Sonetto per un gatto morto, inediti di Lucetta Frisa

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Sonetto per un gatto morto, inediti di Lucetta Frisa.

     

    

Animali

Lei ama il cane il gatto gli animali
perché ama il mistero
delle creature vive che non parlano
ma sanno stare accanto
guardarci legarci
a un unico tempo
senza la storia:
lei ama
i loro grandi universi
ignari
della mente rovinosa degli umani,
ama la loro divinità
irraggiungibile – orgogliosa –
fatta di pelo e piume.

***

Allarmato il gatto

Allarmato il gatto se la guarda
vibrando le vibrisse alzando l’unghia e il pelo
e il cane ringhia mostra i denti latra
come avesse l’inferno in gran dispitto
e lei potesse riprovare il timore
della sorte, quel gran bel furore
che provano tutte le creature
che si credono eterne
fino a morte.

***

Sonetto per un gatto morto

Morì all’inizio dell’estate il gatto
che fino all’ultimo cercava il sole
fu eliminato con un’iniezione
letale,piansi col veterinario
sensibile e un amico generoso
lo interrò cantando nel suo giardino
come un becchino shakespeariano.
Quel luogo non c’è più dov’è il mio gatto
tra tutti i gatti notturni bianconeri
fatti polvere senza campi elisi
ridete pure di me che piango un gatto
morto venticinque anni fa graffiando
il sole e il mio braccio ma tanto docile
per animale consenso al suo destino.

***

Per un cane

  

I

In lui l’umano
e l’animale in lei
in una carezza
si raggiungono

II

se fosse in fondo alla sua pupilla, potesse entrarci
come entrano i morti nell’aldilà
chiedendo perdono e inchinandosi
al mistero di essere ammessi,
come la luna in volo sottoterra
lei con le frasi vola e con la spiga
in bocca si volta e sente
nei gesti stranezza sente
minerale e linfa tremare
se veramente
entrasse in fondo a quella pupilla
         sarebbe brivido e sapienza.

                  

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