Sirmio International Poetry festival 2017: riflessioni di alcuni protagonisti dell’evento, reportage di Enrico Ratti

Nosferatu, Werner Herzog, 1979

Sirmio International Poetry festival 2017: riflessioni di alcuni protagonisti dell’evento, reportage a cura di Enrico Ratti.

    

    

Sirmio International Poetry festival 2017, terza edizione. La poesia nel cuore di Sirmione (22, 23, 24 settembre). Il compositore italo-australiano Christhoper Pisk, Barbara Bicchiri e le poesie di Stefano Iori. L’intensa proposta poetico-narrativa del polacco Jarek Mikolajewski. Le limpide voci di Chiara Baldini, Piera Anna Masia, Silvia Secco, Enea Roversi e Claudia Zironi: cinque poeti… RiVersi nel sogno. E poi Lina Calogera Alaimo, Luciana Bianchera, Luigi Caracciolo, Andrea Magno, Lucia Papaleo, Enrico Ratti, Ezio Settembri, Carla Villagrossi e il musicista Alessandro Baro. Tre giorni di letture, conversazioni, performance, ma anche momenti di studio e confronto in vista della pubblicazione del secondo Quaderno del Sirmio International Poetry Festival. Il volume raccoglierà i contributi poetici e saggistici di tutti i protagonisti e costituirà di fatto l’eredità dell’intera manifestazione.

22218468_1841306999219470_3258499638211115768_oCosa scriveranno?
Su quale argomento?
Seguiranno una tematica comune?

Di seguito proponiamo alcune “riflessioni a caldo” di un pugno di autori che hanno partecipato al Festival e in specifico alle sessioni di studio comune.
I brevi testi seguenti costituiscono l’alba delle risposte ai tre quesiti prima indicati. La parola comincia a correre verso la luce della poesia.

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Ma noi, qui, che stiamo facendo? Seduti in circolo in questa sala: assorti e sereni, propositivi e costruttivi, ridanciani a volte, con grandi idee che volteggiano nell’aria. Saranno queste le onde che cerchiamo? Dal lago arrivano i riflessi di fine settembre, dalla piazza sale l’odore di pesce fritto. Sul muro il crocifisso e la foto del Presidente che ci osserva rigido e composto. Al centro le bandiere: inutile sperare di vederle sventolare, non c’è vento qui dentro. Eppure sentiamo che qualcosa si è mosso, in questa sala, che qualcosa è nato. Onda, refolo, seme gettato o chissà cos’altro. Siamo noi che l’abbiamo fatto nascere: noi seduti in circolo.

Enea Roversi

     

Sirmio, visi nuovi con la buona luce negli occhi. Sirmio di mani strette, braccia tese, battiti. Sirmio, un amico canta l’amore, colma l’aria e si fa respirare. Sirmio ricorderò il padre che lancia il sasso per un sorriso bambino. Ricorderò che l’acqua non si è offesa. Ha risposto con l’onda. Ci ha detto “proseguite il moto” e così ci siamo trovati: volti, mani, voci, sassi gentili. A costruire.

Chiara Baldini

     

Ritrovarsi dopo una serie di poesie,
riconoscersi,
ri-presentarsi nella sala Catullo di Palazzo Callas, a Sirmione. Il rumore della piazza, l’autunno sul lago, ne sentiamo l’eco dentro un pensiero tondo di progetti e parole. Il contenuto, il contenitore, si dice di questo, ognuno a suo modo anche in silenzio come una matrioska di idee, una dentro l’altra da poter riaprire domani.
Così abbiamo raccontato di noi, della poesia, del lago e del mare.

Piera Anna Masia

     

La definizione sia sussurrata, dalla poesia. La dia il bambino, il più puro dei moti dell’acqua. Dica l’anima del mondo, l’anima del mondo, l’anima del mondo. Sia questa la punteggiatura che chiude il cerchio: la traccia della riva dell’onda formata. Dentro rimanga ogni cosa intatta: le parole, le note del piano. Il concerto inatteso in controluce, la voce del poeta che ci dice suo padre. Il ritratto nascosto nel libro, le nostre rosse stole a memoria.
Il lago è uno stato d’animo.

Silvia Secco

     

La specificità e la sessualità della parola presa nel dispositivo di ascolto e come supporto ritmico della città scritta sull’acqua: ecco l’ologramma di Sirmione. È l’ologramma di Sirmione oggi ad assicurare che l’immagine si ode, si scrive, si cifra e viaggia. Sicché ciascun elemento di questa città diviene elemento di scrittura: quella particolare scrittura che passa nell’oralità e che si chiama poesia. La poesia: arte del fare e del malinteso. Qui a Sirmione, la terra di Catullo, qualcosa è germogliato grazie a un gruppo di poeti riuniti, in un istante d’eternità, intorno a un banco, a un palco, a una tavola squarciati del tempo dell’invenzione, dell’arte e della cultura. Un tempo infinito e attuale che nel va e vieni della forza dell’onda è indice del ritmo della poesia secondo il suo funzionamento e il suo debordamento. Rytmos: il ritmo. Un tempo, gli antichi, lo riferivano alle onde, al modo di scorrere, di fluire dell’acqua insostanziale dello spirito. Era riferito, cioè, alla disposizione del tempo tra il passo e il piede della poesia lungo il muro del suono: il muro dell’ascolto. Un ascolto che a Sirmione ha incominciato a produrre canti, musica, versi, libri: tutte bellissime opere d’ingegno esposte e disposte tra la corda e il filo di Arianna, tra l’innumerazione e l’errore di calcolo. Tra il passo e il piede del tempo, come enuncia, appunto, Euripide poeta.

Enrico Ratti

     

Incontro, confronto, sintonia, commozione, simpatia. Diciotto persone attente e curiose si mettono in circolo. Dicono e ascoltano. Il vortice della poesia accelera i loro sensi. La spirale del pensiero è in moto. Una vertiginosa matrioska di idee e di riflessioni. L’arte del fare e del malinteso soffia. Nel ritmico silenzio che segue ogni intervento (fossero anche tre soli secondi), ciascuno dei presenti assimila il senso delle parole degli altri pellegrini ritrovatisi lungo un sentiero comune. Un cammino fascinoso, caleidoscopico, misterioso. Sempre in bilico fra luce e ombra: l’origine del dinamismo e del due generante. Luce e ombra. 0 e 1. Numeri (simboli) destinati a inevitabile moltiplicazione. Qualcosa nasce: onda, refolo, seme gettato e chissà cos’altro ancora. Piccole radici si intrecciano in un vento aurorale. Di tutti e di nessuno. Ne vedremo il frutto a venire sulle pagine del secondo Quaderno del Sirmio International Poetry Festival.

Stefano Iori

     

foto di Lina Calogera Alaimo, Enrico Ratti e Silvia Secco

 

in apertura Nosferatu, Werner Herzog, 1979

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