Sacro e dissacrato, 4 poeti: Massa, Finucci, Lissandrello, Gnazi

PER UN PUGNO DI DOLLARI_CLINT CROCI_risultato

Sacro e dissacrato, 3 poeti: Savina Dolores Massa, Luigi Finucci, Aurora Lissandrello, Alba Gnazi.

    

   

Vi proponiamo il punto di vista sul tema del mese di diversi autori, con una sola poesia a testa, a esemplificazione e dimostrazione di come la parola poetica possa fornire una molteplicità di spartiti aderenti a un medesimo assunto:

      

di Savina Dolores Massa

Bacia il mio anello, figliolo

Se ti amo nel nome di Dio, nulla sarà dolore

Ti contavo i bottoni della tonaca, occhi rapaci
ceduti alle piastrelle
bianche
marmo
le mie ginocchia
freddo

Il corpo di Cristo

bianco il tuo pus da ingoiare

È neve

mia padre di te si fida

È fede

mi laverò la bocca con la cera, dopo
dopo

È il Piacere

quando mi farai voltare
fisserò gli occhi al crocifisso
pagando io il suo sacrificio

della morte del tuo sonno
io sveglio sentirò i crolli dei tuoi altari alcove
il gracidare dei gladioli offesi
l’eco mortificata di una preghiera nata pura
la prima sera che l’uomo ebbe paura di morire solo

a chi confesserò il mio peccato
domani
se non a te, da Dio sempre salvato?

***

di Luigi Finucci

IL TEOREMA DEL DELIRIO

Le urla nel mio cervello
non hanno significato
sconosciute e remote invadono
tutto ciò che è reale
con numeri e simboli
e mi perdo nel vuoto
d’un mondo, incompreso,
che io sia un genio o un pazzo
non ha importanza,
fondamentale è lo scopo
del nulla che tutto crea
e se io sono il contenitore
allora dovrò scontare
un caro prezzo,
quello di essermi
paragonato a Dio.

***

di Aurora Lissandrello

SEI DIO

Sei Dio, non hai altri nomi,
Tu non vieni e ascendi:
alto splendi sui mondi
o in essi ti nascondi
nel mistero d’ ogni forma,
d’ ogni cosa.
Ordine, Essenza, Vita.

Ti cerco, mio Dio
e nel tuo silenzio mi perdo.
Oh, come stolto
chi a sè ti rassomiglia,
Dio senza volto!
Tu nella meraviglia sei
di ogni cosa che vedo
ove pulsa di un cuore
ogni minimo elemento
che attende il suo risveglio,
il suo momento.
La morte non ha senso
agli occhi tuoi
e tutto è Vita,
vita come che sia.

Io questa vita mia
che volge al suo declino,
questo oscuro
irripetibile cammino
che per me hai tracciato,
ho percorso , mio Dio,
come Tu hai voluto,
grata, come di un dono.
Ora serena, nell’ ora dell’ addio,
al tuo disegno di Vita
mi abbandono.

***

di Alba Gnazi

Nera

accorpata a un’antiestetica sofferenza – trasalire è merce per palati fini,
chissà quante ruote la fortuna ha lasciato a mezz’aria
per andare a ubriacarsi con la testa sul vetro e le cosce
scoperchiate come le mie quando non ho niente da perdere, e sì che
logorrea e sproloquio e rossetto slabbrato non erano roba mia

Io

Ero

Madre,

il cielo del cielo della notte senza cielo
appesa a un camino spento a una nenia senza metrica, sussurrata
dai gemiti in levare di quel Neonato
mio fatto da me, coi punti ancora stretti
tra l’utero e il resto dell’esistenza

ignota follia il dolore di vederlo poi scappare
di vederlo poi
scappare

                                                                  Maternità senza più dimora,
larga di eccessi sospirati come una bestemmia, una preghiera al contrario,
il contrario di adesso, del lutto – della rinascita : di adesso, di questo
              sempre
essere Madre, tra le tele grigie di aprile ingobbito da Primavera
laida e gonfia di evocazioni
larga e goffa di convinzioni
assunte come uno sgarbo, di cui rivendico
il possesso: come d’ogni saluto distratto dal biasimo, d’ogni
corretto pianto, del suo tono ghiaccio che impala un più privato
utero
che a notte divora i figli e al mattino, di nuovo pieno
s’accoscia tra le vertebre e scompare.

                        

Sergio Leone, Per un pugno di dollari 1964
Sergio Leone, Per un pugno di dollari 1964

 

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