Rubrica tre pregi e un difetto a cura di R. Galbucci. Su “Contratto a termine” di Luca Ariano

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Rubrica tre pregi e un difetto a cura di Rita Galbucci. Su “Contratto a termine” di Luca Ariano.

       

    

Il numero di Febbraio vede come protagonista Luca Ariano con la  raccolta poetica – Contratto a termine – 

A commentarla Miriam Bruni, Silvia Rosa e Chiara Baldini,  che con le loro preziose note di lettura ci aiutano nel compito primo che si prefigge questa rubrica, e cioè offrire ai nostri lettori stimoli sempre nuovi verso la conoscenza di poeti meritevoli di attenzione. R.G.

    

su Contratto a termine di Luca Ariano, Farepoesia ed. 2014     

  • Miriam Bruni:

Una grande omogeneità di “sostanza”. E’ questo il primo pregio di queste pagine: emanare con grande forza i sentimenti e le sensazioni che caratterizzano – in maniera compatta e ricorsiva, come in un riflesso multiplo di specchi – i singoli componimenti: un sentimento del tempo che sottolinea lo scolorare delle cose, denso di malinconia e anche di un certo fatalismo, e un’amarezza di fondo che sembra ancorare tutto a sè e quasi materializzarsi nella mente del lettore. Vedasi a mo’ di esempio: “sono ingiallite le tue foto” (p. 26) o “In quella cittadella dello shopping/non ti rimane che bere per non vedere sguardi/assatanati di vetrine, di plastica, tinture/e pelli tirate senza il placido invecchiare/d’un volto grinzoso” (p. 45)

Il secondo pregio è una voluta mescolanza di registri, sia a livello linguistico che sul piano delle immagini: parole di uso comune, espressioni gergali e immagini quasi stereotipate e come “già viste” si alternano a termini colti, ricercati, raffinati. Al lettore è chiesto implicitamente un doppio lavoro: quello di riflettere e soffermarsi su situazioni su cui normalmente l’occhio e la mente sorvolano – come accade spesso dinanzi ai trafiletti di cronaca locale – e quello di accogliere e assaporare certe scelte appunto più “alte” e poetiche, come queste: “E Katia che ha iniziato a sviolinarsi le vene/a quindici anni per non sentire sua madre urlante” (p. 47); “e il volo d’uccello/ è solo l’arrivederci d’un abbraccio” (p. 65)

Il terzo pregio di “Contratto a termine” è quello di prodursi sotto l’impulso umanissimo e quotidiano del guardarsi attorno e pensare, percepire i fatti circostanti e fare considerazioni, connettere eventi, tirare le somme, viverne una sorta di rimbalzo insieme emotivo e razionale. Ciò che incontra i nostri sensi è uno sprone a pensare, ricordare, constatare. Ognuno di noi lo fa a suo modo, secondo la propria indole, educazione, strumenti interiori e forse anche talenti personali. Resta vero comunque che tutti viviamo così, che la vita umana è anche questo vedere che “bambini pedalano… e tu ritrovi” (p. 15), cioè un dialogo ininterrotto con se stessi, il significato che diamo alla storia e alle storie degli altri e nostra.

   

Una caratteristica di questi testi che può forse affaticare il lettore è però la massiccia presenza di frasi ricorrenti, proverbiali, che seppur coerenti con la poetica dell’autore, possono risultare svianti o controproducenti dal punto di vista dello slancio e della partecipazione dati a questo denso corpus di vicende, luoghi e personaggi spesso appena citati o tratteggiati e risolti in poche righe. Si avverte una sorta di accavallamento, un crescendo di notizie, nomi propri e pronomi personali non meglio specificati che possono generare quell’ascolto “ovattato” che involontariamente riserviamo a tutto ciò che tende a ripetersi sostanzialmente identico. Ma forse la sfida è proprio qui (!).

    

Degni di nota e senza alcun dubbio capaci di illuminare “la trama che manda avanti tutta la storia e lega intermezzi e digressioni ed è presente in ogni pagina anche quando rimane sottointesa” (p. 79), sono certamente la prefazione di Francesco Marotta e l’omaggio finale di Luca Ariano a Giorgio Piovano. Buona lettura!

