Rock Poetry by Sf: 11.1.16

Fino all'ultimo respiro, Jean-Luc Godard, 1960_risultato

Rock poetry by Sf: 11.1.16

                 

11.1.16

E’ stato un giorno
in cui il vento ci ha tenuto occupati
Era caldo e potente
e inquietava le cime degli alberi
e noi
Così insolito l’undici gennaio
quel panorama di primavera
illusoria
Le nuvole di spostavano
veloci
e per un po’ lasciavano posto al sole
Per non pensarci
compivamo gesti
quotidiani
utili
chiudere porte che sbattono
mettere fermi alle finestre
A tratti le lacrime ci rapivano
Il sole scompariva di nuovo
e nel cielo solo cascate di luce dalle nuvole
Poi le nuvole
si sono fatte sempre più strette
le une alle altre
finché hanno chiuso il cielo
La pioggia che per tutto il pomeriggio
era parsa imminente
è scesa ad un passo dalla sera
Fuori il vento impediva lo sguardo e
il respiro
dentro le case
i sibili, i colpi, lo sbattere delle persiane
ci rimbalzava nella testa
senza sosta
Quando alla fine
è arrivato il buio
ci siamo rifugiati nelle parole
poi nelle immagini
nella musica
e infine
nella voce
e da lì
è cominciato davvero
Il dolore

     

E poi?
Abbiamo pensato.

Non siamo stati ragionevoli. Ci siamo divincolati. Non abbiamo accettato. Ci siamo ribellati. Nel nostro delirio, abbiamo creduto che la banalità potesse calmarci . Ci siamo detti, nella vita, le cose terribili – al pari di quelle meravigliose – non sembrano reali. Solo la mediocrità sembra possibile. Abbiamo cercato tracce di consolazione. Abbiamo creduto che le rock star siano immortali, solo che a noi, le rock star non interessano più. Ci interessa quello che sta sotto la pelle, tra i fili di nervi, incastonato nel profondo, tra i grumi di carne. Ci interessano gli artisti. E quelli muoiono. Abbiamo avuto bisogno di leggere, di sentirne parlare, perché noi non eravamo capaci di farlo, finché la banalità non ci ha travolti.

Disorientati. Siamo tornati alla musica. Alla voce. All’arte.

Che ne sarà di noi – maniaci feticisti – riapriremo mille volte le ferite e ci butteremo dentro tutti i nostri cimeli, i libri, i dischi, i biglietti dei concerti, i poster, le riviste. Rivivremo tutte le storie, e tutte le vite, una dopo l’altra, le sue e insieme le nostre, fino all’ultima.

Andremo in cerca del ricordo perfetto, quello in cui la bellezza prevale.

Non riusciremo a stare fermi. Riascolteremo. Riguarderemo le fotografie e i filmati. Leggeremo e rileggeremo i testi uno ad uno, riga per riga, andando a ritroso, partendo dalla fine. Studieremo le ultime inquadrature, fotogramma dopo fotogramma, in cerca di segni da decifrare, come se le immagini nascondessero un segreto, e il loro mistero avesse a che fare con le nostre vite.

Affonderemo nella musica annullando ogni distanza, ci fonderemo con il cupo lamento del sax, e ci sembrerà che folate di vento gelido ci vengano gettate addosso, e ci sembrerà di mettere in scena anche la nostra fine.

Ci ricorderemo di Artaud, della coscienza, e della vita, che è sempre la morte di qualcuno.

Semplicemente non sapremo dire addio.

David Bowie

Heathen Tour.
(Heathen. Pagano. Selvaggio)

David Bowie Live. 2002. Olympia di Parigi

I momenti perfetti esistono.

     

Everyone says “Hi”

Hanno detto che sei partito per un lungo viaggio
hanno detto che sei andato via
è successo così, senza clamori
hanno detto

Avrei dovuto fare una foto
qualcosa che avrei potuto tenere
comprare una piccola cornice
qualcosa di poco costoso
per te

Tutti dicono ciao

Hanno detto che hai preso una grande nave
hanno detto che sei salpato lontano
non ho trovato la cosa giusta
da dire

Mi piacerebbe ricevere un lettera
mi piacerebbe sapere
come stanno le cose
spero che il tempo sia buono
e non faccia troppo caldo
per te

Tutti dicono ciao
tutti dicono
non stare in un posto triste
dove a nessuno interessa come sei

E se i soldi scarseggiano
puoi sempre tornare a casa
possiamo fare le vecchie cose
possiamo fare tutte le brutte cose

E se non ti fidi del cibo
puoi sempre telefonare
possiamo fare tutte le buone cose
sì che possiamo

Non stare in un brutto posto
dove a nessuno interessa come sei

Tutti dicono ciao
E la ragazza della porta accanto
e il ragazzo di sopra
e mamma e papà
e il tuo grosso grasso cane
tutti dicono ciao

                       

 

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: