Saxolalie di Giuseppe Pellegrino, recensione di Antonella Lucchini

Keisai Eisen, Panorama invernale

Saxolalie di Giuseppe Pellegrino, ebook della collana Versante Ripido/LaRecherche.it, recensione di Antonella Lucchini.

      

                   

1

che diventa semiosi questo dovrebbe
            questo rimedio qualche rimedio qualche diventa qualche
dovrebbe porre dovrebbe porre qualche rimedio qualche
            semiosi questo
fuga una semiosi una fuga una pausa per che diventa
            un rimedio qualche questo una quiete questo pausa per
            diventa
dovrebbe porre una dovrebbe porre questo fuga un questo
            diventa una una diventa un qualche diventa rimedio che
            quiete diventa questo
semiosi questo qualche diventa che… 

Poesia o no? Sì, ma gettata su un tavolo, parole/Mikado da lasciare così o raccogliere e riunire. Potrebbe sembrare un esercizio di stile; io credo ci si trovi invece davanti a qualcosa di più profondo e di ribelle (nel senso meno manieristico del termine). Poesie che si presentano come un flusso di coscienza, con un disordine che è ordine di apparizione dei pensieri nella mente, che non sempre arrivano organizzati e che, qui soprattutto, vengono trascritti in modo verginale. Il poeta ci indica immediatamente che ci troveremo di fronte a una piena libertà delle parole, affidandoci il termine semiosi, cioè quel processo per il quale ogni pensiero che fluisce liberamente segue la legge dell’associazione mentale, che è variabile, plurivoca e assolutamente soggettiva.
Questo fluttuare delle parole, che vanno da due a un unico sintagma, non sono solo slegate sintatticamente ma anche razionalmente. Proprio in questa irrazionalità leggo sia lo stile sia il suo senso (se vogliamo trovare un senso): rompiamo un po’ gli schemi e vediamo cosa succede, prendiamoci la libertà di dare all’inconscio uno sfogo scoordinato, senza interventi a posteriori. È possibile anche immaginare le parole come note musicali, che escono dalla voce di un saxofono e, proditoriamente, all’inizio ci viene incontro il nome di Charlie Parker. Paragonare il jazz ai testi di questa raccolta viene spontaneo: cosa sono le poliritmie, le progressioni armoniche così diverse da quelle della musica classica, l’improvvisazione, se non la trasposizione in musica dello stream of consciousness e dello slegamento sintattico che leggiamo in “Saxolalie”? Inoltre, la poliritmia del Jazz trova una sorella siamese nella polilalia, termine psichiatrico che sta ad indicare una eccessiva loquacità (patologica); e quanta loquacità scritta troviamo nelle poesie di Pellegrino? Poeta e psicologo cognitivo-comportamentale, è necessario sottolineare: da qui la “dimestichezza” con l’inconscio e col suo modus operandi, da qui anche lo stile così particolare. Chi si interessa di disturbi mentali non potrà evitare di trovare anche una certa catafasia, cioè la ripetizione continua di un termine o una frase.

Le poesie di questa interessante raccolta sono senza confini, hanno spazio e tempo non codificati. Prendiamoci dunque la libertà di viaggiarci attraverso.

saxolalie
in apertura Keisai Eisen, “Paesaggio invernale”, Metropolitan Museum New York

L’ebook è liberamente scaricabile in questa pagina del sito: http://www.versanteripido.it/e-book/

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: