Poeti resistenti: Cortese, Lenti, Magnavacca, Panico, Pagelli, Pedicini

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Poeti resistenti: Davide Cortese, Maria Lenti, Anna Magnavacca, Vito Panico, Claudio Pagelli, Adriana Pedicini.

    

    

di Davide Cortese:

RISVEGLIO

Una mattina mi son svegliato
e non c’era più nulla da temere.
Una mattina mi son svegliato
e potevo essere semplicemente chi ero,
senza che nessuno mi negasse il suo sorriso,
senza essere percosso e offeso,
né maltrattato, né deriso, né ucciso
per ciò che ero senza averlo deciso.
Una mattina mi son svegliato
ed ero fiero di essere chi ero.
Ero nero senza apparire diverso,
ero gay senza apparire perverso,
ero ebreo, musulmano, senza aver perso
la gioia di essere ospite dell’universo.
Una mattina mi son svegliato
e per tutti ero semplicemente un uomo.
E per ciò che io ero: umano,
non c’era affatto da chiedere perdono.

***

di Maria Lenti:

Varianti di valico  

non un ritorno certo un pensamento
da acchiappare da fermare
da dire a bassa voce
nessuna traccia buona la staccia
secca la stecca
nel chiasso che sovrasta
l’urto che passa
                            bianca la luna

le riproposte-ripetizioni croste
carghi al freddo al largo
faccia straniera di colore uguale
Africa qua e là (non è passo di danza)
aspirare fame crepare di miseria
bombe a catena in corona
i corpi che si sfanno nella sabbia
carri armati e cingolati
Afghanistan Palestina Iraq
                            sperdimento

(e tant’altro nella mente)

rabbia dolore ira
forte il sommovimento

(batti le mani dillo il tuo concerto)
il sonno dopo la veglia poi il risveglio
la presenza di sapore intensa
l’intento di non perdere calore
l’afflato l’emozione
la resistenza il fiato la ragione

    

(da Versi alfabetici, 2004 / rist. 2006)

***

di Anna Magnavacca:

Avere la meglio

Sparpaglia i miei vestiti
appesi con cura a grucce verdi
imprigiona i miei fiori
spalanca le mie finestre
al vuoto della strada
si allarga su tutte le mie cose.
Attacca il suo spavaldo sorriso
al mio albicocco in fiore
finora rispettoso.
Cigola l’obbediente carrucola
ingigantisce al mio occhio
la pancia della pentola sul fuoco.

Mi viene addosso una montagna
pesa schiaccia,
non ho la forza di sollevarla
allontanarla.
Ma perché la vita mi soffoca
non mi dà tregua
e ferma le sue montagne su di me ?

Provo a non pensarci.
Faccio l’occhiolino
annuso come cane in cerca
stringo la montagna
fino a farle male,
farla a brandelli
e sentire il suo odore di sconfitta.

Tolgo la pentola dal fuoco
getto l’acqua
fermo la carrucola,
strappo al vento i miei vestiti
urlo ai fiori di non cambiare terra
e al mio albicocco di ricordare
il sole che gli ho dato.

Provo ad avere la meglio.

***

di Vito Panico:

Oggi mio cugino ha perso il lavoro pare che il suo capo abbia detto ‘puzzi’, senza dire dove
oggi mia sorella le hanno toccato il culo in strada pare che quello abbia sussurrato brutta porca
oggi due hanno litigato per un posto sull’autobus una ha detto ignorante e l’altro zitta troia. Pare
oggi ho i postumi della sbornia, non mi hanno preso al master, cosa sarà di me.
oggi ho scritto a mia madre, non sente bene, che mi mandi presto l’olio e duecento mila lire.
Oggi mi sono candidato al consiglio, ho preso sei voti, il vecchio due più di me. Ha molte idee, troppi sodali.
Oggi ho visto il mare, era nudo più di me ma non si è vergognato.
Oggi ho visto un film ma si vedeva che lei recitava, grande trama.

Una lunga settimana

***

di Claudio Pagelli:

“la vocazione della balena”

aperta la bocca
come una grande balena
la lingua di gradini
aspetta la prima cena –
timidi mitili, pesci azzurri
ed altre specie minori in arrivo al binario sei
(dice la voce inudibile
nella pancia della stazione….)
e come pesci non si domanda
s’entra a branchi involontari
ognuno col suo bel colore
avuto in prestito dal caso,
chi prega chi pensa chi legge il giornale
chi bianco in volto chi gonfio come un gommone
chi già rosso con la lingua che cade…
l’ombra di granchio del vecchio professore
sbanda un poco sulle scale, nella borsa marrone
qualche lisca di sogno, una frase di commiato
sugli appunti dell’estrema lezione…

    

(da La vocazione della balena, Arcolaio 2015)

***

di Adriana Pedicini:

Mai la pioggia

Mai la pioggia
nuoce
a chi ne prevede
gli assalti.
Dilava anzi i grumi
di polvere
su foglie mai sazie
del desiderio di bagnarsi
come gli uccelli
nella fangosa pozzanghera.
Ho costruito in antico
baluardi di difesa
su sentieri di dolore.
Ha faticato
l’anima ad aggrapparsi ad essi.
Ho temuto
il cedimento,
le lacrime come pioggia
di primavera
mi hanno resa
nuova.

    

(da Sazia di luce, ed. Il Foglio 2013)

                     

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2 thoughts on “Poeti resistenti: Cortese, Lenti, Magnavacca, Panico, Pagelli, Pedicini”

  1. Mi è piaciuta in particolare la “poesia” di Vito Panico. Ironica, originalissima, nuova.
    Più la leggevo e più trovavo qualcosa di nuovo e……l’ho letta davvero tante volte.
    Ogni volta sì un sorriso ( anche risata), ma ciò che vuole dire Panico è qualcosa di molto, molto profondo e significativo nella nostra difficile vita.

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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