La resistenza della poesia, di Sandro Angelucci

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La resistenza della poesia, di Sandro Angelucci.

                               

     

Stillicidio

Martella il cuore
questo stillicidio
questa goccia monotona che cade
che scava nella roccia
e infetta e spossa
e scivola e si gonfia
come chiazza di petrolio
nel mio mare.
Cosa dovrei:
difendermi fuggendo,
raggiungere annaspando
la sponda del deserto
della comune, pigra indifferenza?
Io resto qui
eroso dalla goccia di veleno
che filtra lungo le fessure
e mi tormenta,
io sono muschio
e questa è la mia roccia.

***                       

La fuga

Le vele,
avrebbe gonfiato le vele
quel vento
e invece
sul catrame stagnante,
chiuse nei porti,
le barche sollevano i remi
e calano in acqua i motori
in segno di resa,
di sfida o di morte.
Poco importa
se il mare non specchia le stelle
che un cielo ribelle
continua a spararci negli occhi,
basta mettere in moto
e allontanarsi per sempre
dai venti,
dal cielo,
dai porti.

               

da Il cerchio che circonda l’infinito, 2005

***                         

Nella mia morte             

Ed è così
che io mi lascio uccidere
dalla luce tagliente del tramonto.
Quante volte sono morto con la voglia
con la speranza
di rinvenirmi nudo l’indomani
privo del peso
degli inutili fardelli
che mi trascino appresso.
Non è mai successo
ma non perché la lama
non m’abbia trapassato il cuore
– non sbaglia il Sole, non fallisce un colpo –
è questo vivere
che non sa che farsene del mio cadavere,
che mi ricerca
che mi vuole vivo
come il più incallito dei delinquenti.
Ma non mi avrà
perché più della fine
immensamente temo la cattura,
perché non sa
che trafitto dalla luce del tramonto
ogni giorno, nella mia morte
io mi metto in salvo.

***                      

Come se fosse arpeggio                   

Io non conosco
so di non conoscere che un fremito
dell’infinito esistere
che mi respira dentro,
eppure, quando mi tocco l’anima
qualcosa d’indicibile
non manca di raggiungermi,
ed è, quel nuovo insorgere
come se fosse suono,
come se fosse arpeggio:
la delicata musica d’un cembalo.
Così, anche se in parte incolume,
mi spoglio del mio vivere
e cerco di resistere.                         

 

da Verticalità, 2009

                        

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