Praticare la notte di Ksenja Laginja, recensione di Federico Cerminara

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Praticare la notte di Ksenja Laginja, Giuliano Ladolfi Editore 2015, recensione di Federico Cerminara.

      

     

Qualche giorno fa il mio vicino ha rischiato di investire un gatto mentre tornava dal lavoro. Il micio era messo male già di suo, pieno di graffi, tremava; Carlo lo ha preso con sé, lo ha fatto visitare da un veterinario, ora il gattino se ne sta accoccolato sotto una copertina, in una cesta rotonda sul terrazzo che vista dal mio balcone sembra un anfiteatro romano. Sta bene, ha soltanto bisogno di qualche giorno per leccarsi le ferite, avvolto nella piccola bolla a forma di Colosseo che gli hanno regalato.

Ho pensato molto al gatto del mio vicino mentre leggevo le poesie di Ksenja Laginja. Praticare la notte (Giulio Ladolfi Editore) nel suo raccontare la lotta quotidiana con i sentimenti, con il peso della distanza, con l’angoscia dei ricordi (Ho socchiuso la porta \ perché l’ultima traccia di te \ abbandonasse quelle stanze \ insieme alla caffettiera che \ comprammo a natale \ a tutte le cose \ lasciate cadere distrattamente \ agli angoli della cucina), ci descrive inermi, indifesi (il passato esce dall’ingresso principale \ ma le porte sono difettose). Impauriti come il micio che il mio vicino ha affidato alle cure della coperta perché potesse guarire. Come il gatto anche noi avremmo bisogno di una cesta in cui imparare a coltivare l’assenza (Ti confesso che non è stato semplice \ calcare il mondo senza radici), a lenire il dolore (non è servito a niente \ insultare la tua voce \ né scaraventare il tuo nome \ lontano). Avremmo bisogno di un cerchio degli affetti, un cerchio della fiducia, uno spazio abbastanza grande da avvolgerci assieme a un’altra persona, abbastanza piccolo da non farcene sentire la mancanza quando si è soli. I graffi del tempo devono fare meno male sotto una coperta di lana (Ricordi l’inverno passato? \ Venivi a coprirmi nella notte).

Praticare la notte è il disegno del cerchio, è il racconto della fortezza, dell’assedio e allo stesso tempo delle ferite; nei versi di Ksenja Laginja prendono vita i ricordi che vorremmo cancellare e di cui non possiamo fare a meno (ce l’hanno chiesto così spesso \ restiamo qui \ cogliamo l’attimo, la virgola, il punto). Praticare la notte è il racconto del tentativo, quotidiano, di fare pace con l’amore disseminato lungo la strada.

Noi che amavamo il vento
ci arrampicavamo sulla cima più alta
a solcare il mare erboso di periferia
e nell’inverno di nebbia ci scagliavamo
l’uno sull’altro, come pirati aggrappati
ai rami, armati di pietre aguzze
a dondolare sulle chiome arrese
con le mani ghiacciate e il vento
dentro, a chiamarci per nome.

lionello inglese

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