Sonnologie di Lidia Riviello, una lettura di Claudia Zironi

La luna, Bernardo Bertolucci, 1979_2

Sonnologie di Lidia Riviello, Ed Zona 2016: una lettura di Claudia Zironi.

    

    

Questa “recensione” ha una strana storia: lessi mesi fa l’ultimo libro di Lidia Riviello “Sonnologie” trovandoci spunti di riflessione molto interessanti e sentendomi veramente colpita dalla valenza multidimensionale del contenuto e della versificazione valutabili dall’ambito filosofico, da quello sociale e da quello sperimentalista.
Scrissi qualche nota ma non mi sentii di renderla pubblica in quanto mi pareva di avere interpretato il tutto in modo troppo legato a una mia ideologia.
Andai poi alla prima presentazione bolognese del libro, organizzata da Vincenzo Bagnoli, Lorenzo Mari e Sergio Rotino, dove l’autrice stessa fornì la corretta chiave di lettura che in effetti si discostava dalla mia.
Ora ho ripreso il libro, che merita senz’altro più di un passaggio, e… con stupore mi sono ritrovata a fare le medesime riflessioni della prima volta.
Dunque, se è vero che la scrittura è un figlio che lascia il genitore/autore e se ne va per il mondo con una propria autonomia, io, lettrice, ho deciso di restare sulla posizione e di proporre la mia interpretazione dell’opera.

     

Tutto il secolo scorso, con un apice nel ventennio ’60 – ’70, è stato pervaso di movimenti rivolti al risveglio delle menti e delle coscienze – in contrapposizione ad altrettanto potenti tentativi sistemici di controllo di massa: filosofie e religioni orientali come il buddismo, uso di droghe, filosofie materialiste, attività politica e protesta, identità di classe, creazione di collettivi e di comuni, apertura dell’ambiente accademico parevano tutti mezzi atti a condurre la civiltà occidentale verso un futuro intellettuale luminoso… poi qualcosa è cambiato o è andato storto o semplicemente ha seguito la propria naturale strada evolutiva. Il sistema tecno-capitalista, senza uso di violenza fisica alcuna, senza bisogno di particolari plateali forme coercitive, ha imposto il sonno come stato naturale delle coscienze. E tutte le situazioni di schermo, attive e passive: da internet, alla televisione, al ritmo frenetico della vita, all’istruzione, alla manipolazione del linguaggio, agli psicofarmaci, vengono utilizzate per indurre negli individui una normalizzazione onirica: sogni come del reale.

A ciò si riferisce il titolo del libro di Riviello “Sonnologie”: allo studio sistematico dei modi migliori per ottenere la totale soppressione dello stato di veglia in favore di un sonno pilotato:
“una volta si sognava senza produrre // l’istituto chiede di amministrare mitologie utili per questo sistema”.

“Sonnologie” di Lidia Riviello, ed. Zona 2016, è un poema epico, felicemente scevro di componenti elegiache e liriche, dove un popolo di “clienti” e “utenti” consumatori è oggetto del compimento del disegno dell’ “istituto” (il sistema) e dove eroe e antieroe insieme è, simbolicamente, il genio della robotizzazione del tracciamento Sebastian Thrun le cui gesta ricorrono spesso nel poema, finché di lui apprendiamo che “non risponderà alle e-mail / vive dove nevica sempre” a sancirne la natura oltreumana e l’appartenenza al mito: Thrun non vive sulla Terra bensì, come si conviene a un semidio, in un mondo superiore e inarrivabile per gli “utenti”.

Un’ambientazione che troviamo ricorrente nel libro è quella di un mezzo di trasporto, un treno di metropolitana senza conducente: è il nostro sistema tecno-capitalista che ormai non ha più bisogno alcuno dell’uomo per autoreplicarsi e autosostenersi, infatti oggi dare un nome di persona al “re del mondo”, al “padrone del vapore” è praticamente impossibile. Abbiamo perduto il controllo della “creatura” e ora è lei che controlla noi impartendo inediti comandamenti divini:
“non desiderare il pensiero d’altri in movimento // manca il conducente, / attraverso la velocità non si sente se poi / la macchina frena, la storia finisce in motore. // la specie se la lasci riflettere determina il controllo della velocità, / non condiziona la finale della partita, // dai vetri fissati in previsione di una tautologia addensante scompare / la definizione di conducente.”

Ed è il momento della decadenza dell’umanità:
“è il turno dei topi / eccitati per l’acciaio e per l’assenza dell’uomo alla macchina.”

In questo ambito di analisi sistemica e psicologica, altri concetti piuttosto inquietanti, che vengono affrontati da Riviello, sono quello dell’immagine o memoria collettiva:
“perchè non puoi più vedere nell’immagine la somiglianza // … // la rapina in banca è / la scena intatta, quella che dovremmo saper fare a memoria // mentre non lo ricordiamo mai.”;
quello della manipolazione del linguaggio:
“cliente… / lamenta / un allontanamento dal significato diagnosticato anche dall’infermiera / intenerita dallo slogan dormire meglio dormire tutti”;
e quello dei nuovi valori sociali (con una citazione ungarettiana):
“si sta nella vita sapendo che l’abbronzatura / precede la morte”.

Della scrittura di Riviello si ammira la precisione, la raffinatezza dello scorrere leggero del suono in un accostamento sapiente delle parole in assonanza. E anche la loro disposizione sul foglio è frutto di uno studio estetico rivolto a evocare, in una sorta di installazione artistica, i vuoti che il lettore è chiamato a riempire.

Il libro si conclude con piccole prescrizioni e note di speranza, da “come impero si disfa come casa si dimentica” in poi… come se l’autrice intravedesse un qualche spiraglio per accettare o per sfuggire a questa caverna platonica a doppio strato.

niente si fa immagine quando persiste la meditazione delle masse
calde a declinare  la fine degli ormeggi,  dell’invecchiamento delle
forze di coriolis.

le tessere del domino sono anche dette ossa nella festa delle
mutazioni.

    

non è detto che l’intero pomeriggio del mondo sia davvero una
digitalizzazione di uno stato d’animo, o della mancata visita degli
altri alle nostre immagini speculari.

    

meglio dormire su bordo piscina, se fosse davvero il tuo momento

                                il cloro disinfetta splende

    

resta sul punto lacrimale la rimessa in moto d’uno stupor per ora
appena sgranato.

    

copertina
in apertura La luna, Bernardo Bertolucci, 1979

3 thoughts on “Sonnologie di Lidia Riviello, una lettura di Claudia Zironi”

  1. Complimenti cara amica per questa tua lettura.
    Devo riconoscere che quando mi è capitato di leggere questi testi non sono stato capace di afferrarli come invece hai fatto tu Claudia, e da qui riconosco che una buona critica può sempre servire ed aiutare a capire meglio un testo.
    ti ringrazio

  2. Il mito ci aiuta a capire i fenomeni della contemporaneità. Una delle figure-simbolo dei nostri tempi è Endimione – su cui Keats scrisse versi indimenticabili – che preferisce allo scorrere della vita l’addormentarsi per sempre pur di rimanere giovane e bellissimo. Uno degli affari del secolo sarà sicuramente l’ibernazione che negli Stati Uniti di Trump sta facendo già vari proseliti. M’interessa la poesia di Lidia Rivello perché è narrativa, non intimista e capace di inventare nuovi mitologemi. Grazie a Chiara Zironi per l’indicazione e la chiave di lettura.

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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