negli incontri delle donne. Hanno attraversato città: Sasso Marconi, Bologna, Venezia, Porto Marghera, Torino (col suo premio), Vicenza… ma scrivono landais donne da ogni luogo, da ogni città.
Attivissima in questo lavoro di diffusione è Antonella Barina che ci tiene legate in una una staffetta che allarga sempre più il suo giro. Sono arrivati nell’America del sud con Silvia Favaretto, che ha fatto un’antologia ispano-americana di landais esplosivi, bellissimi.

alleva la guerra bambini
rendendoli spietati insensati guerrieri

    

Mi scrive tra l’altro Antonella Barina: “…Con i Landais ci hai aperto una strada importante da molti punti di vista. Per le poete, una scoperta: dal verso libero che le più praticavano al gioco della metrica che non è più necessariamente un’architettura complessa come quella di una cattedrale, ma semplice come un sasso su cui sedersi davanti ad una valle aperta. I Landais sono davvero serpentelle guizzanti e si riproducono con una fecondità inaspettata. Dall’iniziale incertezza, molte poete – e qui ora comprendo non solo quelle che lo sono già, ma tutte coloro che lo diventano componendo – hanno risposto con entusiasmo. La natura sacrale della felicità femminile, che è scopo e fondamento del nostro esistere e che sta alla base dell’entusiasmo, è un balsamo alla violenza.
Contro la violenza e per la libertà femminile. Dolore, rabbia, ma anche gioia: i Landais che abbiamo imparato a comporre si prestano ad esprimere tutte le emozioni. Ma se da una parte la gioia è un punto d’arrivo efficace per continuare ad esistere nonostante la violenza quotidiana, che non è solo violenza sessuale, dall’altra quasi ci si vergogna di nominare la gioia di fronte all’intensificarsi in tutto il mondo dello stupro seriale come arma di guerra. Eppure, questa gioia va fatta circolare assieme alla denuncia, perché è il primo bersaglio contro cui i violentatori militari o civili si accaniscono…” – lettera del 30 marzo 2014.

OGGI IL SOLE

Oggi il sole è tornato
Figli miei, vorrei parlarvi della gioia

    

Poi alcune di noi hanno cominciato a coinvolgere le scuole, i ragazzi, maschi e femmine. E loro hanno ascoltato, hanno letto, hanno scritto; con questo cordone ombelicale che ci unisce, con la poesia, è passato il concetto, l’idea, il grido.
La grandezza delle donne è anche questa, io credo. Sapere trasmettere la passione, contagiare col proprio entusiasmo, far passare le idee, i canti, i sogni. Raccontare, denunciare e farlo con un linguaggio che te li fa restare dentro indelebili.

Guardo la tua violenza sul mio corpo,
laceri la mia pelle svuotandomi dentro.

    

Per il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, col Gruppo Gimbutas abbiamo organizzato iniziative rivolte alle ragazze e ai /ai ragazzi alle bambine e ai bambini, nelle scuole. E sono nati come fiori i loro landais.

Di recente su Cartesensibili ho invitato le donne a scrivere “landais migranti” dopo aver letto

donna clandestina sul mare
doppio il peso del ventre   doppia la speranza

    

Ho pensato che sì, di questo dovremmo tutte scrivere, facendo volare i nostri landais da città a città, sempre più lontano.

Questo tema è più difficile, fa nascere in noi sentimenti contrastanti, sensi di colpa, paure, inadeguatezza… non so.
Poche si cimentano ma piano piano i landais emergono diversi, particolari, dolorosi, lievi….

Sotto i morti

Sulle spiagge i bagnanti
morte e vita nella stessa acqua.

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https://cartesensibili.wordpress.com/2015/09/12/tempiquieti-invito-alle-donne-landais-migranti-vittoria-ravagli/

 

http://cartesensibili.wordpress.com/2013/06/25/tempiquieti-e-i-landays-vittoria-ravagli-presenta-il-percorso/

http://cartesensibili.wordpress.com/2013/10/06/100thousand-poets-for-change-a-bologna-vittoria-ravagli-racconta/

                         

Artemisia Gentileschi, Autoritratto come allegoria della pittura, 1638-1639 - in apertura Danae, 1612
Artemisia Gentileschi, Autoritratto come allegoria della pittura, 1638-1639 – in apertura Danae, 1612

One thought on “Poesia al femminile – I Landais, di Vittoria Ravagli”

  1. Con Vittoria Ravagli, promotrice di questa ricerca allargata a tutte le donne e anche agli uomini, attraverso il sito di Cartesensibili in cui insieme lavoriamo, e poi delle tante raccolte motivate da differenti obiettivi come lei ha scritto nel suo articolo, cogliendo la trama elaborata nei diversi licci, ho condiviso l’interesse e approfondito la conoscenza di questo genere di scrittura solamente femminile, in origine.Le donne afgane hanno in questo schizzo di suoni che cantano la possibilità di sollevarsi dalla ferocia e dalla brutalità con cui vengono trattate e messe in fondo ad ogni scala gerarchica. Le donne bestie da soma e merce da vendere come una pecora o un sacco di farina. Le donne mai mogli ma schiave e vittime di troppi carnefici. Donne che solitamente si suicidano come scelta di salvezza rispetto a troppa violenza subita e ripetuta.
    A me è sempre sembrato di togliere loro il mezzo più importante che hanno per farsi sentire lontano, da noi tutte/i un mezzo che non ci appartiene perché altro avremmo potuto inventare per aiutarle per amplificare la loro voce in tutti i capi dell’arazzo in cui si spergiura la vita sulla terra.
    ferni

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