Rubrica poesia dal mondo, puntata a cura di Anna Belozorovitch: Marc Cholodenko

Hugo Cabret, Martin Scorsese, 2011 01_risultato

Rubrica poesia dal mondo, puntata a cura di Anna Belozorovitch: Marc Cholodenko.

 

     

Marc Cholodenko è scrittore, traduttore, poeta, sceneggiatore francese. Il suo primo romanzo, Le Roi de fées, è uscito nel 1974 ed è stato pubblicato in Italia nel 2002 dalle edizioni ES. Il suo romanzo Les États du désert, edito nel 1976, ha ricevuto il prestigioso premio Médicis nello stesso anno. In totale, Cholodenko ha pubblicato tredici romanzi e tredici raccolte di poesie, nessuna di queste tradotte in lingua italiana. Molto riservato, l’autore ha preferito non condividere con me ulteriori dettagli della sua vita e carriera nel corso dell’intervista:

Quando ha cominciato a scrivere poesia?
Ero relativamente cresciuto: credo, ventenne. Perché? Lo ignoro.

Lei ha scritto anche romanzi e sceneggiature. Crede che la poesia sia presente all’interno di tutte queste altre forme di espressione e, se sì, quale posto occupa?
Per me, la poesia è precisione. Nell’essere precisi nel pensiero e nel linguaggio, si è poeti.

Sente di avere diverse personalità artistiche nell’utilizzare diversi mezzi di espressione?
No, sono sempre lo stesso.

Vorrei chiederle cosa pensa del rapporto tra la scrittura e il luogo dove si scrive. Le è capitato di scrivere in luoghi diversi? È stato diverso?
Ho scritto sempre solamente a Parigi.

Che legame percepisce tra la città nella quale vive e la sua attività creativa?
Io sono nato a Parigi e sembra che vi morirò. Non posso immaginarmi altrove. Amo questa città sempre di più, troppo per pensare di scrivere su di essa.

Infine, quali nomi suggerirebbe alla persona che desidera conoscere meglio la poesia francese contemporanea?
Non ho idea.

*

ASSEGNO TURISTICO

Un pensiero non arriva
così
Siamo noi a incrociare
un’assenza
sotto un’opacità apparente
che si dissipa
nella luce
che si concentra nell’oscurità

*

CHÈQUE-VOYAGE

Une pensée ne vient pas
comme ça
c’est nous qui avons croisé
une absence
sous une apparence d’opacité
qui s’est dissipée
dans la lumière
concentrée en obscurité.

***

UNA VIA VUOTA DI DOMENICA

I fori nel tempo
non sono accecanti
aprono alla luce
propria del tempo
siamo accecati di non poter
vedere altro che l’invisibile
sposarcisi
venuti ognuno dalla propria parte
d’essere sempre già morti
e non ancora nati

*

UNE RUE VIDE UN DIMANCHE

Les trous dans le temps
ne sont pas aveuglants
ils ouvrent à la lumière
propre au temps
on est aveuglé de ne pouvoir
rien voir que l’invisible
venu chacun de son côté
s’y marier
d’être toujours déjà mort
jamais encore né.

________________

trad. Anna Belozorovitch

                         

Hugo Cabret, Martin Scorsese, 2011
Hugo Cabret, Martin Scorsese, 2011

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: