Paris c’est a moi, poesie di Gabriella Musetti

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Paris c’est a moi, poesie di Gabriella Musetti.

    

   

Gabriella Musetti, nata a Genova, è vissuta in molte città. Attualmente vive a Trieste. 10394588_10202230157417324_5097120525766650456_nOrganizza “Residenze Estive” Incontri internazionali di poesia e scrittura a Trieste e nel Friuli Venezia Giulia. Dirige la Rivista “Almanacco del Ramo d’Oro, Nuova serie”, semestrale di poesia e cultura. Si è occupata di saggistica per la scuola e scrittura delle donne. Collabora a diverse riviste nazionali. E’ socia della Società Italiana delle Letterate. Ha recentemente fondato, insieme ad altre, la casa editrice Vita Activa: www.vitaactivaeditoria.it
Ultime pubblicazioni: Sconfinamenti. Confini passaggi soglie nella scrittura delle donne, a cura di A. Chemello, G. Musetti, (2008); Racconti triestini. Antologia di scrittrici contemporanee, a cura di, (2012), Guida sentimentale di Trieste, a cura di, (2014), Dice Alice. Percezioni e storie di donne, a cura di (2015).
In poesia: Obliquo resta il tempo, Lietocolle (2005); A chi di dovere, La Fenice (2007), Premio Senigallia Spiaggia di Velluto; Beli Andjeo, Il Ramo d’Oro (2009), Le sorelle, La vita felice (2013), La manutenzione dei sentimenti, Samuele Editore (2015).

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Di Gabriella Musetti, della quale in questo stesso numero trovate un’intervista, vi proponiamo due poesie, selezionate dall’autrice: la prima tratta da La manutenzione dei sentimenti, Samuele Editore, 2015.

     

in rue Rollin abitavamo all’ultimo piano
con i tetti grigi a perdita d’occhio
come nelle cartoline vecchie di Parigi
i piccioni traballando
zampettavano sui tubi di ferro dei cornicioni
a raggiungere altezze sempre oltrepassate Le
cacche schiacciate di tanti cani
lordavano il marciapiede stretto
dove le macchine non parcheggiavano
e oltre la scalinata
una sola panchina era contesa
dai clochard quando non si scaldavano
alle bocche di fiato arso
della metropolitana
tra pochi alberi di Place de la Contrescarpe

ma noi eravamo giovani e irrequieti
dormivamo su materassi a terra
con un ficus rinsecchito ai piedi
sulla moquette stracciata e sporca
e quelle piastrelle gialle a rombi viola
nel gabinetto senza lavabo
e facevamo l’amore davanti al balcone
per essere più vicini al cielo

guardavamo i giocatori di scacchi
a Le Tuileries sbirciando da dietro
un albero storto
un bacio improvviso tra il cappotto
non si sfilacciava
perché a perdermi di te
anche il tocco di un mignolo
sul palmo della mano era bastante

(da La manutenzione dei sentimenti, Samuele 2015)

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Paris c’est a moi

sopra i tetti grigi di Parigi
senza essere poveri e felici
un sole a strattoni
apre i balconi mansardati
dove piccioni malandati
sostano tra vasi di estragone
e sulle lamiere luccicanti
i comignoli in fila
piccoli nani ocra
risentono del vento
le mille infinite storie
perse nelle memorie degli intellettuali
Ma i giorni normali scorrono
e fa più male il buio
e le luci lontane
di chi va e di chi viene
segnano di vita sdrucciola
questa città fascinosa e sorda
palpitante di congegni meccanici e d’arte
di musica d’incontri di cultura
(se pure l’uomo crede alla natura)
e di se stesso infine
il vuoto si scolora

                                

Zazie nel metrò, Louis Malle, 1960
Zazie nel metrò, Louis Malle, 1960

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