    

  • Silvia Rosa: 

Premetto che ho trovato questo libro bellissimo, uno di quei libri da leggere per bene conservare e poi rileggere, a distanza di tempo, più volte, centellinandone i versi e lasciandoli decantare finché le immagini non si siano sedimentate nella memoria e si confondano allora con la realtà percepita, dandole nuova forma e offrendo una prospettiva più ampia all’esercizio svogliato del guardare senza vedere in profondità i dettagli, che qui sono pennellate rapide che graffiano la superficie e segnano un andirivieni tra passato e presente, che rovescia il piano bidimensionale di un certo quotidiano opaco e gli restituisce dignità e respiro, per quanto sincopato, un’anima.

Il primo pregio di questa scrittura poetica è la capacità di raccontare, di tratteggiare piccoli perfetti ritratti, in un susseguirsi di istantanee che sono rese vivide dalla stessa voce dei protagonisti, un controcanto alla Storia ufficiale in cui la gente qualunque parla l’eco della cronaca, impantanata in un limbo oltre l’ultima frontiera, in quella provincia italiana la cui fisionomia originaria è ormai sbiadita memoria tra le luci artificiali e le atmosfere alienanti dell’inferno post contemporaneo.

Chiudi in fretta gli scuri

Chiudi in fretta gli scuri
di quel tuo abbaino
prima che la luna
– in una notte senza nebbia,
veda la febbre che ti prende
come un crampo allo stomaco.
L’Elio telefona ogni santa mattina
all’ora di pranzo
– appena buttata la pasta
e spento il sugo asciugato,
e ti tiene un’ora a raccontarti
di quel nuovo dolorino, dell’esito
negativo della tac… tic nervosi,
della ricetta da farsi fare;
un pomeriggio il telefono muto
fino alle 15: hanno trovato l’Elio
addormentato come un bambino sognante.
Lei usa il cellulare come una terza mano,
sesto dito di polpastrelli consumati
e un sorriso o una parola li getta
nella confusione come un preservativo usato.
In segreto progetta di partire tornando famosa
per essere salutata al caffè in piazza
e stimarsi sulla bocca di tutti:
copione mai scritto di miserie di provincia.

Il secondo pregio di questa raccolta è di non scadere mai nel retorico, nel patetico, nel facile sentimentalismo, nonostante la durezza non risparmiata e il costante rimando alla precarietà- esistenziale -, al termine che costituisce l’orizzonte asfittico, il punto di fuga, lo sfondo scuro in cui si muovono i personaggi che la abitano. Non pare esserci possibile riscatto, per nessuno, ma la cronaca di questa disfatta è raccontata con rigore e misura e restituisce dignità a ogni esistenza, la rende unica fissandone i pochi tratti salienti, che alla fine diventano universali simboli della condizione umana.

Dell’Emilio – professore precario

Dell’Emilio – professore precario –
non si parlava da un po’
quasi a dimenticarsi del Pino – suo padre –
che con una gamba sola
l’ha fatto studiare per non fargli spazzare le strade.
Questa sera il concerto non l’ha emozionato,
non s’è potuto crogiolare in tristi canzoni
anni Settanta
– quelle stagioni di medicine e crisi
le ha seppellite – e non gli rimane
che fumare una sigaretta e ridere alle stesse
battute confuse nei suoi abiti autunnali.
La domenica un quadro ottocentesco,
di quelli della borghesia in crisi,
sull’orlo della Grande Guerra: osservando
mura scrostate e cornicioni
pericolanti si sente quasi soffocare,
lui che sognava di farsi chiamare professore
in quelle aule secolari.

Il terzo pregio di questo libro è nascosto e disseminato tra i testi, e costituisce la sorpresa per me più felice ed emozionante. Si tratta di alcuni brevi indimenticabili versi, che da soli basterebbero già a rendere questa raccolta preziosa, immagini originali sulle quali inciampano le labbra, all’improvviso, potenti e delicate allo stesso tempo:“identici occhi di neve/che si squaglieranno”;“Troppo secca la tua retina / appanna i mattini”;“Il vento ti seguirà con passo di cane/ e a nulla servirà chiuder le finestre”, “Il transito nella galleria ha lasciato/solo un vento ad accapigliare i giornali”; “eppure ancora osservi bottoni di miele/ e confetti spuntare ai bordi dei cavalcavia”;“e il volo d’uccello / è solo l’arrivederci d’un abbraccio”; “le rose non basta coltivarle a maggio/ ma tutto l’anno anche in mattine di brina”; “guai a parlarne ma quei sorrisi non diventeranno/ mai padri”.

