Senza titolo, inediti di Elena Micheletti

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Senza titolo, inediti di Elena Micheletti.

    

    

Elena Micheletti nasce ad Ancona il 09/10/1987. Nel luglio 2006 si diploma presso il Liceo Classico Rinaldini di Ancona e 20151219_124158nell’ottobre dello stesso anno si trasferisce a Bologna, dove intraprende gli studi in lettere moderne presso l’Alma Mater Studiorum.
Durante i primi tre anni di Università, ha modo di approfondire il suo legame con la scrittura, creatosi in età adolescenziale, attraverso la partecipazione a laboratori di scrittura creativi. Nel 2009 organizza, aiutata da colleghi, una mostra itinerante di poesie raffigurate che vede l’impegno di diversi scrittori e disegnatori. La mostra viene presentata, per la prima volta,presso la chiesa sconsacrata di Guastalla e ottiene un buon successo.
Nel 2009 si iscrive alla magistrale in Italianistica, dove ha modo di studiare la poesia in maniera più ravvicinata e si laurea nel 2012 con una tesi in letteratura italiana medioevale, dal titolo: «Il senso della storia nella Divina Commedia.».
Durante gli ultimi anni di Università, conosce il gruppo ‘Via dè poeti’ e partecipa a diversi poetry slam da loro organizzati, vincendone due.
Essendo il teatro la sua seconda passione, nel 2014, partecipa ad un laboratorio diretto da Francesco Gentile.
Nel marzo del 2014 si iscrive nelle graduatorie di terza fascia, per l’insegnamento di italiano, storia e geografia nelle scuole medie.
Nel 2016 organizza dei Poetry Slam presso la città di Carpi, in collaborazione con il circolo ARCI Mattatoyo e vince quello inserito nel circuito nazionale L.I.P.S, garantendosi l’accesso alle finali regionali di Bologna.
Alle finali regionali di Bologna si qualifica al secondo posto.

     

 

SONETTO

Verrà anche la primavera,
dopo la morte,
ma non avrà nè i tuoi occhi
nè i miei.
Osserveremo con uno sguardo solo,
dal basso delle Alpi austriache,
l’arancione dell’unica baita
e ci domanderemo
se basteranno
i chilometri di una vita insieme
per arrivare fino a lì.

Giocheremo anche,
con le scelte,
come quando tiriamo ad indovinare
di chi sono i panni
stesi fuori al sole
ad asciugare.
E non ci farà paura
non conoscere mai
la verità.

Ti consegnerò la rabbia
delle ore passate
come in un prestito e tu,
ne farai un’alba apparecchiata
su cui ridere.

A volte
ti basterà una panchina,
dove nel dirmi tutto quello che sai
sulla Triplice Alleanza,
ti ricorderai di come ti piacciono
le mie mani piccole.

Arriverà anche la primavera
e tu mi toglierai la sciarpa
e noi
ci stupiremo
di quanto siano sempre state grandi
le nostre infinite
piccolezze.

***

UN ADDIO

Non chiedermi di biasimare
anche l’ultimo
dei denti caduti
da questa bocca svogliata.
Oggi mastico come posso
la rassegnazione.

Dammi, piuttosto, una scusa,
un groviglio
di esaltanti giustificazioni.
Che io possa perdonarmi
per questo trascorrere nullo,
dove soltanto
di mia madre, i capelli,
mi tornano in mente
e quel suo modo di fare di loro
un unico nodo.

Per il bianco di questo foglio,
come ostia che redime,
per questo
e tanto altro,
io ti chiedo scusa.

‘La poesia è viva’!
hai scritto prima
di accoltellarti il cuore.

***

SENZA TITOLO

Quella che vedi lassù,
affacciata ntel balcò
cò la vestaglia blu,
è mi nonna.
Se chiama Argia
ancò se lia non se l’arcorda.

Sta a sede tutto el giorno
davanti al camì
e se carezza le gambe
ancò se stai a sentì a lia ne fa un bel pò.
Lava, stira e
‘oh è pronto el pranzo’.
In verità sta a sede tutto el giorno
perchè non è più bona
manco a lavasse.

El marito, Berto,
che saria mi nonno
è morto n’anno fa,
ancò se lia non ce l’sa ancora.
Me domando se se’l chiede
che fine ha fatto quando non lo rvede
tornà dal campo.

