Se uno di loro pensava di morire su un binario, l’altro non imprecava per il ritardo. Inediti di Emilia Barbato

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Se uno di loro pensava  di morire su un binario, l’altro non imprecava per il ritardo. Inediti di Emilia Barbato.

    

    

FB_IMG_1460522945165Emilia Barbato è nata a Napoli nel 1971. Laureata in economia ha pubblicato le raccolte di poesia Geografie di un Orlo (CSA Editrice, 2011), Memoriali Bianchi (Edizioni Smasher, 2014) e diverse antologie con Fusibilialibri, Ursini, Aletti, Fondazione Mario Luzi Editore.

     

     

     

     

*

Gli uomini erano necessari
e si aiutavano, avevano dimenticato
le piccole efferatezze e sistemato
per sempre i coltelli nel seminterrato,
non giudicavano, operavano solo
per il bene comune, mormoravano
come limpidissime acque e le sere
si ritrovavano felici nelle case,
nettando sugli zerbini quel poco ego
rimasto, riempivano del giusto lo
svuotatasche e tutti
erano uguali, privi
di un’ansia inutile di affermazione e se uno
di loro cadeva, l’altro misurava in utilità
il tempo per rialzarlo, e se uno di loro pensava
di morire su un binario, l’altro non imprecava per il ritardo.

***

Città

tra aromi e idiomi hai un po’ di smog, uno spiraglio,
sei autorità e banditore, nel crespo
dei capelli metti ingovernabili princìpi di albe
e una memoria elettrica.
Allunghi un suono di ferro dimentica dei passeggeri,
urli architetture sguaiate
tra palazzi altissimi ma sei calma nei negozi, poetica
quando sagomi il feltro con la mano sul cappello.

***

riflesso trovi un biglietto
del tram, la tazza blu delle tisane, un modo
di passare della luce che crea opalescenze,
conti un numero infinito di oggetti, la tua collezione privatissima
di reliquie, sul viso hai l’equilibrio
fragilissimo delle vette
e lo sgomento dei precipizi oscuri.

***

Luciano incornicia case di ringhiera
mentre parla con Dio
e dispone fagioli per cespugli,
come una fontana nel guscio
mormora nella sua barba bianca
e dove il peregrinare si fa calmo
offre quel poco fatto di coralli azzurri
per un lungo momento.

***

cristallino

di fianco la lingua francese
come una pioggia di suoni
mi becca tre ossicini, vibrano
in un cinguettio i dittonghi
(( onda )) oscilla il corpo in un deviatoio,
una breve esitazione della vista,
anch’essa come il binario
si sdoppia e se un’idea
di buio tuona forte
un chiarore infedele
la smentisce, tuttavia,
sul nulla piega più della notte.

***

VARIAZIONI

*

se parli e spazi orbito
nella galassia nana della tua voce
e mi sembra di liberare polvere
di fata da tre piccole boccette,
se penso alla tua bocca
che un po’ si increspa un po’
si stende, tra le foglie
vedo il filo traslucido di un baco,
ma è se sfioro l’impressione del crespo
e le rotondità bianche dei frutti di gelso
che l’otto continuo della tua testa
suona come trentasei corde di liuto.

*

di quando in quando ci attraversa
qualcosa di intraducibile, a
volte osiamo dire felicità
altre franiamo in un breve battito,
così sorprendere la chiarezza
del fumo di un camino mi rimette
alla semplicità con cui accado
insieme alla vita, i rumori
smettono, il tempo perde rigore,
tende a illuminata finitezza –
è risolutivo essere poco
più che individui contemplativi

                         

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4 thoughts on “Se uno di loro pensava di morire su un binario, l’altro non imprecava per il ritardo. Inediti di Emilia Barbato”

  1. Ringrazio tutta la redazione di Versante Ripido per aver scelto di pubblicare questi miei inediti, vi ringrazio anche per il giorno. Primo maggio, data cara.
    Ancora grazie, per me è una gioia immensa essere qui. Grata.

  2. Poesia bellissima, incontrata per caso, come accade con tutte le cose belle. Questa è la poesia che io intendo “femminile”, nel senso della delicatezza e della preziosità formali intarsiate con il nocciolo resistente dell’anima. Su tutti, il verso che mi ha presa di più:
    […] “sul viso hai l’equilibrio
    fragilissimo delle vette
    e lo sgomento dei precipizi oscuri”.
    che è l’orgoglio di avere la propria orografia personale dichiarato gentilmente al mondo.

    Grazie a Versante Ripido per la condivisione e complimenti a Emilia Barbato.

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