Rubrica poesia dal mondo, puntata a cura di Tomaso Pieragnolo: Laureano Albán

Gli amanti, opera di Leonardo Lucchi

Rubrica poesia dal mondo, puntata a cura di Tomaso Pieragnolo: Laureano Albán.

   

     

“Crediamo definitivamente che la poesia, lungo il tempo, non abbia fatto altro che nascere, che tuttavia stia nascendo e ancora non abbia compiuto la luminosa funzione che avrà nella futura evoluzione dell’uomo” (dal Manifiesto Trascendentalista, 1974).

Il testo “L’allegria” è tratto dalla monumentale opera “Enciclopedia di Meraviglie”, iniziata da Laureano Albán nel 1995, a tutt’oggi composta da quattro tomi ed uno ancora in preparazione. È interessante notare l’antitesi tra il significato di “enciclopedia”, che solitamente raccoglie notizie tecniche, storiche o scientifiche, e quello di “meraviglie”, che lascia spazio ad uno stupore difficilmente definibile.

La sua figura di poeta controcorrente, di consapevole trascendentale che da oltre trent’anni colma le pagine di trasparenza e di immagini ineffabili sorte dagli elementi terrestri, contrasta con un’epoca in cui la poesia ha cercato di spogliarsi di figurazioni e avvicinarsi al linguaggio quotidiano, quasi disgregandosi in esso.

La musa di Albán rimane l’immaginazione poetica, la facoltà poetica stessa, una forma di comunicazione non mediata in cui l’illuminazione e l’atto poetico si considerano indistinguibili. “La poesia non ha altra motivazione che se stessa; né intelligenza, né ragione la assistono. Inerme è il suo immutabile splendore di stella unica”.

Nei suoi testi la metafora è secondaria, prevalgono metonimia e ossimoro; la superficie dei versi si colma di antinomie, il vivere diventa conflagrazione perché svanire è la missione della nostra vita. La sua poesia si può definire metafisica della presenza, quasi una struttura d’orme che restituiscono sia la presenza che l’assenza, dove la parola e il suo destino si succedono. L’onirismo presente è una forma di memoria ancestrale, storica e personale, che si riappropria delle cose quando sono solo mancanza. Una restaurazione della facoltà immaginativa mediante il modo intenzionale del sogno; contrastando la precarietà del vivere con la potenza dell’inventiva, le cose si trovano sempre nel nucleo ardente della loro stessa fine, dove si redimono nella propria distruzione.

Il mondo reale solo ottiene la pienezza nell’assenza, sull’abisso indifferente dell’omogeneo nulla. “Vivere è estinguersi, caricare il corpo verso la sua solitudine”; la trasparenza è ciò che sempre rimane dopo qualunque disfacimento. Forse è proprio questa la forza della poesia di Albán, “sombra y asombro entrelazados”, ombra e stupore indissolubilmente intrecciati: la creazione poetica è una condizione imprescindibile, la tensione totale dell’essere verso la verità, una verità definita e irraggiungibile come segno raggiungibile della dignità umana, del contatto certo dell’anima con una dimensione metafisica, che muove sempre un crescente desiderio di esigenze future e totali. Una poesia che non sa rifiutare nulla delle sue sensazioni e dei suoi sentimenti ed entra nei versi come ammirazione del contingente e del distante, un suggerimento che deve passare per il movimento vitale originario. Coglie i sentimenti e le sensazioni dal probabile loro punto di partenza e vi si affida con l’intensità necessaria a una ricreazione, ad una fecondazione continua delle parole e della loro musica. Un’opera quotidiana, da perseguire nella gioia e nell’angoscia, in una sospensione di attesa metafisica; la poesia è condizione massima dello spirito, è per se stessa conoscenza, aderisce ad una immagine eterna di vita. Il suo tempo ha inizio ogni volta nel mistero, la sua esperienza si consuma nell’ansia, nell’attesa di una verità, di una immagine intera dell’uomo. Insegue la forza della propria tensione ontologica, un’algebra fondata sull’impossibilità di esaurimento dell’incognita, immediatamente dopo l’identità raggiunta e soddisfatta. Un lavoro continuo e assoluto del poeta in se stesso, che non rifiuta il mistero dell’uomo e del mondo, accettando la vita in un grado più ampio di purezza, quasi come simbolo svelato. Una prospettiva dialettica basata sulla costante e dinamica espressione dell’immaginazione creatrice e sognatrice del mondo, il cui nuovo ordinamento e forma di conoscenza solo si possono avverare attraverso l’intuizione del soggetto lirico e l’esperienza estetica del lettore di fronte all’enunciato poetico, superando i precetti della filosofia occidentale e della scienza come forma prevalente di conoscenza dell’universo.