Quella che vedi lassù,
affacciata ntel balcò,
che fa un cenno con la mà per salutà
è mi nonna.
Ancò se lia non se l’arcorda
e potria esse chiunque
io.
Me domando se se’l chiede
perchè sti occhi mii
so così tanto uguali
agli occhi sui.

***

SENZA TITOLO

Chino,
sui tuoi anni
attraversi con la memoria
la stagione del verde,
prima e quella dell’oro.

L’ultimo canto dei grilli,
silenzioso congedo
e nel cielo da te addomesticato,
tutto sembra essere in ordine.
Solo le tue scarpe sono stanche.

Forse sanno che non ha più importanza
se domani pioverà?

Quando sarà di nuovo ottobre
per te?
Oggi, che le tue sacre luci intermittenti,
come monete nel tuo cassetto,
non ti sussurrano più segreti
ma epitaffi
e che il cane, sul ciglio,
piange i tuoi passi.

Ti chiedi forse,
se le tue braccia sono forti?
O se l’alba
donna di osteria,
verrà ancora a bussare alla tua porta?

Pittore
di germogli e di solstizi,
ti appresti,
abbassandoti il cappello,
a ricoprire la tua tela
e intriso di colore eterno
stai
come l’ultimo papavero
come un solo giorno del tuo calendario.

***

STOCCOLMA

Se solo tu
mi avessi detto,
tra l’odore freddo
del salmone del nord
e le navi che portano all’aurora,
che non mi avresti preferita
al tuo disegno di morte,
avrei pianto senza vergogna.

China
sui sedici vasi di Ai Weiwei,
avrei sussurrato qualcosa
che somigliasse alla bellezza.

Invece ho accettato la notte
e il buio delle luci metropolitane,
nella fanciulla speranza
che saremmo rimaste
dove, forse, non eravamo ancora.

***

VIOLANTE

Violante è una bambina
e non sa.
Dei polifemi carbonizzati dell’ autostazione
che scrutano tra le foglie,
come palloncini senz’ aria.
Dell’erba del mio addio
e il suo,
dove tre persone siedono
a mangiare composte,
l’indifferenza di un amore finito.

Violante ci volge le spalle,
nella sua maglietta a fiori
e non vede.
Le pile di libri sull’antisemitismo,
i treni che non prendo più.
Una mia amica sta per andare,
dice che forse ritornerà.

Non sente Violante,
è forte il rumore del gioco.
L’eco lontana di genitori che invecchiano,
il senso di colpa
ad ogni capello bianco,
che pesa.
come un bacio
della buona notte.

Le piroette di Violante.
Abbiamo ballato abbastanza
anche quando pioveva?
A cullarci, l’odore del vino
e del cibo precotto.
Qualche ventunesimo compleanno,
un euro e poco di più,
nelle tasche scucite.

Violante non pensa sia ora di andarsene a casa
e fa cenno di ‘No’
con la testa.

                     

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2 thoughts on “Senza titolo, inediti di Elena Micheletti”

  1. Elena Micheletti ha la capacità di rendere centrifughe le proprie esperienze autobiografiche, attraverso una poesia poco autoreferenziale e molto aperta ai giochi che si intrecciano al di là della sua sfera personale. il suo stile riesce a raccordare il momento allo spirito del tempo attraverso la trama delle relazioni generazionali, delle esperienze culturali, dei legami affettivi, delle delusioni e della sofferenza. Mi capita di camminare spesso per parchi e strade e impulsivo sorge l’interesse per due ragazze sedute su una panchina e libri accanto a loro, per un’anziana affacciata al balcone, per una bambina che continua il suo gioco noncurante del richiamo dei genitori. Io devo passare oltre, non posso chiedere e non posso osservare, ma nella fantasia si sviluppa la competizione della curiosità : quali titoli i libri, quali pensieri l’anziana, quale gioco la bambina. Elena Micheletti si pone in questa prospettiva e mentre viene osservata, ricorda nei suoi versi che anche lei sta osservando, in un rimando continuo tra le proprie emozioni e quelle degli altri, in un’attesa di risposte che possano colmare il vuoto troppo grande delle relazioni.

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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