Rubrica poesia dal mondo, puntata a cura di Gassid Mohammed: Fakhry Ratrout

André Adolphe Eugène Disdéri, Profilo del principe imperiale, 1863, Met Museum

Rubrica poesia dal mondo, puntata a cura di Gassid Mohammed: Fakhry Ratrout.

   

     

Eravamo seduti in piazza Maria dei Servi, sotto il portico dei servi, io e Lucia Cupertino. Mangiavamo fragole di stagione. Dissi che questa piazza, per me, è la piazza più bella di Bologna, dissi che era una poesia silente. Lei mi disse che era d’accordo, poi aggiunse “a proposito di poesia, ho conosciuto un poeta palestinese che vive nel Nicaragua. Lo devi conoscere, mi sono piaciute molto le sue poesie”. Ed è stato proprio così che ho conosciuto Fakhry Ratrout, l’ho conosciuto soltanto in quell’oceano blu di Facebook, con la speranza di incontrarlo, un giorno, di persona.
Mi ha mandato i suoi libri, che ho letto con molto interesse. La sua è una poesia nuova, diversa, sa soltanto di suo stile. Poesie i cui protagonisti sono formiche, cani, elefanti, coccodrilli ecc. come se fosse una nuova Calila e Dimna, in stile poetico. Poesia leggera come una brezza, profonda come un pozzo arabo. La poetica di Fakhry è particolare, anticonformista, soprattutto per quanto riguarda lo stile e la parola poetica; è una parola diretta, cruda e tagliente. Stile che non cerca la dolcezza, non ricorre ai giri di parole per dire una certa cosa; ma va dritto al punto, come un proiettile di un cecchino. Un’altra cosa che caratterizza il suo stile è l’ironia e l’autoironia. La luna, ad esempio, nella poesia araba soprattutto, come anche nella poesia mondiale, è una figura sublime, quasi sacra, rappresenta sempre l’amata, il suo viso ecc. per cui, quando leggi nella poesia di Fakhry “Oh luna idiota” non puoi trattenere un riso, o almeno un sorriso, che ti scappa involontariamente.
Tutto questo, a mio avviso, rende Fakhry Ratrout un poeta da scoprire e da degustare. GM

   

Fakhry Ratrout
Poeta palestinese, nato in Giordania e vive, attualmente, a Nicaragua. Ha conseguito una laurea in lingua araba all’universita Yarmuk, ha lavorato come insegnante nella città di Gerico, per sei anni. In seguito si trasferisce per vivere a Nicaragua, dove lavora nel commercio della stoffa. Ha pubblicato quattro raccolte di poesia: Il paradiso dei sicari, Fabbricato all’inferno, Un elefante blu, Il pinguino in un’estate calda.
La raccolta “Il paradiso dei sicari” è stata tradotta in spagnolo, e pubblicata in Costa Rica. Alcune sue poesie sono state tradotte in spagnolo, italiano e rumeno. Ha partecipato a diversi festival internazionali, a Granada, nell’Ecuador, in Costa Rica, in Guatemala, e in El Salvador.

     

Le prime cinque poesie che qui proponiamo sono tratte dalla raccolta Il pinguino in un’estate calda, le ultime due sono tratte dalla raccolta Un elefante blu. La traduzione è di Gassid Mohammed.

    

A una formica racconto la mia storia di quando ero disertore
di quando ho corrotto un ufficiale con un cesto di cipolla e due polli arrosti
perché mi congedasse
non amavo la vita militare, né i generali né la puzza delle scarpe militari
alla formica non è piaciuta la storia
il mio cane invece mi crede sempre.

*

Mi sono svegliato, sul mio petto uno scudo d’una guerra antica
sullo scudo un cadavere di un guerriero che mi somiglia
aveva un cane morto somiglia il mio.

*

Mi inchino davanti a un coccodrillo che mi consegna una medaglia
nella giornata mondiale del pianto
venderò questa medaglia al primo poeta che incontrerò
includerò con la vendita come regalo il mio vecchio cane.

*

Davanti all’obitorio
una donna abbraccia la scarpa di suo marito
piange amaramente
sta’ zitta oh poesia.
Il mio cane piange con lei.

*

Oh luna idiota
stai ancora osservando le esecuzioni notturne nelle pianure aperte
aspettando un nuovo Lorca?
Scendi e vieni a condividere con noi la festa
siamo tutti al tavolo del leader mangiamo, beviamo e pisciamo dalla paura
Persino i cani non osano abbaiare.

*

L’unico fiore
è morto sulla mia finestra
come potrò sapere, allora, i sentieri del vento e la direzione della mia vita?

*

Son brutti Itaca e la strada che ad essa porta
io sono l’unico bello al mondo
non partirò
non credete alle menzogne di Kavafis

*

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in apertura André Adolphe Eugène Disdéri, Profilo del principe imperiale, 1863, Met Museum

 

 

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