Sapore di parole di Maria Lenti

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Sapore di parole di Maria Lenti.

   

   

Poesia, sei stata fatta tante volte
eppure non sei ancora imparata
(Paolo Volponi)

    

Un sì chiaro, nemmeno sfiorabile il “vorrei”: cultura, poesia, arte, cinema, teatro,  rovescino il mondo. Una capiente cornucopia da cui escono profitto, potere, sfruttamento, sopraffazione, prevaricazione del grosso sul piccolo, e in cui entrano fraternità, uguaglianza di diritti e di doveri, lavoro considerato come valore, individuo che sia individuo e non numero, donna e uomo che siano donna e uomo.

Così non è? Così non è. Nel corso della storia, pur con lentezza e non in tutti i luoghi, il tappeto di cultura ha attutito la ferocia nei rapporti tra persone e tra popoli, tra governanti e governati, tra questo mondo e i suoi abitanti. Il tempo di leggi “occhio per occhio”, codificate, era già conquista rispetto alla arbitrarietà orale. Ma l’ “aiuola ci fa tanto feroci”. Ancora. Anzi, lo stupore e il dolore sono più forti oggi, molto più di ieri, perché le conoscenze, le regole, la possibilità di capire il dolore dei simili (degli animali, inoltre), sono infinitamente maggiori.

In questo nostro calendario di leggi, di trattati, di organismi sopranazionali, della storia (magistra vitae?!) di un secolo di crudeltà sterminatoria elevata a legge, in questo tempo di un’anima e di una ragione affinate e capaci di insinuarsi, per indagarla, sotto la superficie, perché tutto continua in maniera  ugualmente crudele?

Si dice: l’economia rapinatrice, i fondamentalismi religiosi, il potere egemonico anche delle armi (che si riversano sull’economia in un giro vorticoso di rimandi e riscontri), i profitti über alles, la natura dei singoli. Io direi che tali “verità”, ed altre sempre dello stesso tenore politico e sociale, siano in simbiosi in una  grande manica alla raglan.

Ecco. Riempire la cornucopia di altro. Il rispetto delle leggi (se giuste e nate da una volontà di un comune meglio) o il loro cambiamento (con  strumenti super partes). Un agire “civile”, di lavoro, di pace. La scuola non lesinata e non destinata a pochi eletti/e, l’istruzione. L’istruzione che porta alla conoscenza. La conoscenza che addolcisce singole pulsioni di morte. E uno studio, ognuno su una propria sensibilità, che immette nelle cose profonde della vita, dove il pensiero, il dolore e la felicità, le sensazioni hanno il loro abitare. Se io sento il dolore dell’altro, forse non potrò fargli del male. Se io so il punto  della mia felicità, forse favorisco la felicità dell’altro o non ne favorisco l’infelicità. (Lo studio. Il viaggio di Dante mi riguarda? La muraglia montaliana è anche mia? L’odi et amo di Catullo lo provo anche io? In Guernica di Picasso trovo il  presente reso a macello? Il silenzio di Still life (regista Uberto Pasolini) può diventare il nocciolo di una quotidianità diversa? Il mio corpo nel “corpo celeste” di Anna Maria Ortese. Eccetera).

La poesia, l’arte, la letteratura, il cinema, il teatro sperimentino, nei loro spazi, chiusi o aperti secondo libertà, il senso di uno stare, di un vedere, di un cercare. Perché la parola artistica, la parola creativa che “parla”, non fissata nel solo “racconto”, fa cambiamento.

Allora, sii nuova, parola. Sii una interlocutrice non una  consolatrice. Entra dentro. E, condizione sine qua non, tu, Dentro, ammordisciti, diventa concavo, abbandona (tenta questa carta) la convessità, ascolta la parola che “parla”, sentine il sapore, trattienila in te. Fatti a tua volta parola. Fai il nuovo dell’umanità, crea. Diventa poesia.

                                     

scandalo (shubun) - akira kurosawa
scandalo (shubun) – akira kurosawa

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