Rock star, poesie di Caterina Davinio

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Rock star, poesie di Caterina Davinio.

   

    

Caterina Davinio – Scrittrice e artista multimediale, ha svolto attività espositiva e convegnistica in mostre, festival e università in Europa, Asia, Americhe, Australia, tra i quali più edizioni della Biennale di Venezia ed eventi collegati. Fra le pubblicazioni, quattro romanzi, sei libri di poesia, opere di saggistica, fotografia e videopoesia. Ha curato rassegne d’arte elettronica e antologie di poesia contemporanea internazionale. La sua ultima pubblicazione è il romanzo Il nulla ha gli occhi azzurri, edito da Effigie (2017).

Vi proponiamo tre poesie selezionate dall’autrice per questo numero di Versante ripido:

     

Los Angeles

Andiamo, amico, andiamo
là dove l’orizzonte finisce
questa è l’America e noi siamo perduti
stranieri nell’aria tersa e riflessi nel sole
saluto il mio festoso giocattolo
con una lacrima di serena solitudine
mentre acrobati neri risorti dai bassifondi
promettono i fasti di un circo
sotto l’infinito cielo
per un dollaro
e una città di artisti e attori
paga il suo mito quotidiano
con un veterano in sedia a rotelle
che chiede la carità.

     

(Da: Erranze e altri demoni)

*

Rock star

A notte alta
come disceso dal palco
stupefacendo gli astanti
poi fuggivi a te stesso
dietro i vetri neri
di una lunga automobile lucente
Il mondo ci massacrava
con suoi oscuri artigli e avvertimenti,
gli stessi che pianta nella mia malata
indole di osservatore.
Ma tu firmavi contratti, autografi,
e ne uscivi scaltro, erto nel petto agile,
sgusciante nella mente,
come appena partorito, vivace e lustro
e pronto all’urlo della folla
(che sempre pianta coltelli
e sempre ruba l’anima agli eroi).

     

(Da: Il libro dell’oppio)

*

Teatro

All’ombra bruna del palco
riposare, tra inchini di prìncipi,
cipria, tè, essenze,
il bianco tutt’intorno, del parco d’inverno
d’un verde più cupo,
dove Don Giovanni forzò Donna Anna,
parquet e piedi scalzi per eterne scale furtive.
E poi l’autunno, follia di pittore,
rossi, aranci e gialle zazzere nello stesso parco,
e la poesia candida dell’inverno nuovo
tesseva rintocchi tra i lividi tetti, aguzzi come lame
nella città-giocattolo prezioso.

    

(Da: Fatti deprecabili)

*

         

Demetrio Polimeno, Lo sguardo delle immagini, st 03 2016
Demetrio Polimeno, Lo sguardo delle immagini, senza titolo 03- 2016

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