Rock poetry by SF: wish you were here

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Rock poetry by SF: wish you were here.

                       

     

Nel 1975 i Pink Floyd, ormai famosissimi, sono agli Abbey Studios di Londra.

Registrano Wish You Were Here, album struggente e rabbioso, in rivolta verso le rozze prepotenze dello star system e dedicato a Syd Barrett, il genio, l’amico pazzo e bellissimo, che 10 anni prima aveva fondato il gruppo e si era inventato quel nome strano e indimenticabile.

Ne sono trascorsi 7 di anni, da quando lo hanno allontanato dalla band, scegliendo di salvarsi dalla sua follia e di perderlo.

E mentre suonano canzoni che trasudano rimorso e malinconia, come se lo sapesse, come se non aspettasse altro, lui esce dal suo nulla. E appare.

Grasso, calvo. Irriconoscibile.

Ha 29 anni ma potrebbe averne 100.

Con il suo sguardo distratto, é lì per vedere per l’ultima volta la sua creatura – perdutamente estranea – nata da una frattura della sua mente, cresciuta grazie ad uno strappo e destinata ad essere per sempre – irrimediabilmente – permeata della sua assenza.

   

   

Dunque, pensi di poter distinguere
il paradiso dall’inferno
i cieli azzurri dal dolore
Sai distinguere un campo verde
da una fredda rotaia d’acciaio
Un sorriso da un velo
Pensi di saperli distinguere?

Ti hanno fatto barattare
i tuoi eroi con dei fantasmi
Ceneri calde con alberi
Aria calda con brezza fresca
Freddo benessere con cambiamento?
E hai scambiato
un ruolo di comparsa nella guerra
con quello di protagonista dentro una gabbia?
Come vorrei, come vorrei che tu fossi qui
Siamo solo due anime perdute
che nuotano in una boccia di pesci
anno dopo anno
Corriamo sullo stesso vecchio terreno
cosa abbiamo trovato?
Le solite vecchie paure
Vorrei che tu fossi qui

    

   

(Pink Floyd – wish you were here)

                                     

SYD

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