Spergiurare che si risiede lì da sempre, poesie di Mara Cini con una nota di R. Pierno

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Spergiurare che si risiede lì da sempre, poesie di Mara Cini con una nota introduttiva di Rosa Pierno.

 

Lomogram_2018-04-06_09-09-14-Mara Cini è nata e vive a Lagune di Sasso Marconi. Ha studiato all’Istituto d’arte e al DAMS di Bologna.
Collaboratrice di storiche riviste sperimentali come “Tam Tam” diretta da Adriano Spatola e Giulia Niccolai, “Mini” diffusa nel mondo da Franco Beltrametti, “Il poesia illustrato” di Corrado Costa, è da tempo redattrice di “Anterem” (http://www.anteremedizioni.it/).
Ha partecipato a letture e incontri di poesia (tra gli altri “romapoesia” e Biennale di Venezia) e a collettive di scrittura visuale.
Ha pubblicato: e film introverso e film chimico (il periplo, 1976); Scritture (North Press, 1979) ora visibile su http://www.gianpaologuerini.it/b_aboutyou/2_guests/pdf/cini.pdf; La direzione della sosta (Tam Tam, 1982), Anni e altri riti (Anterem, ”Premio Lorenzo Montano”, 1987), Dentro Fuori Casa (Anterem, 1995) Specchio convesso, con Rita Degli Esposti e Paolo Mazzucchelli (Anaeditrice, 2006) ; racconti in: Narratori delle riserve a cura di Gianni Celati (Feltrinelli, 1992), Racconta 2 (La Tartaruga, 1993) e diversi lavori di microeditoria “artigianale” .
Recentemente la Chicago Quarterly Review ha pubblicato traduzioni di sue poesie a cura di Olivia Sears, l’Atelier InSigna ha realizzato libri d’artista con suoi frammenti testuali.

    

Nei frammenti poetici di Mara Cini, il respiro sembra l’unico collante fra le schegge visive che si si succedono lungo la linea dei versi. La realtà si percepisce soltanto focalizzando alcuni punti, parti, zone parziali: mai la totalità è sullo sfondo. A tal punto che essa è convocata tramite la parola “insieme”, quasi a rimarcare la sua artificiale presenza nella scrittura. Se ci sono oggetti, essi sembrano essere ritagliati, come lo sono certi profili in bianco e nero in uso nel Settecento. Anche il loro elenco, il loro assieparsi, non forma una molteplicità. Essi non tessono relazioni fra di loro, tutt’al più forniscono indicazioni sul contesto, in questo caso è la campagna. Il tempo è sicuramente la linea di scorrimento sulla quale le immagini parziali trascorrono, ma è solo una successione, non un ordinamento di senso. Da nulla non può conseguire nulla. Se le foglie “chiamano dal fosso / nell’eco degli allora”, non crediamo conseguano alcuna risposta. Slegata che appaia la realtà dal senso, è il soggetto che cerca di conseguire un significato relando ciò che appare come parte residuale oppure totalmente priva di legame. Le azioni sono ciò che di più concreto vi sia perché appartengono al soggetto, il quale è calato nella scena, e la presenza degli utensili, se ne determina i movimenti, non riesce tuttavia a essergli utile per fondare alcunché. Il tempo scorre, ma può essere un’illusione, visto che la persona presente sulla scena potrebbe “spergiurare”che “risiede lì da sempre”. La nitidezza con la quale gli oggetti si fissano nella retina del lettore, sembra confermare la loro natura imprendibile e incollocabile, quasi ingestibile. Unica certezza l’io lirico – seppure bersagliato da visioni fugaci, frammentarie, irrelate – il suo respiro cadenzato e calmo. RP

Vi proponiamo alcune poesie dalla raccolta inedita “Altri frammenti”:

      

nel solco dei pensieri // foglie staccate ballano
con i respiri dell’insieme

muovono a dorso di diavolo // chiamano dal fosso
nell’eco degli allora

*

giunchi // a tardo inverno
potare e piegare

lana dell’alba // lana grigia

grasso rappreso
pane
catino
giubba

ora una barriera di salici resta
sulla carraia

a tratti nello specchio
mi fissa la strada

*

impudente convinzione di bronzo fuso

per finire nella nera roccia
nel corno di uno zoccolo in corsa

spergiurare che si risiede lì
da sempre

*

          

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opera di Maurizio Caruso

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