    

Laureano Albán è nato a Turrialba, in Costa Rica, nel 1942. La sua opera è stata diffusa per la prima volta in Italia dal poeta Tomaso Pieragnolo, che lo ha tradotto nella rivista Sagarana (2008), e nelle pubblicazioni a sua cura “Gli infimi crepuscoli”(Via del Vento 2010) e “Poesie imperdonabili”, (Passigli 2011, finalista Premio Internazionale Camaiore, rosa finale Premio Marazza per la traduzione). Più volte proposto come candidato al Nobel, Laureano Albán ha studiato Filologia e Linguistica all’Università di San José e si è laureato a New York. È stato fondatore di importanti associazioni di scrittori, come il Círculo de Poetas Costarricenses (1960) e il Movimiento Literario Trascendentalista (1973). Professore di Teoria e Pratica della Creazione Letteraria all’Università di Costa Rica (1990-1998) e Membro Permanente della Academia de la Lengua Española, ha svolto diversi incarichi diplomatici per il suo paese: Ministro Consigliere all’ambasciata di Madrid (1981-1983), ambasciatore presso le Nazioni Unite a New York (1983-1986), ambasciatore Plenipotenziario in Israele (1987-1990), ambasciatore presso l’UNESCO a Parigi (1998-2002). E’ coautore del “Manifiesto trascendentalista” (1974). Ha ottenuto riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui il premio Adonais (Madrid, 1979), il premio Nazionale di Poesia (1980 e 1993), il Premio di Cultura Ispanica (Madrid, 1981), il premio Ispanoamericano di Letteratura (Huelva, Spagna, 1982), il premio della VII biennale di Poesia (León, 1983). Nel 2006 ha ottenuto il premio Nazionale di Cultura Magón, il maggiore riconoscimento dato dal governo del Costa Rica per una vita dedicata alla cultura.. I suoi libri più importanti sono Herencia del otoño (1980), Geografia invisible de america (1982), Aunque es de noche (1983), Autorretrato y transfiguraciones (1983), El viaje interminable (1983), Suma de claridades (1992) e la vasta Enciclopedía de maravillas, in edizione bilingue inglese e spagnolo, iniziata più di vent’anni fa e composta da 4 volumi con più di 2000 poesie illustrate da oltre trecento artisti latinoamericani.

     

POESIA DI LAUREANO ALBÁN INEDITA IN ITALIA.
traduzione di Tomaso Pieragnolo.

da Enciclopedia di Merviglie I – Enciclopedía de Maravillas I (1995).

     

L’ALLEGRIA

Chi pose il fiore
assieme all’abisso,
perché non se ne andasse l’allegria?
Qui, davanti alla notte, questo rivolo
di pleiadi in marzo,
di stelle che sostengono il continuo
divenire della luce, celebrando sogni.
Chi diede questa insolenza mattutina
ai girasoli, voracità di cieli,
e mise qui la spuma – mare desto –
fosforescenza di tutti i fiumi?
Chi pose la tua mano
a dirigere la sete delle mie memorie
e il tuo bacio di argilla fiorita
dove la tua lingua palpa il mio silenzio?
Chi diede all’aurora questa marea
perfettamente azzurra, per avvolgerci
di impredicibile luce, come la distrazione?

È certo che la notte sta mentendo,
è certo che dall’uomo fugge il sangue,
è certo che il dolore estende prati
oscuri come daghe dentro agli occhi.
Però c’è tanta verità nella poesia
e tanto vaticinio nei suoi specchi
e nella coppa del mondo le bolle
del canto di Dio scoppiano sole.

Dammi la tua mano: tutta la serena
certezza di corpo della tua ombra.
Dammi i tuoi occhi per bere il grano.
Dammi la neve di tutte le ali.
Le isole che ti nominano per sempre
cingendo i tuoi fianchi tra le mie braccia.

Allegria, allegria, pane dell’aria,
lampo dell’arena benedetta,
specchietto con sete,
dovere del cielo,
precisione dei fiumi nell’aurora.
Allegria, allegria,
non ci sono specchi d’ombra,
né labirinto che serrò il destino,
né casa imprigionata dall’arena,
né mare che nella notte stia affogando,
che tu non possa redimere con solo
il tocco di questa intensa profezia
di Dio che vince con i tuoi occhi tutto.

*

LA ALEGRÍA

¿Quién puso la flor
junto al abismo,
para que no se fuera la alegría?
Aquí, frente a la noche, este reguero
de pléyades en marzo,
de estrellas que sostienen el continuo
devenir de la luz, festejando sueños.
¿Quién le dio esa insolencia matutina
al girasol, voracidad de cielos,
y situó aquí la espuma – mar despierto –
fosforescencia de todos los ríos?
¿Quién puso tu mano
dirigiendo la sed de mis memorias
y tu beso de arcilla florecida
donde tu lengua tacta mi silencio?
¿Quién le dio a la aurora esa marea
perfectamente azul, para envolvernos
de impredecible luz, como al descuido?

Es cierto que la noche está mintiendo,
es cierto que la sangre huye del hombre,
es cierto que el dolor extiende prados
oscuros como dagas en los ojos.
Pero hay tanta verdad en el poema
y tanto vaticinio en sus espejos
y en la copa del mundo las burbujas
de la canción de Dios estallan solas.

Dame la mano: toda la serena
certidumbre de cuerpo de tu sombra.
Dame tus ojos para beber el trigo.
Dame la nieve de todas las alas.
Las islas que te nombran para siempre
rodeando tu cintura entre mis brazos.

Alegría, alegría, pan del aire,
relámpago de arena bendecida,
espejto con sed,
tarea del cielo,
precisión de los ríos en la aurora.
Alegría, alegría,
no hay espejos de sombra,
ni laberinto que cerrò el destino,
ni casa clausurada por la arena,
ni mar que entre la noche se esté ahogando,
que tú no pueda redimir con sólo
tocar con esa intensa profecía
de Dios que vence con tus ojos todos.

*

Gli amanti, opera di Leonardo Lucchi
Gli amanti, opera di Leonardo Lucchi

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