Recensione di Valeria Serofilli a “Sole nero” di Marco Righetti

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Note di lettura di Valeria Serofilli al romanzo Sole nero di Marco Righetti, Leone editore settembre 2012

   

Il romanzo di Marco Righetti Sole nero, pubblicato dall’Editore Leone nel 2012, nonostante le ridotte dimensioni del volume, tali da giustificare la definizione riportata in copertina di cortoromanzo, racchiude in realtà una varietà di temi e spunti di notevole interesse e condensa in sé le caratteristiche di vari generi letterari.

Il tema principale è quello proprio del romanzo giallo e poliziesco: la ricerca di un personaggio scomparso da parte del fratello. A questo si sovrappone tuttavia un intreccio noir, aperto a istanze scientifiche ed etnografiche, il cui interesse si allarga infatti a valutazioni allegorico-metaforiche che finiscono per distaccarsi dalla semplice trama per assumere un rilievo di più ampio respiro quale il destino stesso del pianeta, sospeso tra mutamento e rischio di autodistruzione, con una sottotrama “ecologista”. L’abilità dell’Autore consiste nel fondere tutti questi spunti in maniera armonica mentre procede alla ricerca del personaggio scomparso. Un ecothriller che traendo spunto dal dibattito e dagli step in corso in tema di energie rinnovabili costruisce i suoi percorsi- come sottolinea l’autore -, proiettando l’azione nel 2022, lungo l’arco di un’emergenza che va da Milano al Sahara algerino. Un thriller di fantasia applicato alla scienza.

Progressivamente vengono evidenziate anche minacce, pericoli e aggressioni, elementi tipici sia del romanzo di avventura che di trama giallo-poliziesco che vengono ad investire la sfera personale del protagonista e che toccherà a chi legge  cercare di svelare, senza mai dare niente per scontato. Proprio al fine di non togliere al lettore il gusto della progressiva scoperta dei vari personaggi e graduali accadimenti, non è possibile qui addentrarsi in tutti i dettagli e le sfumature della trama.

Tuttavia, nonostante questa sia basata su un susseguirsi incalzante di eventi e mutamenti, il linguaggio non è scabro ed essenziale e Righetti riesce a renderlo anche elegante pur mantenendo l’immediatezza espressiva, la stringatezza e la scorrevolezza..

Molti sarebbero gli esempi possibili. Ne cito uno importante anche per la trama e l’intreccio, in quanto mette a confronto due punti di vista inerenti il modo di concepire lo sfruttamento delle risorse energetiche del pianeta sia nel presente che nella prospettiva futura, venendo in tal modo ad assumere un valore tematico determinante:

«Forse c’è chi spera nella rivincita dell’oro nero? In qualche inaspettato colpo di mano, chiamiamolo pure sabotaggio, che rimetta in auge le vecchie raffinerie petrolifere? Tu da che parte stai, Jan?»

«Stai facendo tutto da solo… Lo sai meglio di me che i1 termodinamico e il fotovoltaico non potranno mai fare vera concorrenza alle fonti fossili. Per il carbone ci sono troppi anni di riserve accertati, per il petrolio il picco di Hubbert è stato raggiunto da poco… Come vedi è la tua fantasia galoppante che continua a inventare miti.»

«Credi? Lascia perdere Hubbert, il suo modello è inaffidabile. E vogliamo parlare dei costi di cattura e stoccaggio della co2, dell’instabilità politica dei Paesi? Io non credo più. Io non credo più a nulla, Carew, se non a quello che vedo o leggo. Per esempio ai fallimentari piani del governo algerino per incrementare la produzione, alla scarsa manutenzione delle raffinerie, alla perdita di manodopera. Non mi hai ancora risposto. Per caso hai contatti con gruppi di pressione, per non dire organizzazioni mafiose, contrari alle centrali solari? Le compagnie petrolifere premono per non essere tagliate fuori da questa zona ancora vergine. Vuoi che Lightstorm continui la produzione o già ti sta sullo stomaco? E magari tenti di togliere di mezzo i rivali, che si chiamino Amellini o Loriga poco importa…»

E’ giusto ribadire la capacità dell’Autore di parlare di una vicenda privata estendendo il discorso al destino dell’intera umanità, passando dal particolare all’universale. Nello sviluppo narrativo e nel susseguirsi delle pagine, Sole nero diventa una radicale riflessione sull’uomo, sulla sua storia impazzita acefala (Marco Righetti)

Il lettore è così condotto ad identificarsi con il protagonista. Tutto ciò è filtrato dall’abilità narrativa di Righetti che non a caso è anche poeta, come si percepisce da moltissimi passaggi e brani contenuti nel libro.

Un esempio su tutti quello di pag. 113 in cui cita Mandel’stam:

<<Irreparabile è questa notte, avrebbe detto Mandel’stam. E volata via bruciata dalle nostre parole. Devo essermi assopito, vinto da una tensione terribile, dalla stanchezza, dall’impossibilità di fare qualcosa. Quando riapro gli occhi, stordito, con gli stessi vestiti di ieri sera, è tardi. Solo. Alissa non è al mio fianco, non potrebbe

mai esserci. L’ho sognata in fase smagliante, vestita di bianco, con un abito che però non è mai stato nel suo guardaroba. Un sogno rubato a qualcun altro.

Sarebbe potuto andare tutto in modo diverso, molto diverso… Guardo i miei pollici… Mi rovescio una bottiglia sulla testa per svegliarmi, corro ai vetri. Il sole non ha la tinta dell’alba, è un limone scuro. Le apparecchiature sono spente, ne posso fermare ormai più nulla, Gian Mario ha avuto tutto il tempo per operare la sua scelta. Avrà anestetizzato i dissenzienti e forse anch’io corro il medesimo rischio e se non mi ha addormentato finora è solo per un superstite scrupolo fraterno, ma nessuno esclude che lo faccia ora. >>

Per concludere, il protagonista di questo recente lavoro narrativo di Righetti, trasmette bene il senso d’ansia e l’oppressione e lo sfruttamento del potere ai danni delle risorse del pianeta e la necessità di rimanere aggrappati a valori più solidamente umani per poter intravedere un sole che non sia nero ma che splenda ancora in una qualche potenziale prospettiva di futuro.

 

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