Politica ed economia. Versi di Maddalena Di Marco

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Rubrica politica ed economia. Versi di Maddalena Di Marco.

 

    
Anno Domini 2012
(Poemetto a più voci)

I. Economia reale

A grattare la terra stiamo
con l’impasto di polvere e sudore
che ci ammalta i pori

Con l’olio sulle mani
la nostra sola memoria
in gesti sempre uguali

Le schiene spaccate
dalle casse dei meloni
e se uno casca
ne addentiamo un pezzo

Cosce incollate al sedile
e l’orecchio al mobile phone
– scusate: mando una mail
urgente mentre sorpasso

II. Economia reale: il “padrone”

L’azienda e’ vita, l’uomo
produttivo ha dignità, questo
ci distingue dalle bestie.
– Anche dalle formiche,
ma perché sono più alacri

Per il bene dell’azienda – che e’ poi il tuo –
fatti due master e due stage
da milleduecento ore,
tre anni di lavoro a tempo determinato
con contratto rinnovato ogni tre mesi.
Non essere choosy ora che compi
trentadue anni: giovani meglio di te
ne troviamo mille, a ringraziare

Tu, vecchio che guidi
lascia strada.
Fallo per i figli, per dare loro
un futuro, in azienda
sottopagato

E voi popolo produttivo:
siete superati – importiamo
dalla Cina – state a casa.
Così avrete più tempo
per la tv e per consumare

Basta con i privilegi:
Arrivare a fine mese,
cure, scuola e la pensione.
Le solite rivendicazioni
ci porteranno alla rovina!

Contro il libeccio ci ergiamo
vecchie querce del regime
Cadiamo una a una sotto la scure
eppure teniamo duro
a considerare nemico il fratello

III. La madre

Piccolo mio che mi fissi gli occhi
mentre succhi il seno, tu sai che hai
una mamma coraggiosa, vero?
Ti ha concepito e partorito
con dolore, pur sapendo che
tornerà al lavoro tra i tormenti
del mobbing, solo per pagare
la retta del nido e i pannolini.

Ti crescerà con attenzione
affidato a nonni, baby sitter
e televisione.
Ti darà il conforto della futilità
e la certezza di essere il migliore,
ti sosterrà nei sogni del futuro
da piccolo imprenditore.

Finché non diventerai quel grande uomo
che davanti all’agenzia delle entrate,
nella disperazione, si darà al fuoco

IV. Classe politica

Siamo nati per servire
Dedichiamo le nostre opere
di nebbia, responsabilmente
alla volontà del miglior offerente

E’ un duro lavoro dirigere
un’orchestra mediatica intera
per spiegare alle masse
che non è conflitto d’interesse

Impavidi con scorta e giornalisti,
affrontiamo a nuoto Scilla e Cariddi
contro il vento di maestrale
per ottenere consenso elettorale

V. Finanza

Borsa Nostra che sei a Wall Street, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno e sia fatta la tua volontà come in America così in Europa. Dacci oggi il nostro guadagno quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li riscuotiamo dai nostri debitori e non ci indurre in tentazione ma liberaci dalla carità e dalla compassione.

All’inizio di questo nuovo giorno, eccomi davanti a Te, Banca: Tu sei il mio Creatore e Padre, Tu sei il mio amico e salvatore, Tu sei la forza che mi dona la ricchezza. Io mi metto davanti a Te per lodarti e ringraziarti per la mia esistenza e per quella di ogni creatura da sfruttare. All’inizio di questo giorno affido a Te la mia vita: custodiscimi lungo il giorno, affinché cammini secondo la Tua volontà. Ti affido il mondo intero, i miei cari e i miei amici, tutti i poveri del mondo e i politici e gli imprenditori: posa su di loro il tuo sguardo concupiscente.

VI. Sindacato

Amen

VII. Economia reale

Noi che credevamo
di fare la storia
il petto offerto alla polizia

A guardarci mani pulite stiamo
A rimpiangere come venivamo
sfruttati nel passato

VIII. New Economy: Shenzhen

Raggomitolato nel dormitorio
vedo la vita frusciare avanti
di un’ora: fra gli altri sulle brande
il caposquadra chiamerà me
per un doppio turno di lavoro.

Non potrò mostrare a lui le lacrime,
ché ha gli ordini di Cupertino da esitare
e ancora l’amarezza per il mio ritardo.
Gli ho chiesto scusa con vergogna,
nell’alba rosea della scorsa mattina
in un curato esercizio di grafia.

Le dedico ora alla luna, le mie lacrime
guardando dall’alto la Foxcoon City
che pare un drago di pietra addormentato.
Dal tetto di questo campo di lavoro
le seguirò in caduta, sull’asfalto

IX. Il poeta

Il rosso e’ un senso
che più non appaga l’autunno.
La foglia, la castagna
la stilla di sangue
svaporano
nell’odore di nebbia

Non ci sarà primavera.

La tenebra di un nuovo medioevo
incombe, di uomini ignoranti
Bimbi sporchi e denutriti
Donne in burqa infibulate
Pestilenze radioattive

Empie chiese colme di fedeli.

Abbandono parole sulla carta.
Nell’estinzione solamente
intravedo speranza

uomo-brucia

 

4 thoughts on “Politica ed economia. Versi di Maddalena Di Marco”

  1. Le prime poesie sono molto belle, visionarie e metaforiche, poi , purtroppo, se scaduta nell’invettiva e l’invettiva non è poesia che vuole parole polisemiche, rinnovate,…
    Narda

    1. Grazie cara Narda per aver letto e commentato. Questa critica mi e’ utile per migliorare, non essendo avvezza a trattare questi argomenti. Spero che nel complesso il lavoro si possa reputare interessante. Un saluto. Maddalena

  2. anche riletta, e credo in modo più completo di una stesura precedente, non mi sembra affatto male questa poesia, anzi
    è molto interessante.
    luigi38

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