Rediviva donna (contemporanea) Rubrica di A. D’Errigo: Carmen Foresta

Carmen Foresta imago

REDIVIVA DONNA (Contemporanea), rubrica di Alessia D’Errigo ospita Carmen Foresta.

   

   

UN PENSIERO:

La poesia della Foresta è bella. I suoi versi sono timbri emozionali che non lasciano indifferenti. Intelligente, femminile, elegante e allo stesso tempo necessaria, la poesia di questa autrice sembra soffrire davvero “l’ingombro della scrittura perfetta”, sembra immergersi nel suo pianto introspettivo per ricavarne: morte, lembi, stanze, fenicotteri, urine, prospettive di osservazione sempre diverse, sempre nuove e mai banali. Insomma, una poesia da leggere e rileggere.

  

*

Carmen Foresta imagoCarmen Foresta vive e lavora in provincia di Novara. È insegnante di attività motorie e ricreative nella scuola primaria. Ama la fotografia e l’equitazione.
Approda alla scrittura per caso nel 2004. Scambiando mail con un amico si accorge di usare linguaggi ben lontani dalla normale scrittura epistolare. Così si iscrive a un forum letterario ed inizia a coltivare la vena poetica che pare emergere dai suoi scritti privati.

L’opera di Carmen è interamente nata e conservata sul web . I testi più significativi sono presenti nel suo blog a questo indirizzo http://incarnatomultiplo.blogspot.it/

Carmen ha ben accolto nel corso del 2011/12, gli inviti ad essere pubblicata su siti di prestigio: Word Social Forum; Cartiglio d’ombra di Maurizio Landini; Poetarum Silva; La Stanza di Nightingale di Federica Galetto

  

***

  

compresa alle rose una caricatura, quasi prona
m’inginocchia allungata, alla ruota del sole
appesa ancora al ricordo dei tralci, riccioluti
come i capelli di una Madonna, la sua discesa
nel nero di una veste anziana, si raccomanda
la schiena arretrata, i piedi avanti, per non cadere

***

   

reggo l’ingombro della scrittura perfetta
una firma sul registro delle nascite
il numero civico cambiato, l’attenti al cane
il muro dedicato ai disegni dei bambini
  
e lascio che la morte venga più volte
tra le peonie e l’albero d’alloro
quasi compreso al masticare d’unghie
  
come venne
  
bicolore sul viso dell’anziana signora
per riportarla a casa tra i lampadari sporchi
ed un trenino fatto di posti per pregare

***

  

la bocca, una ringhiera
a me compressa, arricciata alla sete
un adempimento, gli occhi per come li muovi
liberati ai disordini del sole
sempre più bianco

guardi le tracce, la mia carne singola
che diventa pupilla, gemma allungata alla mano
impugnatura calda
  
versa la risposta
per come muovi le labbra, arsura
incline alle tregue del lago
sale che sfiorisce
le corse
dei fenicotteri
per volare
via

***

  

essere lembo
carne senza accoglienza
l’estensione, un ricordo ch’eppure è qui
tra le quinte delle ciglia -murate
  
c’è qualcosa di sfiorito nel soggetto
e non pretendo che tu mi chieda -come stai?
  
sto bene– le unghie crescono, crescono
i capelli, crescono i denti come ai cincillà
(fino a inchiodarmi la mascella)
sto bene– con acqua da bere
acqua da sudare, il pane vecchio
di settimane, le chiavi dei santi
il parlare con loro
del ricordo
che resta

***

  

mi fissavi, nella stanza compressa
proiettata sulla piazzola
attraverso la luce della finestra, così alterata
così prospettica da farsi
segno, tratteggiante
i quadri accesi
dai salti dei bambini
   
e noi, storti come detriti ad osservare
tutto quello spiccare
  
nuovo

***

   

addirittura nidi
capitolati in un soffocamento, detto altrimenti
amore
ad ogni giro una stretta, i lacci delle scarpe
i fiori alla Madonna, e prendersi per mano quando
il buio avanzava sbocciando a ciocche
la paura

***

   
mi saresti selvatico, anche
distratto componendo il solito vento, l’onda
quasi fossi spicchio -o mappa
  
o corpo
  
a frastagliare i discorsi pesanti, come quelli che
trattengono le palme ai pungoli del letto, al passare dei giorni
eludendo la prima imperfezione, la coperta sghemba
  
una notte
aggiunta alla notte
che specula nel buio per appiccicarsi
  
urlo

***

   
pensavo alla casa, a come mantenere
quell’imperfetto dei racconti dei bambini
la misura minima, quella selva oscura
l’abilità che serve al corpo per rivoltarsi
con riflesso postumo, col prurito
che esce dai follicoli del viso, una crescita
involontaria forse, dell’ultima bugia

***

   
sono rimasta senza penitenza
quando disegnavo la pianta della casa
sognavo il marmo rosa, fiori d’arancio
permanenti, per la promessa sposa
in luogo dell’urna di cristallo e aria
che suonava come un’orchestra
di finestre aperte, le tende a sfarfallare
refrigerando stanze sature di funebrità

***

  
ho chiesto del padre e della madre
disegnando la mia lucidità in fotogrammi
con mano nella mano di chi
leggeva la quantità di urine, spiegava
l’angolo da svoltare per l’ultimo atelier
che mi facesse bella con l’abito da sposa
tagliato sulla schiena, e dita a spacchi
da unire alla preghiera, l’ultima posa
***

   
avrò una chiara dipartita boschiva, una corale
tra fauna e passiflora. tra scaglie sprofondate
nel trasportare legna. raggiungerò la cura
dipingerò una ruota che eluda il fuso orario
agli occhi, alla corona, lo scarno del costato
il dorso flagellato dei monti, la memoria

Pop_Art_Lips_by_lyhnelaas

12 thoughts on “Rediviva donna (contemporanea) Rubrica di A. D’Errigo: Carmen Foresta”

  1. Quando la lessi la prima volta, qualche anno fa, notai il grande talento di Carmen ed ero sicuro che ci avrebbe dato grandi doni. Grazie Alessia per avermi reso partecipe e grazie Carmen per la poesia che sei.

  2. La poetica di Carmen è davvero seduttiva, almeno questo è l’effetto che ha su di me. La lessi la prima volta qualche anno fa e ne rimasi colpita. Mi piace molto la selvatichezza e la spontanea affermazione del sè, l’uso dei vocaboli, la forma che quasi segue i contorni di un cerchio e si apre perfettamente. Grazie della proposta. Un caro saluto ad Alessia e alla brava Autrice.

    1. Un saluto a te, Federica. Ogni volta hai grandi parole per me, per la mia scrittura. Di spinta e incoraggiamento. E torno a leggerle tutte quando soffro di momenti difficili, in poesia.
      Grazie sempre, di cuore.

  3. è una bella scrittura quella di Carmen, mi sento avvolta dalle sue creazioni che toccano il mio lato più profondo e intimo. continuo a seguirti sul blog ma spero di rivederti anche in Officina.
    Un abbraccio, Anna

    1. Grazie Anna, mi dici una cosa molto bella, di massima soddisfazione per me. Perché in fondo, è quello che principalmente chiedo alla poesia: unirmi al lettore attraverso il lato più profondo e intimo.

      Per il resto, sai quanto siano sporadiche le mie comparse nel luogo che citi. Pertanto, sporadicamente, capiterà di riverermi ;D

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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