    

Il difetto che ho rilevato in questa scrittura dipende probabilmente dal mio personale e discutibile gusto, orientato di solito ad apprezzare una poesia più intimista e introspettiva. In questa raccolta l’Io dell’autore non compare se non sapientemente celato in qualche aspetto del vissuto dei tanti personaggi raccontati. Il fatto è che per quanto verosimili siano queste storie, per quanto dall’unicità di ognuna si arrivi a ricomporre la vicenda corale che ha segnato noi e il nostro Paese, per quanto dal singolo ritratto si possa risalire empaticamente al volto di un’umanità intera, per me comunque si sente un poco la mancanza di uno sguardo rivolto a indagare la propria interiorità che, nei casi più felici e riusciti (laddove l’Io non diventi ipertrofico e sterile), riesce a tradurre e a testimoniare quell’interessante percorso soggettivo di consapevolezza e di autenticità alla ricerca di una dimensione umana sì condivisa, ma che si universalizza a partire da un sé fatto a pezzi col bisturi affilato della scrittura e offerto in dono all’Altro, in un gioco di specchi nel quale riconoscersi significa salvarsi reciprocamente.

   

A parte questo dettaglio legato al mio gusto personale, trovo “Contratto a termine” un ottimo libro di poesia e ne consiglio vivamente la lettura. Per me è stata una piacevole scoperta e mi ha fornito molti spunti di riflessione. Grazie.

    

  • Chiara Baldini:

Senza fronzoli né piaggeria: da Luca Ariano ho appreso una lezione strutturale ed emotiva, data “guardandomi negli occhi”, niente cattedra. Luca Ariano è un signore: sa e sa dare.
Vero è che la poesia non si scinde dal poeta; con questo, vengo al punto.

Uno: Luca – occhio. Un regista, che s’allarga il giusto sul paesaggio, passandolo di mano agli altri sensi (“In un panorama che gela le tonsille”; “La nebbia di quelle stagioni lascia/sempre un cattivo gusto/ma il primo tepore del mattino risveglia le ciglia”), per poi stringere sul Paesone, con l’aria viziata in cui gravitano i suoi personaggi (“Questa notte si balla a ritmo di tango/per dimenticare il nebbiume …”); figure care, descritte attraverso le azioni o la mancanza di esse, con durezza e con indulgenza, che vengono percepite come se fossero anche nelle vostre vite.
Non cito altri versi, qui. Vi invito alla ricerca e all’empatia.

Due: Luca – specchio della società,  analista del tempo presente che stride con l’ombra (dovrei dire “riflesso”) del passato, a cui si ritorna con nostalgia (“ma le generazioni passano/e delle onde sugli scogli rimane un po’ di sale/a erodere il tempo in un tuffo”). Non giudica (e già questo vale tutti i pregi), ma replica onesto il reale; semmai, scomoda il lettore ricordando che siamo tutti precari.

Tre: Luca – voce, il mio preferito. Non cerca mai stupore, non si lucida. Nel suo registro fa convivere punti lirici con tocchi in dialetto, passaggi gergali e brevi discorsi diretti che danno ancora più corpo alle persone.
(“Arriva il freddo porco a soffiarti la bocca/di tosse e starnuti e il volo d’uccello/ è solo l’arrivederci d’un abbraccio”;“L’Andrea si strafogherà in qualche bettola/di bestemmie per un’altra mano calata male/«Diu bel!» e il confronto tra Dio e Destino/nella preghiera delle sue pupille/«Se avrei vinto…» mentre ancora ansimi/per respirarlo/sbattendo le imposte”).

     

Luca – narratore è il difetto che ho percepito solo sulla pelle, a una prima lettura. Inseparabile dagli altri tre, spero con questo di non contraddirmi, è il Luca che controlla la  storia che racconta e per questo, a volte, va lungo sul prosastico.
Così, l’occhio e lo specchio perdono un po’ fuoco e la voce tenderebbe a diluirsi.

    

Ringrazio, sinceramente, tutti e quattro i Luca.

contratto a termine

2 thoughts on “Rubrica tre pregi e un difetto a cura di R. Galbucci. Su “Contratto a termine” di Luca Ariano”

  1. Splendide, incisive, lievemente itoniche ma amarissime le poesie di Luca (corro a comprare il libro) e ben calibrate, ricche di osservazioni e spunti importanti le osservazioni delle tre lettrici. Un grazie sincero a tutti!

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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